Il Contributo di Sergio Criminisi

acamante abbraccia fillide sergio criminisi
Raffigurazione di Acamante che abbraccia FIllide ormai trasformata in albero – Sergio Criminisi 2018
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Mototurismo in Sicilia: scopriamola con Valentina Bertelli!

valentina bertelli in sicilia

mototurismo in sicilia con valentina bertelliGirare la Sicilia in moto è, per ogni biker che si rispetti, un must.

 

Separata dal “continente” non solo geograficamente, la Sicilia è una terra meravigliosa e eterogenea che passa dalle località balneari ai panorami appenninici alle città barocche.

 

Arrivare in Sicilia non è semplice, se si soffre il mal di mare!

 

Le possibilità per imbarcarsi non mancano e Napoli, per chi viene dal centronord o dall’altra costa, resta un porto relativamente comodo, specialmente se si vuole approdare immediatamente a Palermo, com’era nei miei piani.

 

Palermo: Prima Sedes, Corona Regis et Regni Caput!

 

Oltre la città, sede tra l’altro di meraviglie quali il Palazzo dei Normanni che ospita il Parlamento Siciliano o i Quattro Canti o, ovviamente, la sua Cattedrale, questa città si distingue anche per l’hinterland. D’obbligo una gita a Mondello ma anche sui monti che cingono città. Il Pellegrino, ad esempio, o il Grifone: e le curve, si sa, sono il pane quotidiano degli amanti delle due ruote.

valentina bertelli mangia una arancina in siciliaDa un punto di vista puramente gastronomico Palermo si distingue dal resto dell’isola per la “arancina”, contendendosene la paternità, specialmente, con Catania, il cui derby non si ferma solo a questo né, tantomeno, alla querelle lessicale e geometrica di tale prelibatezza: femminile e tonda, nel primo caso; maschile (arancino) e conico – che si mangia con la punta rivolta in giù – nel secondo.

 

E se di curve si vuole parlare, non c’è spunto migliore che rivolgersi a est, proprio verso Catania; la si può raggiungere percorrendo l’autostrada e, da buoni motociclisti che si dica, la prima tappa orientale è fuori discussione!

 

Quindi via verso l’Etna, la cui anima sobbolle ancora.

 

Ricordando Pindaro: « …l’Etna nevoso, colonna del cielo / d’acuto gelo perenne nutrice / lo comprime. / Sgorgano da segrete caverne / fonti purissime d’orrido fuoco, / fiumi nel giorno riversano / corrente di livido fumo / e nella notte rotola / con bagliori di sangue / rocce portando alla discesa / profonda del mare, con fragore».

 

Meta degli avventori è, decisamente, il Rifugio Sapienza dove poter sostare e godere un momento di relax.

 

Da qui ci si può voltare e raggiungere facilmente i Crateri Silvestri:  due coni piroclastici alle pendici del vulcano.

 

Per chi cerca una visione più completa della zona, è consigliabile ridiscendere il massiccio dal versante opposto, passando per il Parco Naturale dell’Etna e imbattendosi in Zafferana.

 

Continuando il percorso sulla costa orientale della Sicilia non si può non voler raggiungere la splendida Taormina: città collinare nota per il teatro greco-romano sito archeologico di spessore e “teatro” di eventi poliedrici e interessanti.

 

La bellezza della città e il panorama che offre l’hanno eletta, un tempo, meta importante del “Grand Tour”.

Oggi resta una meta affascinante anche per il mondo cinematografico, che l’ha utilizzata spesso per le proprie riprese.

Restando sul litorale, godendo delle immense bellezze che si incrociano, è possibile proseguire su una strada panoramica che porta, facilmente, ad un’altra perla: l’Isola Bella.

Che, nei momenti di basse maree, rivela la sottile lingua di terra che la unisce alla spiaggia rendendola, di fatto, una penisola.

Scenografico visitarla al tramonto, specialmente risalendo sulla strada maestra e osservandola da lontano, se fortunati al chiaro di luna.

E se la luna regala un po’ di magia, viene naturale ricordare il mito che avvolge la zona!

Se l’Etna era considerato la Fucina degli dei, dove Efesto con i Ciclopi forgiava armi, monili e accessori preziosi, non può mancare una visita ad Aci Trezza dove proprio uno di cotesti Ciclopi, Polifemo, scagliò i famosi “sassi” contro “Nessuno” – Ulisse – regalandoci uno dei più bei scenari marittimi: i faraglioni antistanti la città.

 

Città che anche il Verga ha omaggiato nel celeberrimo romanzo I Malavoglia e che tutti ricorderanno con gratitudine poiché è proprio qui che, il cuoco Francesco Procopio dei Coltelli, pare abbia inventato il gelato.

Descrivere le emozioni che si provano girovagando per questa stupenda terra è difficile.

 

Anzi: impossibile. Le sue peculiarità e le sue contraddizioni, la sua posizione, crocevia di culture la rendono lontana ma vicina a tutto.

Il Mediterraneo che la avvolge offre vedute, profumi e odori che rasentano esperienze extrasensoriali mistiche e irripetibili.

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Le Tradizioni Popolari Ed Il Mondo Giovanile

gruppo folkloristico ospite del festival i bambini del mondo

gruppo folkloristico gergent davanti il tempio della concordiaLa Sicilia terra d’amuri e di speranza disperata, di travagghiu.

Ricca con i suoi colori, i suoi profumi ingenti di atavica  bellezza: il pane cunzatu; i purcciddati freschi che profumano di arancia; i mastazzola che sanno del vino primitivo della prima annata; i filari di nero d’avola scuro come il sangue che scorre dentro alle vene, fuoco che arde; gli ulivi e la loro maestosità, possanza che sovrasta l’anima; le distese bionde di grano che riflettono al firmamento.

 

E poi, lui: il mare. Una distesa infinita di blu cobalto che intreccia il suo raccontarsi a quello del sole che lo sovrasta e lo riscalda perpetuamente, non conoscendo fine questo immenso calore.

 

Terra di tradizioni sacre e profane, e di uno allegro folklore annunziatore alle genti: «l’unione dei popoli è vicina , l’incontro dei cuori stranieri sotto ai piedi magnificenti della concordia è prossimo».

 

Agrigento e la sua inconciliabile anima: Uno, nessuno, centomila, desideri, speranze, sognante tristezza di essere e apparire.

 

Ma proprio l’ inconciliabilità dell’essere la rendono unica, luogo privilegiato alle moltitudini di genti: greci, romani, arabi, normanni, Akragas e poi Agrigentum e ancora Girgenti e poi Agrigento.

 

Quotidianamente siamo sopraffatti dal caos movimentato di notizie che freneticamente ci soggiungono da ogni angolo della terra, siamo sempre stanchi e desiderosi di un desiderio già tramontato; dimenticando quali sono i veri valori della vita, quali i principi fondanti e portanti della nostra esistenza.

 

gruppo folkloristico gergent davanti il tempio della concordiaSembra proprio che le tradizioni popolari, di lontano e suggestivo splendore, abbiano lasciato questa terra, l’abbiano privata del suo capo lasciandola in balìa del progresso, arrampicatore sociale e manovratore delle menti umane.

Soprattutto il mondo giovanile, primo alleato dei social network, di internet, conosce realmente le risposte ad alcune domande?

Il perché alcune tradizioni e usanze, vengano portate avanti da anni e di anno in anno?

Ecco allora uno dei motivi chiave, che hanno condotto il presidente del gruppo folkloristico Gergent, Claudio Criscenzo, a maturare l’idea che anche i più giovani, anzi soprattutto loro, dovevano caricarsi sulle spalle il peso prezioso delle arti, dei riti, dei mestieri, degli usi e dei costumi del popolo siciliano e nella fattispecie agrigentino, facendolo proprio e quale primo insegnamento da trasmettere alle successive generazioni.

Nel 2001, con la dedizione e la caparbietà che lo contraddistinguevano, insieme al sostegno giovane e appassionato del figlio Luca; Criscenzo, creò una seconda unità all’interno dell’associazione culturale, ovvero quella giovanile; formata da bambini di diversa età, compresa tra i 5 e i 15 anni.

La sezione giovanile vuole essere una vera e propria fucina di folklore e di tradizioni popolari per i bambini e gli adolescenti: futuro del dì venturo. La parola folklore, deriva dal riuscito accostamento di due termini inglesi: “folk”, che significa popolo, e “lore” che invece indica il sapere, il complesso di tradizioni o di notizie, di credenze che fanno parte del patrimonio culturale di una data nazione.

Per diffondere e mantenere vive le tradizioni, è bene inculcarle, prima di tutto, nei cuori delle menti più giovani, affinché queste rivivano nei secoli avvenire.

gruppo folkloristico gergentSenza i bambini e senza i giovani dall’altra parte non avremo modo di pensare e di sperare in un domani migliore e pregno della nostra primitiva, ancestrale, cultura popolare.

Il folklore è l’anima pulsante di un popolo, che attraverso le sue manifestazioni sacre e profane, i suoi riti e le sue feste, sa ripercorrere la storia e coglierla nella sua fervida vitalità.

Noi siamo parte integrante di un tutto che c’è stato trasmesso e che abbiamo ereditato, noi gente umile (dal lat. humĭlis, der. di humus ‘terra’) che ha fatto e fa della terra il pane quotidiano, siamo portati a vivere certe tradizioni, poiché parte essenziale di quel patrimonio etico, morale, culturale ricevuto dai nostri avi: tesoro di vita che deve essere tutelato e trasmesso ai posteri.

E chi meglio dei bambini può essere la fonte da cui attingere nuova linfa vitale, i bambini di ogni grado e ordine di grandezza che sanno guardare alla bellezza con gli occhi di chi ancora sa sognare e sperare.

Approcciarsi a questo mondo così lontano e “tradizionale” sta diventando sempre più difficoltoso e problematico.

Oggi si tende ad avere ed a cercare altro, piuttosto che approcciarsi al sapere di una vecchia canzone popolare, di un ballo o di una festa tradizionale.

La sezione giovanile del gruppo folklorico Gergent, vuole appunto trasmettere questi valori; con tutti i sacrifici, gli impegni, le fatiche che ne derivano.

Fare del gruppo unione e solidarietà, amicizia e fratellanza, laboratorio attivo di folklore, dove solo la passione, la semplicità, l’umiltà, il sapere popolare prendano il sopravvento.

Sardegna, Friuli Venezia Giulia, Austria, Calabria, Spagna e Grecia sono solamente alcune delle mete visitate in questi anni ed in cui la sezione giovanile ha sempre dato prova di ottima competenza, lasciando impresse nei cuori della gente, l’allegria del folklore agrigentino.

I giovani le nuove menti del futuro, i nani sulle spalle dei giganti, che vestendosi delle antiche tradizioni instaurano un connubio perfetto tra passato e futuro.

La consapevolezza della loro potenzialità, a salvaguarda di un patrimonio immateriale quale le tradizioni popolari, portarono l’allora presidente del gruppo Gergent, Claudio Criscenzo, con la coadiuvazione di Giovanni Di Maida, oggi presidente onorario della manifestazione, all’ideazione di un festival internazionale di bambini nella sua amata Agrigento, dando così ancor più spazio alle nuove leve.

Il “festival internazionale i bambini del mondo” giunto oramai alla sua 18^ edizione, coniuga perfettamente il folklore con la promozione umana e sociale, ponendosi quale obiettivo la promozione dei valori della pace e della fratellanza.

La manifestazione che è solita aprire la festa del mandorlo in fiore, nel corso delle varie manifestazioni ha ottenuto e raggiunto unanimi consensi, divenendo a tutti gli effetti parte integrante e fondante della kermesse agrigentina.

Dopo il riconoscimento dell’Unicef che l’ha nominata «Ambasciatrice di pace nel mondo», ha anche conseguito, per la seconda volta consecutiva, quello dell’Unesco, in particolare della commissione nazionale italiana.

Insigne riconoscimento dunque al festival che oggi vanta di essere unico per fascino e bravura dei gruppi partecipanti provenienti da ogni angolo della terra. Quest’anno il festival internazionale, promosso dall’Aifa, dall’ente parco Valle dei Templi, dal comune di Agrigento e patrocinato da Unesco e Unicef , accoglierà ben otto gruppi internazionali, provenienti dalla Calmucchia, dalla Costarica, dall’India, dal Kazakistan, dalla Lituania, dalla Russia e dalla Slovacchia.

La manifestazione prenderà il via il 2 Marzo e si concluderà il 7 Marzo.

Credere fortemente nelle proprie tradizioni, nei valori del folklore, portarle avanti, significa credere nel passato, interpretare adeguatamente il presente, costruire prudentemente il futuro.

Troppo spesso dimentichiamo la grande eredità che abbiamo ricevuto e la grande responsabilità di trasmetterla ai posteri.

Alla bellezza non c’è e non ci sarà mai fine, dobbiamo solamente imparare a riscoprirla ed a riviverla; dall’altra parte: «Al cor gentil rempaira sempre amore».

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La Sagra quando abiti al nord

partecipante alla festa del mandorlo in fiore

Quando arriva Pasqua pagherei oro per farmi una bella cantata di “Ah, si versate lacrime” davanti la Chiesa di San Domenico.

 

D’estate, manco a dirlo, i pensieri sono tutti occupati dal mare, le spiagge e San Leò.

 

A dicembre mi mancano le novene di Natale e i panini cà meusa. Ma anche le giocate a carte con amici e parenti e le passeggiate al Lungomare, le mattine di gennaio, che c’è ‘u beddru suli cà veni u còri.

E poi c’è febbraio, che è sinonimo di mandorli fioriti e di Sagra.

 

Manco da 17 anni da Agrigento. Anzi, dal mio amato Villaggio Peruzzo, luogo che cito non solo per amore ma anche perché era un posto strategico adibito, all’epoca, al parcheggio dei bus dei gruppi che venivano da tutto il mondo.

I miei ricordi legati alla Sagra del Mandorlo in Fiore sono tanti e belli sapuriti.

Avevo 18 anni e una compagna di liceo che ballava in un gruppo folkloristico (Ciao Valeriù!).

Ci faceva entrare gratis agli spettacoli al Palacongressi e ci forniva i programmi dettagliati della manifestazione.

Quella settimana, quella della Sagra, per me e le mie amiche, era tutto un correre e prepararsi per assistere ai vari spettacoli in giro per la Città.

Era una festa e noi, giovani spettatrici, allungavamo l’occhio sia per gli aitanti e stranieri ballerini che per i fa-mo-sis-si-mi accompagnatori che, generalmente, erano i ragazzi più beddri e più “famosi” di Giurgè.

Dove te la vedi la fiaccolata?” Noi ci mettevamo sempre al curvone tra via Callicratide e via Manzoni.

Che li, i gruppi , abballàvano sempre. E come non pensare allo spettacolo finale ai templi. Dal Villaggio Peruzzo partivamo a piedi . Che il traffico, fino ad Annense , era chiuso.

Era una festa anche per questo. Non capitava di poter godere della bellezza della campagna di quel tratto di strada sempre tanto trafficato.

Mentre scrivo mi è venuto un poco di allammicu.

E non solo perché ho appena messo mani a ricordi che non credevo di avere più.

Mi è venuta nostalgia, come spesso accade, perché quando io ad Agrigento ci vivevo non apprezzavo come avrei dovuto quello che avevo.

Sagra compresa. Lo so, ogni anno, sui social (benedetti per chi vive lontano da casa!), è tutto un “La Sagra non è più quella di una volta” o “Schifio, 4 gruppi fitùsi”.

Sapete che c’è?
Beati voi.

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Il fondatore: Claudio Criscenzo

il fondatore claudio criscenzo

claudio criscenzo conferenza stampaClaudio Criscenzo, classe 1952, fu promotore e cultore della tradizione siciliana e in particolare di quella agrigentina, prematuramente scomparso nel gennaio del 2011, fu ideatore e organizzatore del festival “I Bambini del mondo”, manifestazione che da 18 anni a questa parte precede l’inizio della Festa del Mandorlo in Fiore ad Agrigento.

Claudio Criscenzo fu un volto noto in città grazie alla perdurante attività nel campo artistico, in generale, e folklorico in particolare, iniziata sin dalla fine degli anni ’60 del secolo scorso.

 

La sua carriera artistica ebbe inizio all’età di 16 anni, esordendo come ballerino nel gruppo folklorico “Val d’Akragas” con il quale partecipò alla Festa del Mandorlo in Fiore del 1969, vincendo il Tempio d’oro.

 

Inoltre sempre con il Val d’Akragas effettuò diverse tournée in Europa.

 

Il suo amore per l’arte in generale lo condussero anche per altre strade, difatti nel 1973 recitò come attore protagonista con la compagnia “R. POLITI” la commedia “Liolà”, che fu riproposta in numerose repliche. Successivamente, nel 1976, entrò a far parte del gruppo folklorico “Valle dei Templi”, del quale dopo poco tempo divenne coreografo.

claudio criscenzo in costume tradizionale sicilianoCon il gruppo “Valle dei Templi” partecipò a numerosi festival internazionali, quali quelli di Aviano, Tarcento, Trento, S.Pellegrino, Bergamo, Friburgo (Svizzera), Malta, Billingham (Inghilterra), Frankfurt (Germania).

La passione per il ballo e l’impegno costante in campo artistico culturale lo indussero ad intraprendere sempre nuove esperienze; così alla fine degli anni ’70 entrò a far parte della compagnia del Prof. P. Flora, come ballerino, cantante e coreografo nella commedia musicale “Nela e Sahabin” partecipando a numerose tournée e prime nazionali.

Partecipò altresì alle trasmissioni televisive “Domenica in” e “Permette cavallo” con Renato Rascel.

Con la stessa compagnia effettuò degli spettacoli in Tunisia e Polonia.

Nel 1985 venne chiamato a dirigere artisticamente il gruppo folklorico “Città di Favara” con il quale prese parte a degli spettacoli nella ex Jugoslavia, ed a numerose tournée, tra le quali si ricordano quelle in Extremadura (Spagna), Avignone (Francia), Aviano.

Con lo stesso gruppo partecipò a diverse edizioni della Festa del Mandorlo in Fiore.

Criscenzo, inoltre, intorno alla fine degli anni ottanta partecipò come coreografo ad una tournée in Canada con il gruppo “I cumpari ragunisi”.

Sempre nelle vesti di coreografo collaborò con altri gruppi siciliani, ed in particolare con quello di Alcamo, di Godrano e con il “Gazzarra” di Caltavuturo (Palermo) del quale curò l’aspetto artistico e nello specifico coreografico.

Sempre negli anni ottanta, Claudio Criscenzo, divenne un associato dell’Unione Folklorica italiana: struttura costituita ufficialmente nel febbraio 1984 da undici Gruppi italiani di lontana tradizione folklorica con l’intento e il desiderio di valorizzare e mantenere le tradizioni popolari nel campo della musica, del canto, dei costumi e della danza, presentando la ricchezza incommensurabile delle varie regioni italiane. Grande amante della vita e delle tradizioni popolari, Claudio Criscenzo, vi aderì senza remora, divenendone dirigente nazionale.

 

Nel 1989 assunse la carica di direttore artistico del gruppo “La Vallata” con il quale partecipò nel 1990 al Festival di Ozdere (Turchia) e nel 1991 al festival di Pitesti (Romania), riscuotendo grande successo di pubblico. Sempre nel 1989, organizzò, curandone la direzione artistica, la Sagra dell’uva italia di Canicattì (Agrigento).

Nel Marzo del 1990, nelle vesti di dirigente nazionale dell’UFI organizzò ad Agrigento il Congresso Nazionale UFI ed un convegno dal tema: “Tradizioni popolari, evoluzione senza frontiere”.

Dopo vari anni di impegno personale in eventi culturali, manifestazioni e vari progetti, finalmente nel 1992 venne fondata da Criscenzo “l’Associazione Culturale Gergent”, attualmente guidata dal figlio Luca, in qualità di presidente e coreografo, e consigliere nazionale UFI.

 

Con il gruppo folklorico “Gergent” Claudio Criscenzo partecipò nelle vesti di direttore artistico e presidente a numerosi festival internazionali: Marconia (Basilicata), Mosca (Russia), Nuova Rhuda (Polonia), Gjion (Spagna), Izmir (Turchia), Evros (Grecia), Udine (Friuli), Pontelandolfo (Campania), Katowice (Polonia), San Luis Potosi (Messico), Castrovillari (Calabria), Santarem (Portogallo), Suessen (Germania), Lublin (Polonia), Macerata (Italia), Sardegna (Italia), Sharm El-Sheik (Egitto), Udine-Pordenone-Aviano-Lignano sabbia d’oro-Trieste (Italia), Klagenfurt (Austria), Hammamet (Tunisia), Syzran (Russia), San Francisco (California).

Grazie ad una grandissima passione per la musica popolare Criscenzo ideò ed organizzò molte manifestazioni culturali e musicali. Nel 1993 fondò il gruppo di musica popolare “Siciliaecantus”.

claudio criscenzo che suona la chitarraNel 1994, ricevette la regia degli spettacoli interni alla Festa del mandorlo in fiore, organizzando,  con l’incarico di direttore artistico la I^ “Rassegna della musica popolare”.

Sempre nel 1994 partecipò come musicista alla “Borsa Internazionale del turismo” (Milano) e, come ospite, con il proprio gruppo musicale “Siciliaecantus” alla trasmissione televisiva di CANALE 5 “Ciao Italia”.

Claudio Criscenzo, uomo di grandissimo spessore e di eclettica levatura, nello stesso anno organizzò la “Mostra dello strumento musicale popolare” ed un convegno dal tema “Lo strumento musicale popolare- metodi di studio e di ricerca”.

Nell’ottobre del 1995 organizzò in veste di direttore artistico la IIa “Rassegna di musica popolare”.

Nel 1997 fondò il gruppo “ANTARES Latino” curandone la produzione e la direzione artistica e l’immagine nonché le tournée estive in tutto il meridione d’Italia fino al 2002.

Dal 1997 iniziò altresì ad occuparsi dell’immagine di gruppi e musicisti della realtà siciliana dedicandosi alla loro promozione. Nello stesso anno collaborò alla realizzazione della manifestazione “Scuola, Musica e….Dintorni” con Mogol e Lavezzi.

Nel 2000 organizzò diverse manifestazioni di grande valenza culturale come “Poesia & Musica” e “Mostra dell’Ambiente Sottomarino”.

Per circa 15 anni inoltre, Claudio Criscenzo collaborò alla realizzazione della rassegna dello strumento musicale popolare di Licata.

Fortemente appassionato, iniziò a collezionare diversi strumenti popolari; così nella sua collezione personale si contano oggi più di 400 strumenti musicali popolari provenienti da tutte le parti del mondo.

Attraverso detta collezione venne realizzata la  “Mostra dello strumento musicale popolare”, ancora oggi itinerante  in tutto il territorio regionale siciliano. Il fascino incondizionato per la musica, lo spinsero così a produrre due lavori discografici dai titoli: “Siciliaecantus” e “‘Nndonia – Canti e Musiche di Sicilia”.

Le varie esperienze in ambito folklorico lo portarono, nel 2001, ad intraprendere un percorso dedicato ai bambini, ampliando in questo modo l’associazione culturale Gergent, con la sezione giovanile compresa tra i 5 e 15 anni.

Criscenzo capì, dunque, giocando in anticipo, che i bambini erano non solo il patrimonio culturale del futuro che bisognava tutelare, ma allo stesso tempo, scrigno perfetto in cui conservare le tradizioni del nostro passato.

Nacque in tal modo, insieme all’amico Giovanni Di Maida, oggi presidente onorario della manifestazione, l’idea di creare un festival internazionale di folklore giovanile, inserito all’interno della kermesse agrigentina del mandorlo in fiore; con al centro appunto i bambini, perfetti testimoni e messaggeri di pace e fratellanza nel modo.

Un festival che potesse quindi coniugare il folklore con la promozione umana e sociale, per la difesa dei diritti dei minori.

Oggi, il festival internazionale “I bambini del mondo”, giunto alla sua diciottesima edizione, ha ottenuto, dopo quello dell’Unicef che li ha nominati «Ambasciatori di pace nel mondo», il riconoscimento dell’Unesco.

La prematura scomparsa di Claudio Criscenzo, il papà dei bambini del mondo, ha indubbiamente lasciato un peso che non è di poco conto; la sua partecipazione attiva in città, il suo amore per la cultura popolare, la musica e il folklore lasciano in noi un grande vuoto ma allo stesso tempo un grande insegnamento: bisogna vivere la vita e tutte le sue amabili sfaccettature con passione e determinazione.

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Come Non Perdersi Nel Centro Storico Di Agrigento

porta di ponte ad agrigento

Il centro storico di Agrigento, con i suoi caratteristici vicoli stretti, i cortili, le scalinate e le piazzette, ha una struttura urbana tipicamente araba fra le meglio conservate in Sicilia, anche se le più antiche emergenze architettoniche risalgono al periodo normanno.

 

Esso si sviluppa sulla sommità occidentale della collina dell’antica Girgenti e risale all’età medioevale; molti edifici (chiese, monasteri, conventi e palazzi nobiliari) risalenti a questo periodo sono ancora ben conservati.

 

È sorto per necessità difensive, logistiche e commerciali, grazie alla vicinanza del porto.

 

Infatti, gli abitanti dell’antica Akragas, minacciati dall’invasione musulmana e a causa dell’eccessiva vicinanza delle antiche mura troppo estese e quasi vicine al mare, si trasferirono sul colle occidentale dell’acropoli, dove costruirono un castello e delle mura attorno alla città medioevale che poi prese il nome di Girgenti, creando, quindi, una fortezza.

 

Il centro storico di Agrigento occupa un’area molto estesa e ricca di edifici da vedere; ma in questo labirinto urbano di arte e cultura per il turista, nuovo del luogo, potrebbe risultare facile perdersi, soprattutto se non possiede delle mappe dettagliate e precise.

Per questo, in questo caso, è consigliabile avere con sé la guida completa delle mappe di Google, strumento utile che consente di non perdersi nulla di questo suggestivo luogo.

 

Per non smarrirsi occorre anche focalizzare bene quali sono gli edifici assolutamente da vedere, in modo da dedicare particolare attenzione a quelle significative testimonianze dell’arte arabo-normanna che sono ancora in ottimo stato.

 

Una tappa fondamentale è rappresentata sicuramente dalla cattedrale di San Gerlando, che si trova nella parte alta della città ed è stata fondata alla fine dell’ XI sec. da San Gerlando che fu il primo vescovo dopo la dominazione musulmana e patrono della città.

Inizialmente consacrata alla Madonna Assunta, presenta una perfetta fusione di vari stili poiché ha subito numerosi rimaneggiamenti in periodi diversi.

È preceduta da un’ampia scalinata e presenta un massiccio campanile del 1470 costruito dal canonico Giovanni Montaperto.

Essendo sorta su una zona a rischio frane, per scongiurare possibili ulteriori pericoli non vi si celebra più messa.

Accanto alla Cattedrale vi è la settecentesca Biblioteca Lucchesiana che custodisce numerosissimi e pregiati volumi. Pregevoli sono anche il Palazzo Steri, sede del seminario, e il palazzo vescovile.

Poco distante si trova la Chiesa di Santa Maria dei Greci, così chiamata perché originariamente di rito greco-cattolico.

Venne costruita sulle rovine del Tempio di Atena, risalenti al VI sec. a. C.: in un tratto del passaggio sotterraneo sono visibili i resti del basamento, mentre parte del colonnato è inglobato dalle mura della chiesa.

Altro edificio imperdibile è il Monastero di Santo Spirito che fu fondato dalla famiglia Chiaramonte alla fine del XIII secolo.

All’interno della chiesa è possibile ammirare gli stucchi dello scultore palermitano Giacomo Serpotta, sul chiostro quadrangolare dell’adiacente monastero vi sono eleganti finestre e portali chiaramontani. Inoltre, le suore dell’abazia sono note per la produzione e la vendita di dolci tipici, soprattutto il cous cous dolce, una specialità a base di pistacchio.

Da visitare anche il convento dei Domenicani che si trova in Piazza Municipio, accanto al Palazzo dei Montaperto, e che fu adibito a Municipio nel 1869. Esso fu il primo convento dei frati Domenicani, dopo il trasferimento da un altro convento del quartiere del Rabato.

Di fronte al palazzo del Municipio si trova l’ex Convento dei Padri Agostiniani, oggi ristrutturato e adibito a Museo Civico.

Un altro pregevole esempio di architettura religiosa è quello del Convento Chiaramontano dei Francescani Minori che è annesso alla monumentale Basilica dell’Immacolata o di S. Francesco d’Assisi; notevole è il portale dell’Aula Capitolare affiancato da due eleganti bifore.

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Festa Del Mandorlo In Fiore 2018 E Patrimonio Immateriale Unesco, Un Binomio Vincente

La Festa del Mandorlo in Fiore 2018 si avvicina e già molti iniziano a porsi varie domande su come verrà strutturata questa nuova edizione, quali saranno i gruppi locali, nazionali e internazionali partecipanti, quali le location effettivamente coinvolte e cosa si cercherà di valorizzare, in modo particolare, rispetto all’edizione passata.

Nello specifico, una domanda intelligente potrebbe essere quella riguardante la possibile scelta di puntare, come già è stato fatto quest’anno, o meno sulla valorizzazione di ciò che fa parte del patrimonio immateriale dell’Unesco.

Infatti, l’Unesco, oltre a tutelare i siti patrimonio dell’umanità che rappresentano cose tangibili, ha inserito in un apposito elenco i patrimoni orali e immateriali dell’umanità che sono espressioni della cultura immateriale del mondo, quindi le antiche tradizioni che spesso sono tramandate oralmente nel corso delle generazioni.

A tal proposito, già nel 2003 è stata approvata dall’Unesco una convenzione, ratificata in Italia nel 2005, che nasce dalla consapevolezza che le forme immateriali della cultura radicate nella storia e nel tessuto sociale dei Paesi sono risorse fondamentali di identità e diversità culturale.

Al pari dei siti culturali e naturali, esse vanno preservate e tutelate come patrimonio universale e trasmesse come parte viva del passato alle generazioni che verranno.

Questa convenzione ha esteso notevolmente il concetto di “patrimonio” e ha rappresentato un completamento di ciò che era stato già affermato nel 1972 sul Patrimonio Culturale e Naturale e poi nel 1989 con la Raccomandazione sulla Salvaguardia della Cultura Tradizionale e del Folklore che identificava all’art. 1 “la diversità con l’unicità e la pluralità delle identità dei gruppi e delle società che costituiscono l’umanità; come fonte di scambio, di innovazione e creatività, la diversità culturale è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura”.

L’Unesco, quindi, è già da tempo sensibile al tema della conservazione dei capolavori immateriali rappresentati da antichi saperi, manifatture e tradizioni che non hanno una codificazione scritta ma solo una diffusione orale.

La Festa del Mandorlo in Fiore 2018 potrebbe, dunque, rappresentare un’occasione di salvaguardia e sponsorizzazione del patrimonio immateriale dell’Unesco.

Nel corso dell’edizione passata si erano organizzati diversi laboratori, come quello riguardante la dieta mediterranea, la cui iscrizione nella lista dei patrimoni risale al 2013, la metodologia di coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, iscritta nel 2014, la tradizione dei pupi in Slovacchia, iscritta nel 2016, e l’opera dei pupi siciliani, iscritta nel 2008. Tra le rappresentazioni, invece, si era pensato di dare spazio alle torri umane della Spagna, iscritte nel 2010, chiamate “castells” e costruite da membri di gruppi amatoriali, in piedi sulle spalle l’uno dell’altro, all’arte drammatica rituale iraniana di Ta’zìye, iscritta nel 2010, che racconta eventi religiosi e storici attraverso la musica e il movimento, a quella indiana di Mudiyettu con la danza rituale di Kerala, inscritta nel 2010, basata sul racconto mitologico di una battaglia tra la dea Kali e il demone Darika, al Canto a Tenores, sviluppato nell’ambito della cultura pastorale della Sardegna e iscritto nel 2008, all’Ariang, canzone popolare della Repubblica popolare democratica di Corea, iscritta nel 2014, e alla musica del villaggio di Terchovà in Slovacchia, iscritta nel 2013, che è una musica vocale e strumentale collettiva eseguita da cinque membri di ensemble d’archi.

Ci auguriamo che anche per la Festa del Mandorlo in Fiore 2018 si decida di scegliere e di valorizzare tutto ciò che fa parte del patrimonio immateriale dell’Unesco, ottenendo in tal modo un binomio vincente e proseguendo così in un’ottica di qualità che fa tanto bene sia alla manifestazione in sé sia all’immagine turistica e culturale che Agrigento dovrebbe avere, in modo incondizionato, sempre.

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MANDORLARA contagia PALERMO

mandorlara a palermo 2017

Si è tenuta ieri, 26 febbraio, a Palermo, al Mercato San Lorenzo un’eccezionale anteprima della Festa del Mandorlo in Fiore 2017 e l’inaugurazione della X° ed. della Sagra del Mandorlo a tavola: MANDORLARA 2017, coordinata dal Consorzio Turistico Valle dei Templi (promotrice) e da Salvatore Collura (ideatore dell’evento).

Durante l’anteprima al Mercato San Lorenzo a rappresentare Mandorlara saranno cinque espositori: CVA Viticultori Associati di Canicattì’, Lazzara Sicilia, Pasticceria Di Stefano, Oleificio Val Paradiso e Premiata Pizzeria Sarda Salata che proporrà uno show cooking dedicato alla regina della manifestazione: la mandorla nostrana.

mandorlara a palermo 2017Il maestro pizzaiolo Gianluca Graci (della pizzeria licatese) ha cucinato in loco, grazie a libero point un sistema di cottura mobile, versatile e compatto disegnato per contenere apparecchiature elettriche top per cuocere e servire velocemente del cibo senza necessità di avere una cucina alle spalle, e con l’innovativo triplo filtro anti odori, offerta dallo sponsor di Mandorlara 2017: Sagrim-Electrolux; preparando la pizza fritta a base di una miscela di farina segreta, di loro produzione; a crudo alcuni semplici ingredienti: mozzarella di bufala ragusana, pomodori datterino, mentuccia, aglio, colatura di alici con ovviamente la mandorla in granella sul finale.

A rallegrare la giornata le esibizioni dei “Tammura di Girgenti”, storico gruppo di musicisti che da sempre accompagna le celebrazioni della festa di San Calogero, guidati dal giovane Biagio Licata in alcuni live show veramente coinvolgenti.

Sul palco (al mattino) la giornalista Irene Melisenda e la responsabile della comunicazione del Mercato San Lorenzo di Palermo hanno moderato le interviste, al commissario dell’Ente Parco Archeologico (a cui quest’anno è affidata la organizzazione della 72° sagra del Mandorlo in Fiore) Bernardo Campo, e all’ideatore della Sagra del mandorlo a tavola: Salvatore Collura, anche in veste di rappresentante del Consorzio Valle dei Templi di Agrigento da alcuni anni.

“Mi scuso per la mia assenza dovuta ad impegni di lavoro purtroppo ineludibili. Desidero ringraziare il San Lorenzo Mercato per l’opportunità che ci ha voluto offrire di essere stati presenti in questo posto meraviglioso, che sa essere il contenitore del meglio che la nostra terra sa offrire. Per questo, insieme al Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, abbiamo abbracciato con entusiasmo l’idea di proporre qui un’anteprima della Festa del Mandorlo in Fiore.

Colgo quindi l’occasione per formulare l’invito a tutti i palermitani di venire a scoprire e riscoprire il Mandorlo in Fiore, una festa splendida e carica di significato, che quest’anno vedrà una delle proprie edizioni più belle di sempre”

ha dichiarato il presidente del Consorzio Turistico Valle dei Templi di Agrigento, Fabrizio La Gaipa, promotore della Sagra- Mandorlara 2017.

L’appuntamento di domenica si è concluso con una eccezionale dimostrazione di pasticceria ad opera del pluripremiato e recordman del settore, il Mastro pasticcere Giovanni Mangione con un team di pasticceri e cake designers, provenienti da tutta la provincia, fra i quali: i Maestri fratelli Rosciglione, il Maestro cioccolatiere Gaspare Martinez, il Mastro decoratore Francesco Palumbo, il Cavaliere della pasticceria Lillo De Fraia ed il Maestro pasticcere Salvatore Palumbo; che hanno dato vita ad una torta monumentale di oltre trecento chili dedicata alla X edizione di Mandorlara.

Al successivo taglio della torta era presente una moltitudine di persone, piccoli e grandi, ugualmente curiosi di guardare la preparazione e di gustarne poi il “dolce” risultato, “mai visto, così tanti pasticceri contemporaneamente! -qualcuno, tra il pubblico trepidante, ha detto, – le decorazioni, poi, vere e proprie opere d’arte!”

Uff.Stampa Mandorlara 2017
Elisa Carlisi

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Le porte dell’accoglienza

L’accoglienza è uno dei temi più cari e sentiti tra i popoli mediterranei, e naturalmente dai siciliani. Tale concetto può fare riferimento ad un luogo, ad una persona, ad una situazione, ma di fatto si tratta dell’“incontro” tra due mondi diversi, tra due persone, tra gruppi di persone.

L’etimologia della parola deriva dal latino “accolligere”, composto da ad e colligere, cogliere, raccogliere.

Si tratta di ricevere, in particolare nella propria “casa”, con una certa predisposizione d’animo.

Riferito ad un luogo rimanda al ricevere, offrendo ospitalità.

“L’accoglienza richiede non solo una raccolta di informazioni esterne ma anche interne, emotive”. (E. Giusti).

Infatti l’emozione ci dà informazioni sulla qualità dell’esperienza (per accogliere occorre cogliere la risonanza emotiva prodotta dall’incontro con l’altro).

Da un lato l’accoglienza richiede la presenza dell’altro, del diverso, dall’altra una curiosità, un interesse.

“Un luogo accogliente” è un luogo familiare, in cui ci si sente a proprio agio, non ci si sente giudicati, e in cui è possibile essere “spontanei”.

E una persona accogliente? Quando possiamo dire che una persona è accogliente? Quando si parla di esseri umani le cose diventano più complesse.

L’accoglienza di una persona può essere colta in prima istanza attraverso la presenza del suo corpo, da come dispone questo nello spazio.

Per essere più chiari, può riguardare il modo in cui una persona ci guarda, il modo in cui entra in “contatto” con noi attraverso primariamente col suo corpo.

L’accoglienza, l’essere accoglienti richiede delle specifiche risorse psicologiche, come apertura mentale, capacità di assumere prospettive multiple, ect.

Tutto ciò è applicabile in diversi ambiti, clinico, sociale, turistico.

Partendo da quello clinico, si può definire l’accogliere come quella “attività che il terapeuta promuove per favorire il legame affettivo e creare l’alleanza operativa con il cliente” (cit.)

In altre parole “l’accogliere” rientra all’interno delle regole di un buon “setting”, creare un ambiente confortevole, affinché l’altro si senta a proprio agio, e appunto accolto.

Nell’ambito sociale e del turismo un esempio chiaro è offerto dai popoli mediterranei. Nella storia di questi popoli l’ “ospite” era (e lo è tutt’ora) “sacro”, proprio ad indicarne l’importanza.

In ambito turistico, la psicologia sociale e del turismo ha sottolineato l’idea dell’accoglienza come uno degli elementi base per un turismo sempre più multietnico e vario. “Le attività turistiche offrono grandi opportunità di crescita personale e di rafforzamento dei legami sociali.”

La prof.ssa C. Serino, in un articolo recentemente pubblicato, parla di “costruzione di comunità” e di “sviluppo di empatia”, come risonanza dell’esperienza altrui dentro di sé per una “cultura dell’incontro”. (cit.)

Per concludere vorrei raccontare un’antica storia Boliviana, raccontata e tramandata dai popoli andini.

E’ la storia di “Tunupa”. Questo era il nome dato ad una divinità andina, venerata attualmente presso alcuni popoli dell’altopiano boliviano.

E’ considerato il dio del “Volcan e del rayo”. Vi sono diverse versioni del mito. Quella a me raccontata riguarda un personaggio, “eroe civilizzatore”, che visita diversi siti dell’altopiano, ma, ripetutamente, non viene ricevuto di buona maniera (“accolto”), dalla gente del luogo. Alcune genti lo trattano addirittura male, non credendo nella sua persona e nella sua provenienza. Viene pure imprigionato.

Così lui decide di mostrare la sua vera natura e scatena una pioggia di fuoco presso i villaggi, provocando la distruzione ovunque. In seguito la sua fama raggiunge altri popoli che vennero a conoscenza del “dio” lo accolsero e lui in cambio insegnò loro diverse arti che aiutarono loro ad avere una vita migliore.

La leggenda vuole che un giorno ritornerà presso tali popoli apportando novità.

Bibliografia
L’accoglienza. I primi momenti di una relazione psicoterapeutica, Edoardo Giusti,Randa Romero overa editore,2005.
La Diversità come risorsa: il turismo come valorizzazione delle specificità culturali e come fonte di benessere psico-sociale, Serino/Turismo e Psicologia 2 (2009)

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