Mandorlo in Fiore 2019 tra patrimoni culturali e comunità

conferenza ad agrigento del mandorlo in fiore 2019

Agrigento si prepara ad accogliere la festa del Mandorlo in Fiore giunta alla 74° edizione. A partire dal 1° Marzo e fino al 10 Marzo 2019 la più bella città dei mortali come venne definita da Pindaro sarà attraversata da un’ondata di colori, suoni e tradizioni popolari. La Festa del Mandorlo in fiore, prima chiamata Sagra del Mandorlo in Fiore, nasce dapprima a Naro nel 1937 per iniziativa del conte Alfonso Gaetani, successivamente diventa una festa solo agrigentina, legata alla fioritura del mandorlo in primavera.

programma del mandorlo in fiore 2019

Da qualche anno ad occuparsi dell’organizzazione della Festa del Mandorlo è il Parco archeologico Valle dei Templi che, conclusasi l’edizione 2018 ha pensato da subito di organizzare l’edizione 2019, avviando una procedura selettiva, concorrenziale per trovare sponsor e media partner.  Non a caso, lo scorso aprile, a Roma nella sala stampa dell’Associazione Stampa Estera, il direttore del Parco Giuseppe Parello, insieme al Presidente del Consiglio del Parco Bernardo Campo e il Sindaco di Agrigento Calogero Firetto, hanno presentato ai Paesi esteri il grande festival Internazionale del Folkore che vede coinvolti non solo i gruppi folk siciliani, ma gruppi provenienti da varie parti del mondo, che in un’atmosfera di scambio tra tradizioni e cultura, hanno un unico obiettivo: tutelare e valorizzare il patrimonio immateriale e trasmetterlo alle nuove generazioni.

“Già nelle edizioni 2017 e 2018, i numeri hanno premiato, ha commentato il direttore del Parco Giuseppe Parello. Nell’ultima edizione, gli spettacoli del festival internazionale del folclore hanno registrato un incremento di pubblico del 73,6 per cento rispetto all’anno precedente, e le presenze dei visitatori nella Valle dei Templi nel corso della festa, sempre rispetto al 2017, aumentarono del 38,92 per cento. Ci aspettiamo che anche quest’anno, i numeri possono continuare a crescere, e speriamo di regalare agli agrigentini una bella festa, che porti non solo turismo, ma soprattutto crescita dal punto di vista culturale ed economico” ha concluso Parello.


l’Arch. Giuseppe Parello

Il programma ufficiale è stato presentato nella giornata del 4 Gennaio ad Agrigento, in conferenza stampa, presso Casa San Filippo, la sede dell’Ente Parco Valle dei Templi, alla presenza del direttore Giuseppe Parello, del presidente del Consiglio del Parco Bernardo Campo, del sindaco di Agrigento Lillo Firetto e dell’assessore Gabriella Battaglia. Sulla scia della vecchia edizione dalla Valle dei Templi gli spettacoli arriveranno nel centro storico di Girgenti in un incrocio tra culture, musiche e arti in generali che dalla Sicilia abbracciano il bacino del Mediterraneo. 

Un pacchetto completo, con varie iniziative che coinvolgerà grandi e piccini. Si parte con il record battuto, rispetto agli scorsi anni, che vedrà la presenza di ben 22 gruppi internazionali riconosciuti come patrimoni immateriali dell’Unesco, che arriveranno dalla  Bielorussia, dalla Bolivia, dalla Colombia, dall’Ecuador, dall’Egitto, dagli Emirati Arabi, dal Kazakistan, dal Kenia, dalla Korea,dall’ India, dall’Indonesia, dall’Italia con la partecipazione dei pastori sardi e del loro canto armonizzato, dalla Lettonia, dal Libano, dalla Macedonia, dal  Messico, dalla  Moldavia, da Montenegro e dal Perù.

Come tradizione vuole ad aprire la “sagra” sarà il Festival dei Bambini del Mondo, giunto alla 19° edizione, ideato da Claudio Criscenzo, scomparso prematuramente e la cui organizzazione adesso è curata dal figlio Luca presidente dell’Aifa (Associazione International Folk Agrigento), in programma dall’1 al 5 marzo 2019, che da quest’anno oltre ad aver ricevuto il riconoscimento da parte dell’Unicef e dall’Unesco, entra a far parte del registro delle eredità immateriali della Sicilia (Reis). Dalle sfilate dei gruppi, momento cardine sarà l’Accensione del Tripode,  il 5 Marzo, quando i 22 patrimoni immateriali dell’Unesco si schiereranno intorno al Tripode e accenderanno la scintilla del Mandorlo in Fiore 2019; e poi  il momento tanto atteso della Fiaccolata dell’amicizia, il 6 Marzo, che prenderà avvio dalla piazza Pirandello con il saluto delle autorità, proseguirà lungo la via Atenea, e proseguirà fino a Piazza Stazione, con una vera e propria festa insieme a tutti i performer internazionali. Tra le novità di quest’anno, dopo la fiaccolata la città verrà animata dai gruppi che al termine dell’appuntamento, si distribuiranno lungo le vie e le piazze, ballando e cantando con il pubblico per l’intera notte e dando vita alla “Notte dei Patrimoni”.  Altro importante momento lo spettacolo conclusivo il 10 marzo con la consegna del Tempio d’Oro ai piedi del Tempio della Concordia che verrà assegnato dalla giuria popolare al gruppo che saprà rappresentare al meglio il proprio patrimonio. A condurre l’evento sarà l’attore agrigentino Gianfranco Jannuzzo

L’intera manifestazione è costellata di spettacoli collaterali che si svolgeranno presso la Casa Circondariale di Agrigento, al Palacongressi con perfomance dedicate ai disabili, ci sarà un momento dedicato al tema dell’accoglienza organizzato da CoopCulture dove attraverso gli oggetti del museo e la magia della Valle dei Templi, i  giovani migranti minori non accompagnati, ospiti delle comunità di accoglienza e i  giovani delle scuole superiori saranno introdotti in un programma che gli farà scoprire le loro radici; e per finire all’interno del contenitore “Mandorlo for all” il “Dance Well” finalizzato a promuovere la pratica della danza, e a trasmettere i valori del mandorlo e la gioia della festa ai malati che vivono il morbo di Parkison e verrà ospitato nel salone del Museo Archeologico Pietro Griffo. E ancora ci saranno i laboratori “Pitrè Lab”, laboratori di Fiabe siciliane a cura di Giovanni Moscato, giochi di strada a cura di Figest, meditazione Sahaja Yoga a cura dell’associazione Sahaja Yoga Sicilia. È stato confermato il raduno delle bande siciliane a cura di Ambima, la 16° edizione della Mezza Maratona della Concordia che si svolgerà il 3 marzo, laboratori di architettura per bambini in collaborazione con la Farm Cultural Park di Favara. Si continuerà con la musica con l’iniziativa “Word Music” cioè spettacoli che vedrà artisti provenienti da ogni parte del mondo, infatti ci sarà un concerto di musica classica indiana, un concerto multietnico che vedrà l’esibizione di Eugenio Bennato, Mario Incudine e Alfio Antico, e ospiti internazionali la Us Navy Topside Brass Band.

Certamente la festa del Mandorlo in fiore non è solo musica, canti e balli, ma è anche cucina. Infatti la parte centrale della kermesse sarà dedicata alla valorizzazione del patrimonio enogastronomico con due importanti collaborazioni: la prima “Mandorlara”, la sagra del mandorlo in tavola giunta al 12esimo anno, organizzata dal Consorzio Turistico Valle dei Templi in collaborazione con il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi,  che,  attraverso degustazioni, showcooking e incontri tra chef e il  concorso finale “Il piatto dell’eccellenza” ha l’obiettivo di promuovere e stimolare la qualità dell’offerta dei ristoratori, promuovere i piatti  della cucina agrigentina e siciliana. Ad esso si associa la novità rappresentata da iniziative promosse da chef stellati come Pino Cuttaia e rivolte all’educazione alimentare e alla sostenibilità nella preparazione dei cibi. 

“Quest’anno le ‘Soste di Ulisse’ – ha detto lo chef Cuttaia – parteciperanno agli eventi del Mandorlo in Fiore svolgendo un laboratorio rivolto ai bambini e al tema dello spreco alimentare, che è un aspetto prettamente culturale. Loro, i bambini, sono a volte i primi a darci gli esempi ed è quindi essenziale partire dai più piccoli per invertire una tendenza”.

Dunque, una Festa ricca di colori, di musica, di tradizione, attenta alla qualità e al coinvolgimento massimo della città e di tutte le sue espressioni culturali e socioeconomiche.

Consigli per un magico viaggio a Disneyland Paris

disneyland paris minnie

Disneyland Paris, la versione europea del colossale parco divertimenti americano di Disneyland è un luogo veramente magico, facilmente e rapidamente raggiungibile dall’Italia.

Il parco offre numerose occasioni di divertimento per grandi e piccini, ma non sempre è facile orientarsi tra decine di attrazioni diverse.

 

Nel corso della giornata poi ci sono sempre vari spettacoli e parate, in genere ad orari prefissati, pianificare la propria visita è quindi fondamentale per massimizzare la propria esperienza e sfruttare al meglio il tempo che si ha a disposizione, che in molti casi come ben sappiamo è piuttosto risicato.

Disneyland Paris è veramente un luogo speciale, dove tutti possono tornare un po’ bambini, per gustarselo al meglio bisogna però evitare di sprecare il proprio tempo, risorsa assai preziosa quando si è in vacanza o comunque ci si ritaglia una pausa da dedicare ad un po’ di svago, magari con amici o famiglia.

Per chi ne ha la possibilità è senza dubbio consigliato stare più di un giorno al parco, così da potersi gustare un maggiore numero di attrazioni e spettacoli, con l’opportuna tranquillità.

Il parco divertimenti di Disneyland permette di dormire negli hotel ufficiali Disney o in grandi resort convenzionati, a pochi passi dallo tesso, come il Marne la Vallée.

Naturalmente è anche possibile optare per un albergo o un appartamento in centro a Parigi.

 

Raggiungere il parco non sarà poi un problema e in questo modo si avrà anche l’opportunità di scoprire le tante incredibili bellezze ella capitale francese.

Per mangiare a Disneyland Paris e dintorni, ci sono fast food e ristoranti di vario tipo, se scegliete quelli interni al parco potreste pranzare accanto ai più noti personaggi Disney, una variabile non da poco, in particolare se avete bambini con voi.

Anche i trasporti sono una cosa a cui prestare la giusta attenzione, Disneyland Paris è ben collegato al centro della città di Parigi, se arrivate in aereo dall’Italia non dovreste avere difficoltà a raggiungere il parco, troverete con facilità indicazioni semplici da seguire e il personale di qualsiasi hotel o ristorante potrà aiutarvi, ad ogni modo è bene partire preparati, pianificando i propri spostamenti già dall’Italia, senza lasciare nulla al caso.

Se avete la fortuna di avere diversi giorni da dedicare alla vista dell’universo disneyano potete invece “improvvisare”, facendovi guidare dalle sensazioni, dalle emozioni e dalla curiosità del momento, senza troppa programmazione o piani da seguire, insomma tornando un po’ bambini.

Scoprire Agrigento e la Festa del Mandorlo in Fiore

musica tradizionale africana

Volare significa viaggiare in totale libertà, prendersi una pausa dalla vita stressante spendendo, se possibile, piccole cifre. Per questo motivo, è bene cogliere al volo le offerte voli su Voli-offerte.com oltre a scoprire tante informazioni utili come le dimensioni dei bagagli, i supplementi e le notizie per viaggiare sempre in massima tranquillità.

Siete pronti allora a partire? Tra le destinazioni speciali vi è la Sicilia e Agrigento, nota come Città dei templi. Il merito è ovviamente per i numerosi templi dorici dell’antica città greca posti nella Valle dei Templi che, nel1997, è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Qui, ogni anno, si svolge la Festa del Mandorlo in Fiore. Siamo nella città di Luigi Pirandello e la Valle dei Templi diventa certamente ancora più bella in questo periodo con musica, colori, danze e tradizioni locali. Ma di cosa si tratta? La manifestazione del Mandorlo in Fiore, che da qualche anno va in scena a marzo, è caratterizzata dalla fioritura dei mandorli della Valle dei Templi e delle zone intorno ad Agrigento. Da qui l’idea di festeggiare una sorta di anticipo della primavera con la presenza dei mandorli che simboleggiano il ritorno alla vita dopo il letargo del freddo inverno.

Nata a Naro, piccolo centro a venti chilometri da Agrigento, la Sagra del Mandorlo in Fiore fu voluta dal conte Alfonso Gaetani desideroso di far conoscere i prodotti tipici siciliani. Con il passare degli anni, questa manifestazione si è sempre svolta insieme ad altri appuntamenti come il “Festival Internazionale del Folklore”, il “Festival Internazionale dei Bambini del Mondo” e il “Corteo Storico d’Italia”.

Tutto ha inizio con l’accensione del tripode o fiaccola dell’amicizia il martedì della settimana. Il giorno seguente c’è l’appuntamento con la fiaccolata dell’amicizia. Durante l’intera settimana, inoltre, vi sono sfilate di gruppi per le vie cittadine, bande musicali e carretti siciliani. L’ultimo giorno della festa si chiude appunto con una cerimonia conclusiva nella Valle dei Templi. Non mancano delle mostre e delle degustazioni di mandorla.

Una curiosità: nel 2016, durante questo caratteristico appuntamento, un gruppo di pasticcieri ha creato la torta di frutta più lunga del mondo: ben 606 metri e quasi tre tonnellate di peso. Tra gli ingredienti utilizzati, sedici quintali di crema chantilly all’italiana, cinquemilatrecento uova; oltre 500 rettangoli di pan di Spagna, trecento chili di kiwi, sessanta cassette di arance e cinquanta chili di granella di mandorle tostate. Visto il grande successo, la torta è stata ovviamente inserita nel Guinness World Records.

Sicily2do: il portale di escursioni nel territorio agrigentino

vista della scala dei turchi

Verrà presentato giovedì 28 giugno alle 11, presso la sede di Confcommercio di Agrigento in via Imera 223, il nuovo progetto Sicily2do, il portale di escursioni giornaliere garantite nel territorio agrigentino.

Sicily2Do offre la possibilità di scegliere tra numerosi tour ed escursioni non convenzionali ad Agrigento e in provincia, con itinerari sempre nuovi e favorendo la conoscenza dei luoghi più caratteristici e imperdibili del territorio siciliano.

I tour comprendono attrazioni e località sempre diverse e coinvolgenti: paesaggi rurali e marittimi, arte, storia, cultura e le tradizionali eccellenze culinarie regionali. Il catalogo, inoltre, è in continua evoluzione e costantemente si arricchisce di nuove ed emozionanti travel suggestions.

La mission di SICILY2DO è quella di accompagnare i turisti verso luoghi ed esperienze.

 

Tra le proposte, la visita guidata della suggestiva Valle dei Templi. Partendo dal Tempio di Giunone si attraversa la Via Sacra e passando dalla necropoli paleocristiana si arriva al Tempio della Concordia, uno dei templi meglio conservati del mondo greco. Proseguendo si visiteranno il Tempio di Ercole, i resti del Tempio di Zeus e il Tempio di Castore e Polluce, simbolo della città.

Il tour per la scoperta della vera Vigata: visita guidata dei luoghi che hanno ispirato Andrea Camilleri, la Vigàta de “il Commissario Montalbano”. Dopo una breve sosta a Villaseta (il ladro di merendine), proseguimento per Vigàta, passando dalla “mannara”. Sosta al porto per ammirare la vista di Vigàta dal mare. Passeggiata nel centro di Vigàta. fino alla Salita Granet e al Caffè Vigàta con riferimenti alle varie opere di Andrea Camilleri che vi sono ambientate. Visita della Torre di Carlo V.

Visita guidata al Farm di Favara: esplorazione del centro storico: Piazza Cavour, la Piazza principale, su cui si affacciano diversi palazzi nobiliari, Castello Chiaramonte (solo esterno), Biblioteca Comunale, Chiesa del rosario e museo della mandorla, Marzipan. Trasferimento a Farm Cultural Park, un centro culturale indipendente, situato all’interno dei SETTE CORTILI, nel cuore del centro storico, un tempo semiabbandonato. Concludendo con la degustazioni di dolci tipici o aperitivo.

Passeggiata per il centro storico di Agrigento: si procede lungo la Via Atenea, visita del monastero di Santo Spirito, della Chiesa di S. Lorenzo, di piazza Purgatorio e dell’ingresso dell’ipogeo del Leone. Proseguimento per Piazza San Giuseppe e visita della Chiesa di San Giuseppe, del collegio dei Padri Filippini e dell’atrio del palazzo del municipio.

Appuntamento alla Scala dei Turchi: la scultura rocciosa di bianchissima marna calcarea, che si erge a picco sul mar mediterraneo. Si resta incantati dai colori che la natura ci dona grazie al contrasto del bianco delle rocce che luccicano baciate dal sole, con il blu del mare.

Visita guidata dell’area romana dell’antica agorà, con l’ekklesiasterion , l’oratorio di Falaride e l’area del tempio romano, la Chiesa di San Nicola e il museo archeologico la cui esposizione si articola in 18 sale e in due sezioni distinte e complementari. La sala Zeus, con il telamone e la ricostruzione del Tempio di Giove e lo splendido Efebo, completano una visita imperdibile dell’antica Akragas.

Innamorarsi ad Agrigento durante la Festa del Mandorlo in Fiore

donna siciliana con ombrello

Dicono che l’amore possa arrivare in ogni luogo e senza guardare orologi, ma siamo anche convinti del fatto che una bella cornice possa aiutare.

Quale atmosfera migliore se non una festa che è di per sè l’inno alla nuova vita, il mandorlo che fiorisce, la primavera in arrivo e la gioia di un nuovo amore o di uno vecchio che si rinnova, un connubio al di sopra di ogni più rosea aspettativa ogni anno ad Agrigento durante la Festa del Mandorlo in Fiore.

La città si veste di colori e profumi tipici della sua terra, e mentre si passeggia mano nella mano nella suggestiva valle dei templi in quell’atmosfera senza tempo e senza eguali, sicuramente il cuore è leggero e pieno d’emozione ed è proprio qui che sono nati tanti amori e tanti matrimoni.

Festeggiare l’arrivo della primavera è l’obiettivo principale della festa, ci sono moltissimi appuntamenti programmati che ogni anno coinvolgono numerosi gruppi folkloristici da tutto il mondo, ed ogni edizione è una novità perché gli organizzatori tengono molto ad inserire appuntamenti inediti, per far sì che anche le persone che ogni anno partecipano abbiano sempre la sensazione di vedere la festa per la prima volta.

La sicilia, una terra d’altri tempi, tra incontro, amicizia e sapori

I festeggiamenti si aprono con il tramonto sulla valle dei Templi mentre si arriva al tempio della Concordia e viene accesa la fiaccola dell’amicizia, in questa passeggiata si ammirano scorci di Agrigento che sono belli da togliere il fiato.

Quando la serenità pervade il corpo e si passeggia al fianco di una persona che si ama sicuramente ogni attimo diventa un ricordo irripetibile. Amore e passione si alimentano non solo dagli occhi, ma anche con i profumi ed i gusti tipici di una terra ricca di tradizioni.

  • Durante le giornate team di pasticceri esperti sono pronti a deliziare il vostro palato con i dolci tipici, cannoli, cassate e paste di mandorla sono i protagonisti della settimana della primavera. Oltre al profumo dei mandorli in fioresi possono anche assaggiare i deliziosi frutti elaborati dagli artisti del gusto.
  • Ma non solo dolci, sono molti i piatti che vantano come protagonista la mandorla, anche tra antipasti, primi e secondi, e tutti si possono degustare lungo le vie della città che per tutta la settimana diventa un ristorante a cielo aperto.
  • Tra le varie manifestazioni che si ricordano nella storia una è quella avvenuta nel 2011 dove un team di mastri pasticceri hanno costruito il torrone più lungo del mondo, andando anche di diritto nel libro dei guinnes world record.
  • Non è stata una sola l’impresa culinaria della manifestazione, nel 2016 la torta di frutta più lunga del mondo è stata assaggiata e festeggiata proprio in questa fantastica manifestazione.

donna siciliana con giglio
Il mare bellissimo e i sapori di questa Terra predispongono all’incontro

Non solo ghiottonerie: un incontro speciale tra persone affabili e generose quali gli agrigentini

Naturalmente Agrigento non è solamente mandorli in fiore, se si vogliono anche trovare dei locali dove passare la serata ascoltando musica e bevendo ottimi cocktail si trova il Mojo, un pub dove si possono assaggiare specialità siciliane unite alle birre artigianali più ricercate, il tutto accompagnato da musica ogni sera differente, spesso anche con tribute band davvero molto brave.

Durante la Festa del Mandorlo in Fiore anche i locali organizzano degustazioni, piccoli spettacoli proprio per allietare i tantissimi turisti che partecipano alla manifestazione.

E se a qualsiasi ora del giorno o della notte vi venisse il classico languorino senza problemi potete andare in pieno centro storico da Siculò dove potrete assaggiare street food e stuzzichini che resteranno nei migliori ricordi del vostro palato per tutta la vita, proprio mentre godete del meglio della manifestazione, come i balli folkloristici o gli spettacoli dei moltissimi artisti di strada che in questa settimana si esibiscono per le vie principali della città.

Si può’ trovare l’anima gemella ma anche rinvigorire un rapporto di coppia

Un’atmosfera che può giovare a single ma anche alle coppie. Spesso ci vive una relazione da tempo ha delle fasi in cui c’è bisogno di qualche emozione differente dalla routine per poter rispolverare le origini di amore e passione.

Una vacanza alla Festa del Mandorlo in fiore potrebbe essere un’idea stupenda, potrebbe infatti risolvere problemi di noia e voglia di stare bene insieme. Abbracciati al tramonto, mentre gustate una fantastica specialità locale, oppure a piedi nudi a danzare fino allo sfinimento insieme ai gruppi di tutto il mondo che si danno appuntamento per l’ultimo giorno di manifestazione, non può far altro che dare quel tocco di magico alla relazione.

Non si disperino i single, a questa bellissima festa partecipano tantissime persone e trovare l’anima gemella è questione di attimi e di piccoli sguardi, del trovarsi fianco a fianco mentre passa la sfilata dei coloratissimi carretti siciliani, così mentre la grande emozioni di suoni e colori investe le menti sicuramente gli sguardi diventeranno più intensi e chi lo sa se un sentimento può nascere proprio sotto il segno della primavera, con un primo bacio sotto un bellissimo mandorlo in fiore.

donna siciliana con corona di fiori
Nuovi amori per te ora e nuova vitalità per le coppie che stanno insieme da anni

Agrigento e i suoi fiori: una città romantica che invita a camminare mano nella mano

La magia di Agrigento, la fantastica storia di questa città che vive e respira in ogni angolo, in ogni piccola via che si può percorrere solamente a piedi, sembra quasi che la città sia fatta per camminare con la propria dolce metà abbracciati e con il naso in su ad ammirare ogni palazzo.

Chi era presente a questa festa dice proprio che la primavera si respira non solo per l’intenso profumo dei mandorli in fiore, ma anche per i sorrisi delle persone.

I gruppi che partecipano alla manifestazione arrivano da tutto il mondo ed insieme sono un tripudio di colori che riempiono il cuore.

Dal primo all’ultimo giorno si vivono grandi emozioni, quindi vi consigliamo di presenziare a tutte le giornate della festa, perché solo così potrete dire che al ritorno a casa la primavera è rimasta nel cuore avrete così fatto il pieno di sorrisi e colori e sapori che fino alla prossima edizione rimarrà nel vostro cuore a riscaldarlo.

Anche i delusi dell’amore possono rigenerare cuore ed anima tra le strade della città ed accendere le speranza alla fiaccola dell’amicizia, perché le più grandi passioni nascono proprio dal sentimento dell’amicizia, godetevi ogni minuto alla fantastica Festa del Mandorlo in fiore di Agrigento.

Le Migliori Spiagge Siciliane Secondo il Touring Club

spiaggia di san vito lo capo

Volete sapere dove tuffarvi ad occhi chiusi nelle numerose spiagge siciliane, in quello che è il mare più pulito dell’Isola?

Secondo il Touring Club le località da scegliere sono: ’Isola di Ustica (al nono posto nella classifica del Touring club), il Litorale Nord Trapanese – un comprensorio nella Sicilia orientale con al vertice San Vito Lo Capo, poi Custonaci ed Erice- (al decimo posto), Isola di Salina – nelle Eolie, con i suoi tre Comuni- (al quattordicesimo posto) e l’ Isola di Pantelleria (al diciannovesimo posto) per il Touring Club e Legambiente sono tra i siti marini migliori d’Italia per le loro splendide spiagge e il loro mare pulito.

Nella classifica “Il mare più bello 2018”, resa nota il 15 giugno, figurano rispettivamente tra le prime venti località da visitare per la loro bellezza.

 

Legambiente – attraverso i circoli locali e Goletta Verde – ha scandagliato la penisola e le isole, attribuendo a ogni comprensorio turistico le “vele”: da 1 (punteggio minimo) a 5 (punteggio massimo) le vele sono simboli che testimoniano non solo il livello di purezza delle acque ma in generale la qualità ambientale, la presenza di servizi, il consumo energetico (tra i temi analizzati, anche l’uso del suolo, l’energia, i rifiuti, la sicurezza alimentare, la depurazione delle acque, le iniziative per la sostenibilità).

Le località siciliane sopra indicate hanno ottenuto 5 vele e si sono ben piazzate nella classifica generale. la qualità dell’acqua, le spiagge più incantevoli; ma anche con indicazioni sulle cittadine e i borghi, le attività all’aria aperta e gli sport, le feste e gli indirizzi per mangiare e fare acquisti, mille consigli su cosa vedere e cosa fare, ne fanno dei luoghi di primordine.

“La scelta di promuovere territori più che singoli Comuni è una scelta che abbiamo sposato con convinzione perché i territori rappresentano il contesto integratore della evoluzione dell’offerta turistica e valorizzano l’identità plurale del Paese – afferma Giulio Lattanzi, Direttore Generale del Touring Club Italiano.

“La selezione rigorosa proposta dalla guida rappresenta bene la nostra missione di valorizzazione del paesaggio, del patrimonio artistico culturale e delle economie produttive dei territori. La collaborazione tra il Touring e Legambiente si basa non tanto e non solo sul lavoro comune che sfocia in questa guida quanto sul principio della condivisione di quello che è il ruolo della pratica turistica italiana, che ci vede uniti e vicini rispetto ai grandi temi del Paese”.

“Noi abbiamo cura del nostro Paese” ha aggiunto Lattanzi “producendo conoscenza, valorizzando il paesaggio, il patrimonio artistico e l’economia del territorio, e promuovendo un volontariato diffuso per rendere fruibili luoghi di solito non accessibili al pubblico”.

“Per molti il tempo delle vacanze è quello dei giorni in cui si ritrova la voglia e la gioia di fare qualcosa, di rimettere in moto il proprio corpo e pedalare, camminare, scalare, remare e quant’altro – dice Sebastiano Venneri, responsabile Turismo Legambiente -.

Sono le cosiddette ‘vacanze attive’ che hanno preso il posto della vacanza sedentaria di un tempo. In questo senso il nostro Paese ha margini molto ampi di miglioramento, un’occasione anche per affrancarsi da un cliché che rischia di costringere l’Italia fra i confini del Belpaese, un luogo cioè attraente solo per la sua storia, le sue tradizioni, il suo passato insomma.

Un po’ rischioso se si considera che nel 2025, fra pochi anni, il 50% dei turisti sarà costituito dai cosiddetti millennials di oggi.

 

Le nostre migliori mete, quelle a cinque vele per intendersi, hanno saputo raccogliere da tempo questa sfida e si stanno attrezzando di conseguenza”.

San Calogero, dalla Storia al Folklore: un Itinerario di Fede e Tradizione

festa di san calogero ad agrigento

Agrigento, definita dal poeta greco Pindaro come “la più bella tra le città dei mortali”, conserva oltre ai meravigliosi resti del mondo greco anche un affascinante patrimonio religioso legato ai culti cristiani, frutto di una millenaria stratificazione multiculturale che nel tempo ha visto mescolarsi le tradizioni cristiane con gli influssi provenienti dal mondo pagano.

Dunque Agrigento è stata meravigliosa protagonista nei secoli di uno straordinario melting pot culturale che ha plasmato il volto attuale della città sotto tutti i punti di vista possibili, mantenendo però sempre radicate le tradizioni religiose.

Così accade che Agrigento sia la città del “Santo Nero”, quel carismatico e miracoloso San Calogero di Girgenti che però veniva da lontano.

 

Un Santo taumaturgo che nelle immagini sacre viene rappresentato con l’aspetto rassicurante di un vecchio eremita dalla lunga barba bianca e dalla pelle scura, dall’ampio mantello sotto il quale ogni pio devoto può simbolicamente trovare rifugio.

Quant’è bello San Calò! Così pulito e rassicurante nella sua figura minuta! Quanto è amato San Calò!

Lo sanno bene gli agrigentini che per lui farebbero ogni sacrificio, ogni fioretto pur di sentirlo vicino, pur di essere accolti sotto la sua ala protettiva, sotto il suo mantello.

 

Descrivere questa comunione viscerale tra gli agrigentini e il Santo non è impresa semplice perché si tratta di una devozione forte e struggente che è palpabile tra la gente, che è facilmente manifesta anche ai turisti che ogni anno giungono in città tra la prima e la seconda domenica di luglio per assistere ai festeggiamenti in suo onore, quando sacro e profano, religione cristiana e paganesimo si mescolano fantasticamente e danno vita a quel grido gioioso che sempre emoziona: “E chiamamu a cu nn’aiuta! Evviva San Calò!” (E chiamiamo a chi ci aiuta! Evviva San Calogero!).

Tuttavia vogliamo provare a farvi immergere in questa meravigliosa atmosfera di fede e di festa e vi proponiamo un simbolico itinerario che partendo dalla storia e dal folklore si inerpica lungo i sentieri della fede e della tradizione, ripercorrendo gli elementi più significativi e le tappe fondamentali della festa del “Santo Nero”.

 

La ricostruzione storica della figura di San Calogero

Proporre una ricostruzione storica della figura di San Calogero non è semplice poiché, come spesso accade nel caso delle vite dei santi, mito e realtà si fondono in modo indissolubile, tuttavia, in questo caso, disponiamo di alcune fonti attendibili sulle quali potere fare affidamento almeno per ciò che riguarda gli aspetti principali dell’esistenza di questa figura religiosa molto carismatica.

Il Santo nacque, almeno secondo la tradizione, in Calcedonia nel 466 d.C., tuttavia a questa data talvolta se ne oppongono altre contrastanti. Il suo nome deriva dal greco e significa “buon vecchio”, un appellativo che si dava anche agli anacoreti che vivevano appartati in luoghi solitari. I suoi genitori erano cristiani e sin da piccolo anch’egli seguì gli insegnamenti di questa religione.

Così, fin da giovane, detestò tutti i piaceri mondani tanto da ritirarsi a vivere in una foresta, dove, lontano da tutti, si dedicò ad una vita in solitudine come eremita contemplando Dio, dal quale ricevette due preziosi doni: quello dei miracoli e quello della profezia. Dopo molti anni di eremitaggio fu chiamato dal vescovo di Calcedonia e fu nominato sacerdote, fu così che cominciò la sua attività di predicazione del Cristianesimo.

Dopo molti anni di attività di evangelizzazione dovette fuggire a causa delle persecuzioni che stavano facendo strage di cristiani nell’Africa Settentrionale.

Giunto in Sicilia si stabilì a Lilibeo, dove si ritirò in una grotta per poi sfidare ogni pericolo e cominciare a predicare il Cristianesimo. Infervorò i popoli con le sue opere di pietà e con i suoi prodigi, prestò cure agli ammalati avvalendosi delle acque sulfuree dell’isola e convertì molti abitanti che in lui vedevano un padre spirituale ma anche un taumaturgo.

Ormai molto vecchio, si stabilì in una grotta sul Monte Cronio a Sciacca e vi trascorse l’ultimo periodo della sua vita, cibandosi, secondo la leggenda, del latte di una cerva, la quale gli fu poi uccisa involontariamente dal cacciatore Arcadio. Sempre secondo la tradizione, morì il 18 giugno del 561 d.C., che è il giorno in cui molti celebrano la festa in suo onore. Il suo corpo venne seppellito sul Monte Cronio da Arcadio, che nel frattempo era diventato suo discepolo, in seguito, per metterlo al sicuro dalle persecuzioni dei Saraceni giunti sull’isola, fu trasferito nel Monastero di S. Filippo di Fragalà, nella diocesi di Messina.

Il legame del Santo con Agrigento nasce dal fatto che si racconta che il monaco Calogero, durante la sua attività di evangelizzazione, mentre dilagava la peste, era solito andare in giro per chiedere il pane da donare ai poveri. Le persone, temendo il contagio, lanciavano il pane al Santo direttamente dalle finestre e lui lo raccoglieva con amorevole cura per offrirlo ai bisognosi.
Calogero fu un personaggio che si caratterizzò per l’eroismo del suo sacrificio, per la sua filantropia, per la santità di vita e di costumi e fin da subito fu forte la devozione nei suoi confronti.

 

Il folklore tra fede e tradizione

La figura di questo Santo Nero, taumaturgo ed eremita, fu subito molto amata tanto che oggi in diversi luoghi della Sicilia viene venerato e portato in processione. Tra i tanti posti, oltre ad Agrigento, che lo vedono protagonista di un forte e suggestivo culto abbiamo: Naro, Porto Empedocle, Realmonte, Sciacca, Canicattì, Aragona, Santo Stefano Quisquina, Campofranco, San Salvatore di Fitalia, Frazzanò, Petralia Sottana e Aliminusa.

Ad Agrigento San Calogero viene venerato come fosse il santo patrono, che in realtà è San Gerlando.

I festeggiamenti si protraggono per otto giorni e vanno dalla prima alla seconda domenica di luglio. In questo periodo in città si respira un’aria di festa anche grazie alla presenza delle luminarie, disposte lungo le vie principali, e della fiera, con le coloratissime bancarelle in cui è possibile gustare leccornie a volontà, in particolare la cubaita di mandorle o di giuggiulena di sesamo e il torrone tradizionale, e la tipica “calia e simenza” a base di ceci e semi di zucca.

Qualche tempo prima dei festeggiamenti ufficiali è possibile assistere per la città alle esibizioni dei tammurinara di San Calò che con il ritmo incalzante dei loro tamburi inneggiano al Santo Nero.

Le loro esibizioni continuano durante i festeggiamenti raccogliendo intorno un gran numero di persone che assistono compiaciute alla performance. Già il venerdì precedente la prima domenica di festa iniziano i pellegrinaggi al Santuario e le funzioni religiose dedicate. Solitamente si tiene anche “U Venniri a Villa”, una manifestazione in cui è possibile gustare i prodotti enogastronomici tipici della zona.

Il pellegrinaggio o viaggio si compie durante tutto il periodo di festa secondo le promesse fatte da uomini e da donne che a gruppo, talvolta a ppedi scavusi cioè a piedi scalzi , si recano al santuario recitando mentalmente o oralmente le preghiere di ringraziamento o di supplica al Santo.

In passato il viaggio terminava non di rado con la lingua a strascinuni, espressione indicante il fatto che il devoto percorreva il tratto dall’entrata della chiesa fino all’altare con la lingua poggiata sul pavimento.

La domenica la festa ha inizio già con “l’alborata” ovvero lo sparo dei mortaretti. Il simulacro del Santo, una copia in vetroresina dell’originale del XVI secolo, viene portato fuori dal santuario a spalla dai portatori di San Calò, che indossano una casacca bianca e una bandana rossa, esattamente a mezzogiorno la prima domenica e alle tredici la seconda.

Il Santo Nero è accolto dagli applausi e dalle urla di gioia dei devoti in un ritmo frenetico che vede l’intensa partecipazione di tutti che, come gli stessi portatori, cercano di salire sulla vara per poterlo abbracciare e baciare e per chiedergli una grazia.

Chi vi riesce può perfino asciugare il sudore del Santo e portare con sé il fazzoletto intriso di quella benedizione che solo San Calò è in grado di dare. Morbide pagnotte, precedentemente benedette, piovono da ogni dove a simboleggiare la carità del monaco che in passato le ha raccolte per i bisognosi.

La gente comune ora le chiede a chi le ha promesse come ex voto per una grazia ricevuta e per questo non di rado rappresentano parti anatomiche collegate alle malattie.

È meraviglioso vedere tra la folla i genitori innalzare a San Calò per promessa i loro bambini che indossano le “vestine bianche”, ovvero i vestitini bianchi di buon auspicio per il loro futuro. Il simulacro viene fatto dondolare, quasi ballare, e i portatori cantano simultaneamente “Pepiti pepiti San Calò”, un’espressione che indica il movimento che si fa dondolandosi. Si aggiungono altre invocazioni al Santo: “E chiamamu a cu nn’aiuta! Evviva San Calò!

La processione, con il Santo portato a spalla dai portatori e fatto barcollare a destra e a sinistra in un arcano rituale che sprigiona grande energia vitale, prosegue per le vie cittadine: via Atenea, via Garibaldi e così fino all’Addolorata, dove alle 18.00 il simulacro viene posto sul carro trionfale.

Un tempo era in uso rifocillare i devoti con maccheroni e vino.

Alle 20:30 la processione ricomincia, seguita dalle autorità comunali e dalle confraternite di Agrigento, e attraverso le strade cittadine giunge al viale della Vittoria dove si tiene lo spettacolo pirotecnico detto “a maschiata di San Calò”.
Dopo di ciò è ormai notte e il Santo viene fatto rientrare nella sua chiesa, non prima però di essere stato nuovamente acclamato, baciato e abbracciato dai suoi devoti che mai lo abbandonano e che con mestizia si decidono a fargli varcare la soglia del santuario.

La sera della seconda domenica di luglio vede l’entrata definitiva del monaco carismatico nel suo luogo di abituale permanenza. Adesso gli agrigentini, che fino a quel momento si erano astenuti per devozione, possono finalmente andare al mare.

 

Il luogo di culto: il Santuario di San Calogero

San Calogero ha un luogo di culto tutto suo, un santuario dedicato che non può non essere meta di pellegrinaggio del devoto più fervente come del semplice turista che giunge in città. Da qui, infatti, il Santo, raffigurato in un simulacro in pietra posto nella nicchia esterna sopra il portale della facciata principale, si affaccia benevolo come a vegliare sulla città, a proteggere gli agrigentini che tanto lo amano.

La chiesa si trova in uno dei luoghi più centrali della città, sorge infatti in piazzetta San Calogero, collocata tra il viale della Vittoria e il piazzale Aldo Moro, a due passi da via Atenea e dalla stazione centrale.

L’edificio risale a un’epoca compresa tra il XIII e XIV secolo, quando la città era governata dalla famiglia Chiaramonte, e secondo la tradizione il carismatico monaco ha soggiornato proprio in quel luogo.

L’edificio ha vissuto alterne vicende. Nel 1573 fu costituita una confraternita di ottantasei cittadini, di cui solo nove ecclesiastici, che si impegnarono a far ampliare la chiesa per accogliere anche un oratorio. Nel 1598 il culto del Santo crebbe ulteriormente grazie al fatto che Papa Clemente VIII aveva approvato la celebrazione dei festeggiamenti in onore del monaco in tutta la Sicilia, da ciò anche il santuario ne trasse grande giovamento. Dopo un periodo di totale abbandono nei primi decenni del Novecento, la chiesa fu restaurata e nel 1977 fu elevata a santuario.

L’interno dell’edificio presenta una divisione in tre navate tramite una doppia fila di sei colonne corinzie. La cappella, posta al centro, ospita la nicchia dove è custodito il simulacro di San Calogero realizzato in legno e risalente al XVI secolo ed è decorata con pregevoli stucchi che riportano i simboli identificativi della vita del santo e cioè il bastone e la cerva.

Di particolare rilevanza sono i mosaici dorati e policromi raffiguranti l’Occhio Divino, il calice con l’ostia e la colomba dello spirito santo. L’altare è stato realizzato in legni pregiati con tarsie in bois de rose forse da artisti cappuccini nel XVI secolo. Infine, nella zona della sacrestia sono raccolti gli ex voto che rappresentano l’intervento miracoloso del Santo in risposta all’invocazione di aiuto dei fedeli, talvolta sono riproduzioni di parti anatomiche collegate alle malattie patite oppure si tratta di oggetti d’oro, dipinti e altro ancora.

Ecomuseo di Agrigento tra i Luoghi del Cuore FAI 2018

ecomuseo ad agrigento

Il Libero Consorzio Comunale di Agrigento, ha candidato il proprio Ecomuseo tra i Luoghi del Cuore 2018.

Il concorso del Fondo per l’ambiente italiano, giunto alla sua nona edizione e che dà la possibilità di votare, fino al 30 novembre prossimo, i luoghi più suggestivi del territorio nazionale.

 

L’ecomuseo nasce dall’idea di mettere insieme tutti beni, il cui comune denominatore, sia il XIX secolo inserendoli al meglio in una rete di strutture, attività, laboratori ed eventi distribuiti sul territorio.

Intende essere questo l’Ecomuseo istituito ad Agrigento dal libero consorzio comunale (l’ex provincia regionale). Si tratta del primo Ecomuseo in Sicilia costituito esclusivamente da un ente pubblico.

Il termine “ecomuseo” indica un territorio caratterizzato da ambienti di vita tradizionali, patrimonio naturalistico e storico-artistico particolarmente rilevanti e degni di tutela, restauro e valorizzazione.

 

Non aspettatevi quindi di trovare un museo con un ingresso e una biglietteria: né sale né quadri e neppure oggetti esposti alle pareti.

Si tratta piuttosto di un luogo dove un territorio in movimento si racconta e si mostra.

In questo caso si rivela attraverso le opere del XIX presenti nel patrimonio culturale agrigentino.

Un ecomuseo, diversamente da un normale museo, non è circondato da mura o limitato in altro modo, ma si propone come un’opportunità di scoprire e promuovere una zona di particolare interesse per mezzo di percorsi predisposti, di attività didattiche e di ricerca che si avvalgono del coinvolgimento in prima persona della popolazione, della associazioni e delle istituzioni culturali.

Gli “ecomusei” sono previsti dalla legge regionale n. 16 del 2 luglio 2014 che ha attribuito agli enti pubblici e privati, agli enti locali e alle associazioni, la possibilità di istituirli.

L’ecomuseo agrigentino ha il merito di intervenire nel territorio della comunità, nella sua trasformazione ed identità storica, proponendo “come oggetti del museo” non solo gli oggetti della vita quotidiana ma anche i paesaggi, l’architettura, le testimonianze orali della tradizione. Si occupa della promozione di attività didattiche e di ricerca grazie al coinvolgimento diretto della popolazione e delle istituzioni locali. Il compito di tale istituzione museale è da un lato la conservazione e la tutela del patrimonio culturale ma dall’altro anche la valorizzazione del patrimonio collettivo.

A comporre l’Ecomuseo, è il Giardino Botanico esteso circa 8 ettari, con un patrimonio arboreo di circa 20mila piante, espressioni di oltre trecento essenze tipiche della macchia mediterranea, il cui sottosuolo è percorso da una rete di ipogei risalenti al V sec. a.c., nonché da grotte calcarenitiche.

Oltre al Giardino Botanico, c’è l’Erbario con una collezione di oltre 2000 essenze erbacee, la Biblioteca e l’archivio storico dell’Ente in cui sono custodite anche pubblicazioni d’epoca e documenti, tra cui una pregevole copia, recentemente restaurata, della ”Encyclopédie” di Diderot e D’alembert, risalente al “Secolo dei Lumi” oltre a documenti d’epoca originali risalenti al Risorgimento e all’Unità d’Italia.

A concludere l’Ecomuseo, c’è la Galleria espositiva della Scala Reale ed il Palazzo sede istituzionale dell’ente con affreschi della seconda metà dell’Ottocento. Una chicca è, poi, rappresentata dalla copia del Regio Decreto, datato 15 aprile 1938, con cui il Re Vittorio Emanuele III, concesse l’uso del Gonfalone alla Provincia di Agrigento.

Recentemente, inoltre, è stata allestita una nuova sezione espositiva in cui vengono raccolte preziose testimonianze storiche che riguardano la nascita, la vita istituzionale dell’Ente e le vicende costruttive dell’Ottocentesco “Magnifico Palazzo”.

Per votare è possibile collegarsi e registrarsi al sito www.fondoambiente.it ed entrare nella sezione “I luoghi del cuore” esprimendo la propria preferenza.

Elio Di Bella

 

La Strada Degli Scrittori: Un Nuovo Itinerario Letterario

strada degli scrittori

Leonardo Sciascia, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Luigi Pirandello, Antonio Russello, Rosso di San Secondo e Andrea Camilleri nelle loro opere hanno anche raccontato il territorio agrigentino ed hanno il merito di avere diffuso nel mondo la ricchezza della cultura e delle tradizioni della Sicilia centro-occidentale.

La Strada degli Scrittori propone un itinerario letterario che si snoda per 32 km lungo la Strada Statale 640.

 

Ci si avvia da Porto Empedocle per arrivare a Caltanissetta passando per la Valle dei Templi ad Agrigento.

 

Il progetto nasce da un’idea di Felice Cavallaro, giornalista del Corriere della Sera, e si avvale della collaborazione dell’Anas.

Si tratta di un suggestivo viaggio culturale a tappe che ci immerge nella conoscenza delle località coinvolte.

Nella tappa a Porto Empedocle conosciamo la Vigata di Camilleri. E’ l’ambientazione dei romanzi dello scrittore empedoclino che hanno come protagonista il celebre commissario Montalbano.

Dall’azzurro mare empedoclino si procede così verso la vicina montagna di Montelusa, corrispondente ad Agrigento, la città natale del premio Nobel Luigi Pirandello.

La strada degli scrittori ci propone di visitarne la casa natia, in contrada Caos.

 

Già da questa parte della campagna agrigentina possiamo cominciare ad ammirare la Valle dei Templi e quindi percorrere la via sacra lungo la quale si allineano gli splendidi templi dorici.

 

La tappa successiva può essere a Favara, città natale di Antonio Russello.

Dirigendosi verso Palma di Montechiaro incontriamo lungo la strada i luoghi che sono stati le le fonti di ispirazione di Tomasi di Lampedusa per “Il Gattopardo”.

Si continua il viaggio in direzione Racalmuto, paese natale di Leonardo Sciascia. Qui possiamo far visita alla sua casa natale ma anche al teatro comunale Regina Margherita dove lo scrittore assisteva alle proiezioni cinematografiche.

Il viaggio si conclude qualche chilometro più in là, entrando a Caltanissetta per visitare la città di Pier Maria Rosso di San Secondo, drammaturgo per molto tempo più apprezzato nel resto d’Italia che non in Sicilia .

La strada degli Scrittori è un un percorso on the road fatto per gli amanti della letteratura e dei tesori paesaggistici siciliani.

 

Anche quest’anno l’Associazione Strada degli Scrittori e Il Distretto Turistico Valle dei Templi, in collaborazione con, con la Fondazione Sciascia, con il coordinamento scientifico dell’Associazione Treccani Cultura e con il patrocinio della Presidenza dell’Assemblea Regionale Siciliana organizzano un Master di scrittura per offrire una formazione specialistica a giovani, insegnanti, aspiranti scrittori. Docenti del Master saranno scrittori, docenti universitari ed esperti professionisti capaci di offrire una prospettiva personale e autonoma sul processo creativo di scrittura. Il Master avrà inizio il giorno 1° luglio 2017 e terminerà il giorno 7 luglio 2017 con sede presso la Fondazione Sciascia di Racalmuto, Viale della Vittoria 3, 92020 Racalmuto (AG ).

Sul sito web della Strada degli scrittori, http://www.stradadegliscrittori.it, è possibile conoscere tutti i dettagli dell’iniziativa.

Tracce ed orme della nostra Storia: una Nuova Serie alla Scoperta della Sicilia

“Tracce ed orme della nostra Storia” è la prima serie tv che si propone di portare all’attenzione dello spettatore i luoghi e i territori ancora nascosti della Sicilia, poco noti persino ai grandi motori di ricerca.

 

Questa serie tv, realizzata in via sperimentale nella zona orientale dell’isola, è un’iniziativa dedicata al turismo culturale, la cui particolarità sta proprio nell’aver deciso di occuparsi di tesori semi sconosciuti: i siti visitati non sono rintracciabili tramite Google Maps o su Wikipedia.

 

Le prime puntate sono state realizzate in collaborazione con la testata web topbtw.com e sono state già trasmesse da alcune tv private: Canale 2 e LaTtr3 di Marsala, Televallo e Tele8tv di Mazara del Vallo.

 

Ai servizi televisivi, ancora in fase di realizzazione, hanno collaborato numerosi professionisti del mondo dell’informazione culturale, con la preziosa collaborazione tecnico-scientifica di Mario Tumbiolo, noto architetto di Mazara del Vallo.

Il progetto “Tracce ed orme della nostra Storia”, presentato all’Assessorato ai Beni Culturali della Regione Sicilia nel quadro delle iniziative dedicate allo sviluppo della cultura siciliana, è articolato per argomenti.

La Sicilia mostra così località capaci di soddisfare la curiosità di storici, appassionati di avventure o semplici curiosi che intendano andare a fondo nella scoperta di una terra ricca di storia ma proiettata nel futuro.