Le porte dell’accoglienza

L’accoglienza è uno dei temi più cari e sentiti tra i popoli mediterranei, e naturalmente dai siciliani. Tale concetto può fare riferimento ad un luogo, ad una persona, ad una situazione, ma di fatto si tratta dell’“incontro” tra due mondi diversi, tra due persone, tra gruppi di persone.

L’etimologia della parola deriva dal latino “accolligere”, composto da ad e colligere, cogliere, raccogliere.

Si tratta di ricevere, in particolare nella propria “casa”, con una certa predisposizione d’animo.

Riferito ad un luogo rimanda al ricevere, offrendo ospitalità.

“L’accoglienza richiede non solo una raccolta di informazioni esterne ma anche interne, emotive”. (E. Giusti).

Infatti l’emozione ci dà informazioni sulla qualità dell’esperienza (per accogliere occorre cogliere la risonanza emotiva prodotta dall’incontro con l’altro).

Da un lato l’accoglienza richiede la presenza dell’altro, del diverso, dall’altra una curiosità, un interesse.

“Un luogo accogliente” è un luogo familiare, in cui ci si sente a proprio agio, non ci si sente giudicati, e in cui è possibile essere “spontanei”.

E una persona accogliente? Quando possiamo dire che una persona è accogliente? Quando si parla di esseri umani le cose diventano più complesse.

L’accoglienza di una persona può essere colta in prima istanza attraverso la presenza del suo corpo, da come dispone questo nello spazio.

Per essere più chiari, può riguardare il modo in cui una persona ci guarda, il modo in cui entra in “contatto” con noi attraverso primariamente col suo corpo.

L’accoglienza, l’essere accoglienti richiede delle specifiche risorse psicologiche, come apertura mentale, capacità di assumere prospettive multiple, ect.

Tutto ciò è applicabile in diversi ambiti, clinico, sociale, turistico.

Partendo da quello clinico, si può definire l’accogliere come quella “attività che il terapeuta promuove per favorire il legame affettivo e creare l’alleanza operativa con il cliente” (cit.)

In altre parole “l’accogliere” rientra all’interno delle regole di un buon “setting”, creare un ambiente confortevole, affinché l’altro si senta a proprio agio, e appunto accolto.

Nell’ambito sociale e del turismo un esempio chiaro è offerto dai popoli mediterranei. Nella storia di questi popoli l’ “ospite” era (e lo è tutt’ora) “sacro”, proprio ad indicarne l’importanza.

In ambito turistico, la psicologia sociale e del turismo ha sottolineato l’idea dell’accoglienza come uno degli elementi base per un turismo sempre più multietnico e vario. “Le attività turistiche offrono grandi opportunità di crescita personale e di rafforzamento dei legami sociali.”

La prof.ssa C. Serino, in un articolo recentemente pubblicato, parla di “costruzione di comunità” e di “sviluppo di empatia”, come risonanza dell’esperienza altrui dentro di sé per una “cultura dell’incontro”. (cit.)

Per concludere vorrei raccontare un’antica storia Boliviana, raccontata e tramandata dai popoli andini.

E’ la storia di “Tunupa”. Questo era il nome dato ad una divinità andina, venerata attualmente presso alcuni popoli dell’altopiano boliviano.

E’ considerato il dio del “Volcan e del rayo”. Vi sono diverse versioni del mito. Quella a me raccontata riguarda un personaggio, “eroe civilizzatore”, che visita diversi siti dell’altopiano, ma, ripetutamente, non viene ricevuto di buona maniera (“accolto”), dalla gente del luogo. Alcune genti lo trattano addirittura male, non credendo nella sua persona e nella sua provenienza. Viene pure imprigionato.

Così lui decide di mostrare la sua vera natura e scatena una pioggia di fuoco presso i villaggi, provocando la distruzione ovunque. In seguito la sua fama raggiunge altri popoli che vennero a conoscenza del “dio” lo accolsero e lui in cambio insegnò loro diverse arti che aiutarono loro ad avere una vita migliore.

La leggenda vuole che un giorno ritornerà presso tali popoli apportando novità.

Bibliografia
L’accoglienza. I primi momenti di una relazione psicoterapeutica, Edoardo Giusti,Randa Romero overa editore,2005.
La Diversità come risorsa: il turismo come valorizzazione delle specificità culturali e come fonte di benessere psico-sociale, Serino/Turismo e Psicologia 2 (2009)

Mi chiamo Maria Sorce, ma tutti mi chiamano Maryjo, sono una psicologa italiana e psicoterapeuta in formazione. Da poco emigrata in Germania, svolgo attività libero-professionale a Monaco di Baviera e mi occupo principalmente di Italiani emigrati all’estero. Il mio motto? “Praticate gentilezza a casaccio, e atti di bellezza privi di senso”.

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