Covid, Valle dei Templi e speranza di aprire in primavera

gruppo folkloristico agrigentino gergent

La pandemia del Coronavirus ha costretto i cittadini di tutto il mondo a cambiare le proprie abitudini, ci ha obbligati a rimanere a casa per contenere la diffusione del virus e ci ha imposto di rivedere tutto. Si è bloccato tutto, si è fermata l’economia del Paese, uno tsunami che si è abbattuto con particolare gravità sull’intero settore della cultura. Le filiere della cultura e dello spettacolo subiscono in questi giorni danni provenienti contemporaneamente da diverse direzioni; dalle chiusure precauzionali, ai timori diffusi di trovarsi in luoghi pubblici, alla sostanziale paralisi del turismo interno oltre che quello internazionale, deriva il rischio di piegare un comparto essenziale non solo per nostra economia ma per la nostra stessa qualità della vita.

Agrigento è una di quelle città che sta attraverso un periodo buio di questa situazione. Agrigento è sole, mare, profumi, storia, tradizioni, folklore. Agrigento è turismo con i suoi tesori archeologici, culturali e paesaggistici, definita da Pindaro “la più bella città dei mortali”.  La Valle dei Templi, con i suoi circa 1300 ettari, dieci templi, tre santuari e una necropoli, ha dovuto chiudere per la seconda volta i cancelli. Dopo la riapertura a fine maggio, e le prime domeniche con ingresso gratuito, tra gel igienizzante, mascherine, scaglionamenti di persone, tutto organizzato in massima sicurezza, si sperava in una vera e propria rinascita culturale e soprattutto economica. Apprezzata da turisti che arrivano da tutte le parti del mondo, la Valle dei Templi è uno scrigno da scoprire. Facendo ingresso nella Via Sacra il primo tempio che s’incontra è il Tempio di Giunone, proseguendo si arriva al maestoso Tempio della Concordia, uno dei templi conservati a meglio e che rappresenta il simbolo della città. In perfetto stile dorico, con una struttura che ricorda quella del Partenone di Atene, ai suoi piedi lo scultore polacco Igor Mitoraj ha realizzato la gigantesca statua in bronzo del mitologico “Icaro caduto sulla terra”.  A seguire i resti del Tempio di Ercole, il più antico tra quelli costruiti ad Akragas e, attraversando il ponte, si raggiunge il Tempio del Giove Olimpico con la copia del Telamone o Gigante. Proseguendo poco più avanti, si raggiunge il Tempio di Castore e Polluce, detto anche dei Dioscuri e sull’estremo versante ovest della collina, si trova il Tempio di Vulcano da dove è possibile raggiungere il giardino degli Dei, il giardino della Kolymbetra, famoso per la presenza di antichi ipogei, chiamati anche Acquedotti Feaci, risalenti al lontano V secolo a.C., che avevano il compito di alimentare l’antico bacino del giardino. Già in testi antichissimi come quelli di Diodoro Siculo se ne trova traccia, raccontandoci come il tiranno Terone commissionò all’architetto Feace la progettazione di un sistema idrico per l’antica città di Agrigento. Le acque convergevano in una grande vasca, detta Kolymbetra, ovvero in greco “piscina”. Questo luogo, utilizzato anche per l’allevamento dei pesci di acqua dolce e di altri animali acquatici, ad oggi è un bene affidato al Fai, Fondo Ambiente Italiano.

Dalla presenza massiccia di alberi d’ulivo, anche secolari, il Parco Archeologico della Valle dei Templi di Agrigento ha affidato all’azienda Val Paradiso la cura degli alberi e la promozione e commercializzazione dell’olio ottenuto a marchio “Diodoros”, circa 5.000 bottiglie all’anno che racchiudono l’olio EVO delle drupe nate sotto le fronde di tanta bellezza, riportando nel Parco l’etica del fare e la laboriosità dell’uomo che si relaziona con la terra. Nocellara del Belice, Cerasuola, Biancolilla e Coratina costituiscono la biodiversità endemica dell’areale nel quale nasce più di 40 anni fa l’etichetta Val Paradiso. Dietro una realtà così strutturata c’è la passione di Massimo Carlino e dei suoi fratelli, tutti coinvolti nell’attività di famiglia che, solo dopo aver chiuso lo studio d’ingegneria (altro mestiere di famiglia nel quale fare squadra fa la differenza), vestono i panni dei produttori con l’impegno che si manifesta anche nelle scelte, senza scorciatoie e semplificazioni, di aderire ai disciplinari dell’agricoltura biologica in assoluto rispetto dell’ambiente, in campo nessuna sostanza chimica, diserbanti o insetticidi, ma esclusivo uso di prodotti naturali e sostanze organiche.

La Valle è anche scoperta…. Quella che senza dubbio ha lasciato senza fiato tutti è stata la scoperta del teatro ellenistico. Si tratta di una struttura importante, un teatro che occupa un luogo strategico nella pianta urbana, a margine dell’agorà espressione dell’importante fioritura dell’architettura pubblica nella Sicilia di fine III-inizi II sec. a. C. che porta alla realizzazione di complessi monumentali dove intrattenimento collettivo, funzioni politiche e rappresentazione del potere si fondono in un paesaggio costruito altamente scenografico. La vista verso la Valle ne alimenta la relazione con il passato di una città che aveva nel suo imponente paesaggio sacro un fulcro identitario. La vista oltre la città apre ad un orizzonte marino carico di suggestioni. Il teatro, come ha spiegato l’archeologa Parello, conta di una cavea di circa 90 metri, ad oggi però non possiamo ancora dire nulla su orchestra e scena. I primi sedili rinvenuti, relativi alla parte alta della cavea, erano scivolati in basso rispetto alla loro posizione originale probabilmente a causa della pesante spoliazione subita dal monumento, e dunque anche sulla cavea abbiamo ancora da lavorare. Certamente l’imponenza del sistema delle fondazioni rinvenute nella parte alta del teatro e delle sostruzioni che sostenevano l’edificio sul lato di sud-ovest lasciano supporre un edificio dalle dimensioni monumentali. Ma non è l’unica scoperta. Da reperti emersi dagli ultimi scavi archeologici condotti nella Valle dei Templi di Agrigento sono venute alla luce nuovi fasi architettoniche, storiche e archeologiche del Santuario e del Tempio D. Sulla collina meridionale sono stati trovati materiali in ceramica, tra cui un frammento attribuibile con certezza all’officina di Corinto del Silhouette Goat Painter I, databile intorno al 580-570 a.C.,  e frammenti di produzione attica e ionica inquadrabili cronologicamente nella prima generazione della colonia che, secondo le fonti letterarie, sarebbe stata fondata intorno al 580 a.C.. Evidenze, queste, che indicano come subito dopo la fondazione quest’area della città, forse già con una destinazione culturale, fosse frequentata dai coloni. Valle dei Templi come uno scrigno: trovata ceramica e frammenti di produzione attica e ionica. Sono state trovate numerose statuette votive deposte ritualmente insieme a ceramica e ossa combuste, questi ex-voto, insieme a cospicui frammenti di tegole in terracotta, sono chiari indizi di un culto e di un possibile edificio sacro di età tardo-arcaica.  Sono stati aggiudicati gli interventi di musealizzazione e restauro archeologico del tempio di Zeus Olimpio, ma anche il restauro e la ricollocazione dei blocchi del Santuario rupestre.

Agrigento è anche folkore. È proprio ad Agrigento e nella Valle dei Templi che si svolge la Festa del Mandorlo. Nasce a Naro, paese ad una ventina di chilometri da Agrigento, per volere del conte Alfonso Gaetani, con lo scopo di fare conoscere a tutti i prodotti tipici siciliani. Ufficialmente diventa Sagra del Mandorlo in Fiore solo a partire dal 1937 quando si trasferisce ad Agrigento e viene chiamata così proprio dagli agrigentini. Nel tempo la sagra è diventata un inno alla bellezza e all’amore, ma anche alla tolleranza tra culture diverse. Da qui la nascita del “Festival Internazionale del Folklore” che mescola, sapientemente, razze, culture e tradizioni di persone provenienti da tutto il mondo, come in un caleidoscopio che cambia e contemporaneamente amalgama il tutto. Ad aggiungere colore alla kermesse anche il Festival dei Bambini del Mondo. L’anima di questo evento è stato per numerosi anni Claudio Criscenzo, la prima edizione risale al 2001 e a seguirla adesso è Luca Criscenzo.  Sin da subito questa iniziativa, che si innestava sotto una veste giovane e autentica all’interno della Sagra del Mandorlo in Fiore, ha arricchito di ulteriori significati i messaggi di pace, concordia e fratellanza tra i popoli, questo perché i bambini, provenienti da ogni parte del mondo, grazie alla loro genuinità e sensibilità, sono certamente i migliori ambasciatori per veicolare questi nobili sentimenti, per alimentare il desiderio di amicizia, tolleranza e integrazione tra le diverse etnie e culture. Sono tanti gli appuntamenti e gli eventi che animano le strade della città nel corso del Mandorlo in fiore, dall’accensione del tripode dell’amicizia e la fiaccolata per le vie della città, oltre alla sfilata collettiva a conclusione del festival  con la presenza dei carretti siciliani, e la grande festa ai piedi del tempio della Concordia, nel corso della quale viene assegnato il tempio d’oro al gruppo folk che si è distinto maggiormente nel rappresentare e valorizzare il patrimonio Immateriale Dell’Unesco. Tanti gli eventi collaterali come Mandorlara, l’evento che mette al centro la mandorla e tutte le gustose ricette che con essa è possibile preparare, con cooking show di chef rinomati che offrono assaggi di piatti e con la collaborazione di vari ristoranti di Agrigento che durante la settimana del mandorlo in fiore dedicano il menù proprio alla mandorla.

L’edizione 2020 è stata annullata. Era già tutto organizzato, i manifesti della kermesse affissi sui muri da settimane, mille attività collaterali già preparate nei dettagli, ma, la prudenza ha prevalso e visti la diffusione del coronavirus, arrivato anche in Sicilia a fine febbraio, si è deciso proprio di annullarla. Una decisione sofferta ma di buonsenso, la salute delle persone.

Vogliamo sperare che l’anticipo della primavera e il fiorire dei mandorli possa essere d’auspicio per ritornare alla vita dopo il lungo torpore provocato dal coronavirus.

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Festa del Mandorlo in Fiore 2020: tra tradizione e novità

sfilata in via atenea

Sta per tornare uno degli appuntamenti più caratteristici della città di Agrigento: la festa del mandorlo in fiore, celebrazione della primavera e della fratellanza tra i popoli.

La festa del mandorlo in fiore 2020 si terrà dal 28 febbraio all’8 marzo.

Quest’anno l’evento sarà ancora più carico di significato: gli episodi di razzismo e intolleranza dovrebbero essere entrati a far parte del passato, ma purtroppo così non è; nel mondo spirano venti di guerra, tanto che quest’anno si è aperto con la minaccia di una terza guerra mondiale che rimbalzava tra titoli di giornale, hashtag su Twitter e post su Facebook.

In questo contesto il messaggio di solidarietà, pace e fratellanza promosso dall’evento è ancora più importante.

Ancora una volta le strade di Agrigento si animeranno dei gruppi folkloristici provenienti da ogni parte del mondo e dalle bande musicali, che daranno vita alla festa con le loro musiche tradizionali, la coloreranno con i colori dei loro costumi tipici e la arricchiranno con le danze dei loro paesi, così come il mondo è arricchito dalle diverse tradizioni.

Il fascino del festival del mandorlo in fiore, per gli agrigentini, è sempre stato quello di portare scorci di mondo fin dentro casa, lasciando una scia di musiche e colori di paesi che magari ci si ripromette un giorno di visitare, di lasciare impressi nella memoria sorrisi di popoli che alcuni non avrebbero altrimenti conosciuto.

Anche quest’anno sono tanti gli appuntamenti e gli eventi che animeranno le strade della città nel corso del Mandorlo in fiore

Nel mandorlo in fiore 2020 non mancheranno i classici momenti più emozionanti della festa, come l’accensione del tripode dell’amicizia e la fiaccolata per le vie della città, oltre alla sfilata collettiva a conclusione del festival , con la presenza dei carretti siciliani, e la grande festa alla valle dei Templi, patrimonio dell’Unesco, davanti al tempio della Concordia, nel corso della quale verrà assegnato il tempio d’oro al gruppo folk vincitore, insieme ad altri riconoscimenti.

tempio della concordia con mandorli fioriti

Il 2020 sarà l’anno del 75° Mandorlo in fiore, del 65° Festival Internazionale del Folklore e del 20° Festival internazionale “I bambini del mondo”. Inoltre, proprio quest’anno si celebrano i 2600 anni dalla fondazione di quella che il poeta greco Pindaro definì “la più bella città dei mortali”.


Il mandorlo in fiore è, come abbiamo accennato, celebrazione della bellezza e della diversità del mondo. Rappresenta anche, in questa cornice internazionale, una festa in onore della città di Agrigento: turisti da ogni parte del mondo, ma anche cittadini che la vivono ogni giorno, possono scoprire o riscoprire angoli di bellezza non ancora conosciuti o dati per scontati, come la distesa di mandorli fioriti nella valle, l’eleganza maestosa del teatro Pirandello, la ricchezza e delizia della cucina tipica.

Anche quest’anno, infatti, sarà presente la Mandorlara, l’evento che mette al centro la mandorla e tutte le gustose ricette che con essa è possibile preparare: il Palacongressi ospiterà cooking show di chef rinomati che offriranno assaggi di piatti come il cous-cous dolce con mandorle e arancia, e tanti altri. La partnership con vari ristoranti di Agrigento si rinnoverà anche stavolta e permetterà di poter degustare particolari piatti pregiati a base di mandorla a pranzo o a cena.

Chi ama fotografare sarà poi contento di sapere che anche in questa edizione non manca il concorso fotografico che premierà gli scatti che meglio hanno saputo cogliere lo spirito e l’emozione della festa del mandorlo in fiore. A raccontare le tradizioni della Sicilia non mancheranno i gruppi folk del festival regionale del folklore.

gruppo val d'akragas in costume tipico siciliano


Il 75° festival del Mandorlo in fiore si arricchisce, inoltre, della mostra iconografica che racconta la storia della kermesse tra passato e presente, attingendo all’archivio fotografico storico della sagra del mandorlo in fiore, messo a disposizione dalle autorità del libero consorzio comunale di Agrigento. Si chiamerà Il mandorlo in fiore agli albori, immagini e parole, e avrà luogo presso lo Spazio Temenos.

Piazza San Francesco diventerà teatro di scambio culturale con la Sala Bar dell’amicizia, allestita all’aperto, con lo scopo di offrire un punto di incontro ai cittadini e agli ospiti che possa anche valorizzare quest’angolo della città, dal momento che la festa del mandorlo si propone di coinvolgere tutta la città, e non solo. Ci saranno eventi esterni che, con le sfilate dei vari gruppi folkloristici, porteranno la magia simboleggiata dal mandorlo fiorito anche per le vie di San Leone, Villaseta, Villaggio Mosè, Fontanelle, Villaggio Peruzzo, Giardina Gallotti, Montaperto, Monserrato, il quartiere Stadio Esseneto, oltre al viale della Vittoria, Piazza Cavour, Villa Bonfiglio, il centro di Girgenti, e ovviamente la Valle dei Templi, con il tempio di Giunone, Decumano, la via Sacra, il tempio della Concordia. Le location utilizzate comprendono il Teatro Pirandello, il Palacongressi, l’Auditorium Livatino, il museo archeologico Pietro Griffo, il palazzo ex collegio dei Filippini.

Come nelle passate edizioni, anche in questa la tradizione verrà rispettata e le scuole di ogni ordine e grado saranno coinvolte nella magia della festa della primavera e della pace, attraverso incontri e iniziative: ci sarà spazio per il divertimento e l’arte offerti dai gruppi folk, ma anche per l’approfondimento e la sensibilizzazione su temi importanti e sempre attuali come la pace e l’incontro con le diverse culture del mondo.

Una preziosa occasione per i bambini e i ragazzi, che avranno modo di confrontarsi con coetanei di diverse nazionalità e di scoprire il fascino delle tradizioni e delle culture differenti dalla nostra. Un bagaglio culturale davvero prezioso che è indispensabile portare sempre con sé anche da adulti. La festa del mandorlo in fiore offre anche a bambini e adolescenti, ma non solo, che per i più svariati motivi non possono viaggiare, un’occasione davvero unica e vibrante per confrontarsi con persone appartenenti a culture diverse e per rendersi conto con meraviglia della sfavillante e ampia diversità che offre il mondo. Una diversità che è ricchezza e declinazione di bellezza e non motivo di diffidenza, di arroccamento sulle proprie posizioni o di scontro.

Per i più piccoli, e non solo, si terranno spettacoli del teatro dell’ opera dei pupi, dichiarata patrimonio immateriale dell’Unesco, per la sua creatività e il peso della tradizione che si porta dietro.

Proprio i beni immateriali dell’Unesco hanno un posto speciale in questa edizione del festival del mandorlo in fiore, con vari eventi specificatamente dedicati.
Il patrimonio immateriale fa riferimento a tutto ciò che è di importanza primaria nel mantenimento della diversità culturale in un contesto in cui la globalizzazione la fa da padrone, e nell’incoraggiare il dialogo tra i popoli e il rispetto delle diversità. L’Unesco si è proposto di tutelare questo, nelle sue varie declinazioni, così come il patrimonio materiale.

Il mondo si riunisce ad Agrigento per celebrare la bellezza delle tradizioni e la fratellanza tra i popoli

Quest’anno i gruppi folk partecipanti al mandorlo in fiore provengono da ben quattro continenti.

Oltre ai gruppi folkloristici agrigentini, le nazioni partecipanti sono, in ordine alfabetico:

  • Algeria
  • Brasile
  • Bulgaria
  • Cina
  • Colombia
  • Corea
  • Croazia
  • Egitto
  • Emirati Arabi Uniti
  • Francia
  • Georgia
  • Grecia
  • Honduras
  • Indonesia
  • Italia
  • Lettonia
  • Macedonia
  • Messico
  • Romania
  • Russia
  • San Salvador
  • Senegal
  • Serbia
  • Spagna
  • Turchia
  • Ucraina
  • Ungheria
  • USA

Per il festival internazionale “I bambini del mondo”, le nazioni partecipanti sono:

  • Costarica
  • India
  • Indonesia
  • Macedonia
  • Messico
  • Polonia
  • Rep. Adigeya
  • Russia
  • Taiwan
  • Ucraina
  • Italia (Agrigento) Oratorio Don Guanella; I piccoli del Val d’Akragas; Gergent; I fiori del mandorlo

Le bande musicali presenti saranno:

  • Banda Intercomunale di Agrigento “V. Bellini”
  • Fanfara dei bersaglieri di Palermo “Col. Giacomo Alfano”
  • Corpo bandistico città di Canicattini Bagni
  • Banda Civica Filarmonica di Modica

Spettacolo e grandi nomi ad Agrigento per il mandorlo in fiore daranno un tocco in più alla festa

Madrina dell’evento per il mandorlo 2020 sarà Anna Falchi, attrice, conduttrice televisiva ed ex modella, che sarà tra i conduttori dello spettacolo della sagra del mandorlo in fiore insieme a Sasà Salvaggio e al duo de I soldi spicci. Anna Falchi ha partecipato a programmi televisivi come Miss Italia, il Festival di Sanremo, Domenica In, Ballando con le stelle, e ha recitato al cinema e in teatro. Sasà Salvaggio è comico, attore teatrale, conduttore televisivo, speaker e imitatore. Porterà la sua verve comica che tutti ben conosciamo sul palco del festival del mandorlo in fiore, insieme a I Soldi Spicci, che di sicuro saranno un richiamo, in particolare, per i più giovani. Il duo comico, formato da Annandrea Vitrano e Claudio Casisa, è diventato famoso con i suoi video comici su YouTube. In breve tempo la loro popolarità è cresciuta, tanto da arrivare ad essere protagonisti sul grande schermo, per la prima volta con il film La fuitina sbagliata, del 2018, diretto da Mimmo Esposito. Non è la loro prima volta ad Agrigento in occasione della festa del mandorlo: erano già stati protagonisti di uno spettacolo nell’edizione 2016.

Nella nostra pagina Facebook, che trovate a questo link, è possibile visionare il programma dettagliato del mandorlo 2020, con tutti gli eventi e gli appuntamenti che avranno luogo dal 28 febbraio all’8 marzo, oltre alla conferenza stampa dell’evento, che si è tenuta il 17 gennaio presso il palazzo dei Filippini in via Atenea.

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La festa durante l’infanzia: un ricordo

tamburello siciliano ad agrigento

La vita non è quella che si è vissuta,
ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.

“Vivere per raccontarla” Garcìa Marquez

Avevo all’incirca otto/dieci anni. La mattina d’inverno era sempre difficile alzarsi. La mia sveglia (dalla forma di gallina) suonava di continuo finché, sfinita, pigiando sulla sua cresta mi dava il “buongiorno”.

Le mattine di Febbraio in Sicilia sono “frizzantine”, anche se il sole riscalda e ti rigenera il cuore. Così, fatta colazione, guardando il mio cartone animato preferito (“Flò, la piccola Robinson”), ci eravamo preparati per la tanto attesa “festa”.

 

Era domenica, il giorno conclusivo della Sagra del Mandorlo in Fiore (che per noi bambini coincideva con il carnevale).

 

Con l’entusiasmo che caratterizza i bambini, e con la felicità nel cuore per poter indossare la maschera del proprio personaggio preferito, mi preparavo alla grande festa.

Naturalmente non potevano mancare i coriandoli colorati e le stelle filanti (le mie preferite).

Queste sono un po’ come la vita, sai da dove partono, ma non sai mai che direzione prendono.

Questa atmosfera di festa si accompagnava al suono dei flauti del Perù. Eh sì, c’era sempre quel signore sud americano, che col suo flauto, accompagnato da una base musicale, ci portava un po’ del suo mondo e della sua cultura.

Ricordo la confusione, quella che diverte i bambini, quella folla che crea allegria, e il caldo sole che accompagnava la festa. Nello sfondo la Valle dei Templi incorniciata da magnifici e profumati alberi di mandorlo.

Si dice che man mano si cresca i ricordi più lontani nella memoria riaffiorino.

Credo che l’uomo sia fatto di “ricordi”, che costituiscono lo sfondo della sua esperienza vissuta e che sono poi la base per il “next”, il suo futuro.

Il ricordo ha a che fare con la memoria. Questa è un’attività psichica tanto semplice quanto complessa. La memoria è prima di tutto “corporea”. Quanti di voi non ricordano un odore che fa riaffiorare esperienze ed eventi passati? Il nostro corpo è il custode dei nostri ricordi e memorie che a volte dimentichiamo (volontariamente o involontariamente).

La memoria è “incarnata”, è manifesta nel nostro corpo, attraverso la postura, i gesti e il corpo nella sua interezza. Da queste manifestazioni possiamo avere importanti informazioni sulle nostre esperienze passate e su quello che oggi siamo in seguito alla nostra storia e alle nostre relazioni.

L’essere umano è tanto grandioso da mettere in atto meccanismi di regolazione dei ricordi.

Alcuni rimangono nella nostra memoria per tutta la vita, altri cadono nell’oblio.

E’ un processo tanto variabile da persona e persona, e l’ambiente e le relazioni con l’Altro influenzano questo processo.

La memoria e i ricordi ci danno la possibilità di mantenere una continuità della nostra vita interiore, consentendoci di avere un filo invisibile che collega il nostro passato con il nostro presente e guardare al futuro.

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Festa Del Mandorlo In Fiore 2018 E Patrimonio Immateriale Unesco, Un Binomio Vincente

La Festa del Mandorlo in Fiore 2018 si avvicina e già molti iniziano a porsi varie domande su come verrà strutturata questa nuova edizione, quali saranno i gruppi locali, nazionali e internazionali partecipanti, quali le location effettivamente coinvolte e cosa si cercherà di valorizzare, in modo particolare, rispetto all’edizione passata.

Nello specifico, una domanda intelligente potrebbe essere quella riguardante la possibile scelta di puntare, come già è stato fatto quest’anno, o meno sulla valorizzazione di ciò che fa parte del patrimonio immateriale dell’Unesco.

Infatti, l’Unesco, oltre a tutelare i siti patrimonio dell’umanità che rappresentano cose tangibili, ha inserito in un apposito elenco i patrimoni orali e immateriali dell’umanità che sono espressioni della cultura immateriale del mondo, quindi le antiche tradizioni che spesso sono tramandate oralmente nel corso delle generazioni.

A tal proposito, già nel 2003 è stata approvata dall’Unesco una convenzione, ratificata in Italia nel 2005, che nasce dalla consapevolezza che le forme immateriali della cultura radicate nella storia e nel tessuto sociale dei Paesi sono risorse fondamentali di identità e diversità culturale.

Al pari dei siti culturali e naturali, esse vanno preservate e tutelate come patrimonio universale e trasmesse come parte viva del passato alle generazioni che verranno.

Questa convenzione ha esteso notevolmente il concetto di “patrimonio” e ha rappresentato un completamento di ciò che era stato già affermato nel 1972 sul Patrimonio Culturale e Naturale e poi nel 1989 con la Raccomandazione sulla Salvaguardia della Cultura Tradizionale e del Folklore che identificava all’art. 1 “la diversità con l’unicità e la pluralità delle identità dei gruppi e delle società che costituiscono l’umanità; come fonte di scambio, di innovazione e creatività, la diversità culturale è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura”.

L’Unesco, quindi, è già da tempo sensibile al tema della conservazione dei capolavori immateriali rappresentati da antichi saperi, manifatture e tradizioni che non hanno una codificazione scritta ma solo una diffusione orale.

La Festa del Mandorlo in Fiore 2018 potrebbe, dunque, rappresentare un’occasione di salvaguardia e sponsorizzazione del patrimonio immateriale dell’Unesco.

Nel corso dell’edizione passata si erano organizzati diversi laboratori, come quello riguardante la dieta mediterranea, la cui iscrizione nella lista dei patrimoni risale al 2013, la metodologia di coltivazione della vite ad alberello di Pantelleria, iscritta nel 2014, la tradizione dei pupi in Slovacchia, iscritta nel 2016, e l’opera dei pupi siciliani, iscritta nel 2008. Tra le rappresentazioni, invece, si era pensato di dare spazio alle torri umane della Spagna, iscritte nel 2010, chiamate “castells” e costruite da membri di gruppi amatoriali, in piedi sulle spalle l’uno dell’altro, all’arte drammatica rituale iraniana di Ta’zìye, iscritta nel 2010, che racconta eventi religiosi e storici attraverso la musica e il movimento, a quella indiana di Mudiyettu con la danza rituale di Kerala, inscritta nel 2010, basata sul racconto mitologico di una battaglia tra la dea Kali e il demone Darika, al Canto a Tenores, sviluppato nell’ambito della cultura pastorale della Sardegna e iscritto nel 2008, all’Ariang, canzone popolare della Repubblica popolare democratica di Corea, iscritta nel 2014, e alla musica del villaggio di Terchovà in Slovacchia, iscritta nel 2013, che è una musica vocale e strumentale collettiva eseguita da cinque membri di ensemble d’archi.

Ci auguriamo che anche per la Festa del Mandorlo in Fiore 2018 si decida di scegliere e di valorizzare tutto ciò che fa parte del patrimonio immateriale dell’Unesco, ottenendo in tal modo un binomio vincente e proseguendo così in un’ottica di qualità che fa tanto bene sia alla manifestazione in sé sia all’immagine turistica e culturale che Agrigento dovrebbe avere, in modo incondizionato, sempre.

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Di Ciàula, Miniere e Lune Agrigentine

Ieri notte non ho atteso trepidante l’email di Facebook con i dati di copertura: sapevo già che erano buoni.

Però ero curioso e così la prima cosa che ho fatto stamane è stata proprio aprire la mia casella di posta… sono rimasto piacevolmente sorpreso.

Solo questa settimana abbiamo raggiunto le 67,50 mila persone contro le 48,71 mila della settimana precedente e le 31,45 mila della settimana ancora precedente.

Già che c’ero mi sono dedicato un po’ anche a Google Analytics, oltre che ai Facebook Insight, e sono andato a cercare tra i fornitori di servizio alcuni nomi eccellenti che ci avessero fatto visita.

Ed, anche li, sono restato piacevolmente sorpreso: abbiamo ricevuto visite da alcune università (tra cui quella di Weimar, di Siena, di Catania e di Palermo)… ma quella che ha più solleticato la mia autostima è stata quella dello IED (Istituto Europeo di Design).

Vuol dire che il progetto sta funzionando per come era stato pensato e per me è sia una soddisfazione personale che una speranza per il “futuro”.

Perché sapete… il progetto era stato pensato per essere un approfondimento sul Mandorlo in Fiore e su ciò che vi girava intorno; voleva cercare di non essere banale, di farsi leggere e di far vedere la bellezza.

Già la bellezza… è il mio solito chiodo fisso!!! 😉

Ed è qui che mi è sovvenuta un’altra novella di Pirandello: “Ciàula scopre la Luna”.

Non ve la riassumo, farei un pessimo servizio a Pirandello, tuttavia mi sto sentendo un novello Ciàula.

Anche io, come Ciàula, non ho paura del buio della “miniera”, mi è familiare e mi muovo a mio agio nei meandri di Internet; tuttavia ho paura del buio della notte: non so muovermi bene tra la gente.

E vi assicuro che per questo progetto ho dovuto parlare con tanta gente… tuttavia ho scoperto la bellezza della Luna e, come il protagonista della novella, anche io ho posato il mio sacco di zolfo e la sto rimirando, piangendo di gioia.

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Alle volte è meglio fidarsi dei conciabrocche agrigentini

Ieri sera, dopo avere letto l’email inviatami da Facebook riguardo alla bella copertura dei passati 14 giorni (78,99 mila persone), mi è venuta in mente una storia che noi agrigentini conosciamo tutti… ad esempio a me la narrava mia madre da bambino per farmi ridere.

La riassumo per chi ci legge da fuori Agrigento (affidando alla pagina Wikipedia un primo spunto per incuriosirvi e spingervi a leggere la novella, che merita veramente di essere letta).

La riassumo nella maniera che mi è più cara, ovverosia nella versione che mi narrava mia madre.

Don Lollò acquista una poderosa giara per conservare l’olio della spremitura degli ulivi, che quell’anno grazie al suo sfruttamento dei contadini, sarebbe stato particolarmente abbondante.

Tuttavia la giara viene trovata rotta.

Don Lollò va a chiamare il più bravo conciabrocche del paese, un tale Zi’ Dima.

Questo Zi’ Dima, nella sua attività di conciabrocche, si vantava di avere inventato una colla così potente da potere mettere a nuova la giara di Don Lollò.

Tuttavia Don Lollò non si fida di Zi’ Dima ed insiste che l’artigiano debba anche dare dei punti metallici all’orcio.

Ne nasce un battibecco che vede Zi’ Dima entrare nella giara per la necessità di mettere i punti; tuttavia, alla fine dell’opera, questi non riesce più ad uscire dal panciuto vaso.

A questo punto è magistrale, nella novella, il litigio tra i due, litigio dove Zi’ Dima vuole uscire e Don Lollò vuole pagata per intero la giara che dovrà rompere per accontentarlo.

Devo essere onesto, mia madre sorvolava sulla figura dell’avvocato (credo un poco sinistra nella visione pirandelliana) ed arrivava direttamente al fatto che Don Lollò pagava Zi’ Dima e che quest’ultimo acquistava del pesce fritto e del vino per tutti i contadini, che ballavano e cantavano intorno alla giara, bevendo alla salute del conciabrocche e trascorrendo un’allegra serata.

Il proprietario della giara alla fine, indispettito, mollava un potente calcio al recipiente e questo, dopo un rotolare per una discesa, si rompeva e permetteva al conciabrocche di uscire tra le risate dei contadini.

Evidentemente Pirandello era un fino conoscitore dell’animo degli agrigentini.

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