L’appuntamento con Sergio Criminisi (Parte 3)

Opera di Sergio Criminisi che rappresenta un albero di mandorlo stilizzato - Anno 2018
Opera di Sergio Criminisi che rappresenta un albero di mandorlo stilizzato – Anno 2018

Da sempre appassionato di tecnologia non ho mai smesso di credere nell’open-source e nella condivisione della conoscenza. Laureato in ingegneria civile per un errore di gioventù ed utilizzatore di Linux dal 1998 (la prima distrubuzione era una Slackware… e la prima non si scorda mai 🙂 )

A spasso nel tempo con PastActivity

rievocazione storica past activity

L’associazione culturale PastActivity nasce poco più di un anno fa dall’intraprendenza di tre archeologi siciliani con formazione molto diversa ma legati dal filo conduttore dell’attitudine alla comunicazione e alla pedagogia del patrimonio: Laura Danile, Giovanni Virruso e Claudia Speciale.

 

Il nostro intento era di ridare colore al Passato e di renderlo vivo e vicino.

laura danile che insegna ai bambiniIn seguito alla vincita di un bando proposto dall’Assessorato Regionale alla Famiglia, ed a mesi di confronti e ricerca, prendeva materialmente forma la nostra idea che come primo ambizioso obiettivo si proponeva di realizzare la rievocazione storica di una decisiva battaglia per le sorti dell’antica Agrigento e più in generale della seconda guerra punica.

Così nasceva “210 a.C. la conquista di Akragas”, il primo grande evento di rievocazione storica in Sicilia nella valle dei templi di Agrigento, sito UNESCO di straordinaria bellezza.

Per due giorni, il 6 e 7 maggio siamo stati catapultati nel III secolo a.C., quando la città contesa tra Cartaginesi e Romani veniva conquistata dai Romani e mutò il suo nome dall’originario Akragas in Agrigentum.

I due accampamenti punico e romano sono stati ricostruiti seguendo nei minimi dettagli quanto ci dicono le fonti storiche ed archeologiche sotto la guida di PastActivity.

Tutte le tende sono state disposte a due passi dal tempio di Zeus, nel cuore del Parco. Passeggiando all’interno del sito archeologico, tra le tende degli accampamenti, i visitatori hanno potuto interagire con i rievocatori sempre disponibili a rispondere ad ogni curiosità. Inoltre è stato possibile assaporare i gusti differenti di cucine antiche e prive di tanti ingredienti “moderni”, ricette romane e puniche dal sapore insolito ma gradevole, osservare la filatura e tessitura su telaio, toccare i filati colorati con i pigmenti naturali, indossare elmi e scudi, partecipare a un rito di propiziazione, assistere a un allenamento militare e molto altro.

attrezzi eta della pietraOgni dettaglio, sino al più piccolo, ogni oggetto riprodotto ed ogni gesto riproposto erano il frutto di una minuziosa ricerca filologica perfettamente coerente con il periodo. Nulla era per caso dentro i confini di uno spazio che i rievocatori si sono ritagliati in Valle.

Tra i profumi dei paioli sul fuoco, i suoni metallici delle armi, quelli ritmici e cadenzati del conio, la storia è diventata viva, ha preso forma e ha entusiasmato migliaia di visitatori increduli e curiosi di poter entrare improvvisamente nell’antica Akragas.

Il tutto è stato possibile grazie all’energia e competenza dei rievocatori storici che con la loro passione hanno reso possibile un così grande spettacolo della storia.

Tra sabato pomeriggio e domenica, 13100 persone hanno partecipato a questo straordinario viaggio nel tempo che si è concluso con lo spettacolo dello scontro tra i due eserciti, che ha rievocato lo scenario drammatico della battaglia realmente avvenuta nel 210 a.C. tra Romani e Cartaginesi.

Per noi di PastActivity si è trattato di un vero battesimo di fuoco, appagato da un grande successo, reso possibile dalla collaborazione di tanti professionisti che sotto la guida del direttore artistico Andrea Moretti hanno regalato alla città uno spettacolo emozionante e indimenticabile.

La portata dell’evento è stata tale che abbiamo potuto parlarne con successo in un convegno internazionale e in riviste scientifiche di settore nei mesi scorsi.

Questo è stato il primo evento per PastActivity, grande, ambizioso e non privo di rischi.

Rischi che conoscevamo e che abbiamo saputo affrontare forti di numerose esperienze nell’ambito della divulgazione scientifica e della didattica dell’archeologia.

Ciascuno di noi infatti ha acquisito negli anni una forte credibilità in contesti nazionale ed internazionale grazie a collaborazioni che proseguono ancora oggi.

Dopo questa prima fortunata esperienza, speriamo possa replicarsi presto con il supporto delle istituzioni e di sponsor privati che vogliano investire in questo campo ancora nuovo per la Sicilia ma con potenzialità enormi in termini di ricadute culturali, turistiche, ma anche sociali ed economiche per il territorio agrigentino.

Nel frattempo stiamo dedicando gli ultimi mesi a nuove attività che rispecchiano a pieno la mission di PastActivity.

Abbiamo iniziato le Archeoattività: laboratori interattivi dedicati ai più piccoli che sono veri viaggi nel tempo sotto la guida di un archeologo.

I bambini hanno ripercorso alcune tappe fondamentali della nostra storia in maniera divertente. Siamo partiti dall’Era Glaciale in compagnia di Giovanni, poi siamo stati in Egitto con Zelia, altra collega nel settore educativo da anni, per poi terminare il primo ciclo tra i miti dell’antica Grecia con Laura.

E ancora abbiamo tante altre idee a tema storico da proporre e condividere. Le attività rivolte a un target specifico (bambini dai 5 ai 12 anni accompagnati da un adulto) si svolgono nel cuore del centro storico, sul colle di Girgenti e hanno riscontrato un buon successo sin dall’inizio, che cresce in maniera esponenziale a ogni incontro.

Alcune di queste attività sono state richieste da altri musei in Italia e da alcune scuole (MUV di Castenaso (Bologna) e presto Imola e Parco del Livelet (TV)).
Per il prossimo anno scolastico il nostro obiettivo è riuscire ad approdare con tante attività anche nelle scuole siciliane.

Le idee sono già in cantiere e prevedono proposte didattiche innovative e coinvolgenti che spaziano dall’evoluzione umana, al Paleolitico e neolitico sino ai Greci e i Romani.

Valuteremo nei prossimi mesi se partire già dal prossimo anno per riuscire a completare l’offerta didattica delle scuole di ogni ordine e grado su temi così specialistici.

Altra sfida che contiamo di affrontare è quella di riuscire a realizzare attività che vadano oltre i confini delle competenze degli archeologi.

Abbiamo già alcuni contatti con professionisti di altri ambiti scientifici con i quali proveremo ad interagire per creare attività interdisciplinari per raccontare tante nuove storie ad adulti e bambini che speriamo di appassionare.

La Storia, come vogliamo divulgarla noi, è priva di barriere e confini disciplinari, è una Storia coinvolgente, aperta a tutti e alla portata di tutti.
La Storia siamo noi: è fatta dagli uomini e da tutti quegli avvenimenti accaduti prima di noi.

Il nostro compito è proprio quello di provare a farvi immergere in quel passato attraverso la lente d’ingrandimento delle nostre attività.

Abbiamo ancora tante nuove idee, seguiteci e sosteneteci.
Associazione culturale PastActivity

Link video rievocazione:

https://www.facebook.com/pastactivity/videos/1811117985852307/

profili social:

Laura Danile
Giovanni Virruso

Da sempre appassionato di tecnologia non ho mai smesso di credere nell’open-source e nella condivisione della conoscenza. Laureato in ingegneria civile per un errore di gioventù ed utilizzatore di Linux dal 1998 (la prima distrubuzione era una Slackware… e la prima non si scorda mai 🙂 )

Un viaggio nell’Agrigento sotterranea: l’ipogeo Kolymbethra-Porta V

A cura di “Associazione Agrigento Sotterranea Onlus

 

dentro ipogeo agrigentinoLa città di Agrigento, grazie alla sua millenaria storia, presenta un patrimonio sotterraneo di notevolissimo interesse e costituito da cavità artificiali localmente conosciute come gli “Ipogei di Agrigento”.

 

Questi ipogei sono essenzialmente strutture cunicolari scavate dall’uomo, in periodi diversi, nella stessa roccia con la quale sono stati edificati i monumenti della città e buona parte del suo centro storico: cavità meandriformi, pozzi e grandi cameroni scavati nella calcarenite giallastra al di sotto dell’antica acropoli di Akragas e sotto lo splendido paesaggio della sua area sacra, la Valle dei Templi.

 

Le fonti storiche fanno risalire al 480 a.C. il periodo in cui vennero iniziati i lavori di realizzazione di queste strutture ipogee.

 

È l’anno decisivo dello scontro greco-punico in Sicilia conclusosi con la vittoriosa battaglia di Imera che segnò l’apice della grandezza politico-economica dell’antica Akragas e la sua sfera d’influenza.

 

In quella occasione, un elevatissimo numero di schiavi cartaginesi giunsero in città e furono impiegati nei lavori più massacranti quali appunto il taglio delle pietre e la costruzione dei condotti sotterranei e dei maestosi templi della Valle.

Alcuni ipogei, come quelli presenti nella zona del cd. Santuario Rupestre alla Rupe Atenea (probabilmente datati al VII sec. a. C) ed altri ancora presenti nel centro storico, si pensa siano stati realizzati in epoche addirittura precedenti.

La maggior parte di queste cavità, per tipologia, ubicazione e sviluppo planimetrico, furono realizzate per assolvere all’atavico fabbisogno di acqua, tipico delle nostre terre.

Altre cavità, caratterizzate dalla forma spiccatamente tronco-conica, vennero sfruttate per immagazzinare derrate alimentari mentre altre come vere e proprie cave sotterranee di conci di calcarenite.

A questa ultima tipologia è assimilabile la più imponente cavità presente nel sottosuolo agrigentino, l’”ipogeo del Purgatorio” o “Labirinto”, così chiamato per le particolari geometrie che caratterizzano questo sistema che consta di ambienti scavati secondo il sistema “a camere e pilastri”.

Molti sono i casi in cui da una originaria tipologia si passava, con ulteriori riadattamenti, ad una tipologia diversa in periodi successivi.

Queste cavità vennero massicciamente rivalutate durante il periodo bellico della prima e seconda guerra mondiale, quando durante i bombardamenti vennero sfruttate come rifugi, soprattutto durante le incursioni aeree.

 

dentro ipogeo agrigentinoUna delle strutture ipogee presenti ad Agrigento, nel cuore della Valle dei Templi, è l’ipogeo della Kolymbetra-Porta V; un percorso sotterraneo, scavato interamente dall’uomo, risalente al V sec. a.C. (probabilmente il 480) e aperto alla fruizione del pubblico dall’aprile 2017 grazie alla sinergia tra l’associazione Agrigento Sotterranea Onlus e il Fondo Ambiente Italiano (FAI).

 

Questo ipogeo rientra tra i cd. “canali drenanti” (o “acquedotti feacei” dal nome dell’ architetto Feace al quale, secondo le fonti, fu affidata la progettazione) per la captazione e la dirottazione dell’acqua nel grande bacino idrico (a scopo religioso e civile) che era la Kolymbethra.
È caratterizzato da una sezione rettangolare a volta piana (larghezza 50/70 cm circa e altezza a partire da 1,70 metri) e uno sviluppo planimetrico di circa 185 metri (di cui i primi 100 circa paralleli al banco Sud-Est della Kolymbethra, mentre il restante ramo taglia la terrazza sacra occidentale della Valle).

Per buona parte del suo andamento, si presenta “fossile”, ovvero senza presenza d’acqua, anche se nel tratto finale si ritrovano concrezionamenti attivi e lame di carbonato di calcio che rivestono le pareti calcarenitiche e testimoniano presenza di acqua e la lenta trasformazione in un paesaggio tipico di grotta dalla bellezza straordinaria.

 

Questo percorso ha un agevole accesso all’interno del Giardino della Kolymbethra con una uscita in prossimità della Porta V, nelle vicinanze del Tempio di Castore e Polluce.

 

Lo sviluppo dell’Ipogeo, semplice e facilmente percorribile, è intervallato da due pozzi verticali, uno nei pressi della biglietteria della Kolymbethra (da cui possibile entrare e uscire e la sua funzione in antico era quello di avviare uno dei fronti di scavo dell’ipogeo) ed un secondo sul pianoro calcarenitico su cui è stato edificato il Tempio dei Dioscuri, costituito da un pozzo (idrico in antico e funzionale all’altare rinvenuto nelle vicinanze) verticale a sezione rettangolare e profondo circa 10 metri.

Si possono osservare tracce lasciate sulle pareti durante l’antico scavo e come veniva illuminato, ovvero mediante nicchiette scavate a intervalli regolari lungo la volta nelle quali si ponevano le lucerne.

All’interno dell’ipogeo l’ambiente è fresco e asciutto.

La visita è aperta a tutti, grandi e bambini, purché equipaggiati di grande curiosità ed interesse e pronti ad intraprendere un viaggio magico e misterioso all’interno di una valle che non ci si aspetta ma che rapirà per sempre il cuore.

Per maggiori informazioni e prenotazioni basta visitare il sito internet dell’associazione www.agrigentosotterranea.it.

Da sempre appassionato di tecnologia non ho mai smesso di credere nell’open-source e nella condivisione della conoscenza. Laureato in ingegneria civile per un errore di gioventù ed utilizzatore di Linux dal 1998 (la prima distrubuzione era una Slackware… e la prima non si scorda mai 🙂 )

Il Contributo di Sergio Criminisi

acamante abbraccia fillide sergio criminisi
Raffigurazione di Acamante che abbraccia FIllide ormai trasformata in albero – Sergio Criminisi 2018

Da sempre appassionato di tecnologia non ho mai smesso di credere nell’open-source e nella condivisione della conoscenza. Laureato in ingegneria civile per un errore di gioventù ed utilizzatore di Linux dal 1998 (la prima distrubuzione era una Slackware… e la prima non si scorda mai 🙂 )

Mototurismo in Sicilia: scopriamola con Valentina Bertelli!

valentina bertelli in sicilia

mototurismo in sicilia con valentina bertelliGirare la Sicilia in moto è, per ogni biker che si rispetti, un must.

 

Separata dal “continente” non solo geograficamente, la Sicilia è una terra meravigliosa e eterogenea che passa dalle località balneari ai panorami appenninici alle città barocche.

 

Arrivare in Sicilia non è semplice, se si soffre il mal di mare!

 

Le possibilità per imbarcarsi non mancano e Napoli, per chi viene dal centronord o dall’altra costa, resta un porto relativamente comodo, specialmente se si vuole approdare immediatamente a Palermo, com’era nei miei piani.

 

Palermo: Prima Sedes, Corona Regis et Regni Caput!

 

Oltre la città, sede tra l’altro di meraviglie quali il Palazzo dei Normanni che ospita il Parlamento Siciliano o i Quattro Canti o, ovviamente, la sua Cattedrale, questa città si distingue anche per l’hinterland. D’obbligo una gita a Mondello ma anche sui monti che cingono città. Il Pellegrino, ad esempio, o il Grifone: e le curve, si sa, sono il pane quotidiano degli amanti delle due ruote.

valentina bertelli mangia una arancina in siciliaDa un punto di vista puramente gastronomico Palermo si distingue dal resto dell’isola per la “arancina”, contendendosene la paternità, specialmente, con Catania, il cui derby non si ferma solo a questo né, tantomeno, alla querelle lessicale e geometrica di tale prelibatezza: femminile e tonda, nel primo caso; maschile (arancino) e conico – che si mangia con la punta rivolta in giù – nel secondo.

 

E se di curve si vuole parlare, non c’è spunto migliore che rivolgersi a est, proprio verso Catania; la si può raggiungere percorrendo l’autostrada e, da buoni motociclisti che si dica, la prima tappa orientale è fuori discussione!

 

Quindi via verso l’Etna, la cui anima sobbolle ancora.

 

Ricordando Pindaro: « …l’Etna nevoso, colonna del cielo / d’acuto gelo perenne nutrice / lo comprime. / Sgorgano da segrete caverne / fonti purissime d’orrido fuoco, / fiumi nel giorno riversano / corrente di livido fumo / e nella notte rotola / con bagliori di sangue / rocce portando alla discesa / profonda del mare, con fragore».

 

Meta degli avventori è, decisamente, il Rifugio Sapienza dove poter sostare e godere un momento di relax.

 

Da qui ci si può voltare e raggiungere facilmente i Crateri Silvestri:  due coni piroclastici alle pendici del vulcano.

 

Per chi cerca una visione più completa della zona, è consigliabile ridiscendere il massiccio dal versante opposto, passando per il Parco Naturale dell’Etna e imbattendosi in Zafferana.

 

Continuando il percorso sulla costa orientale della Sicilia non si può non voler raggiungere la splendida Taormina: città collinare nota per il teatro greco-romano sito archeologico di spessore e “teatro” di eventi poliedrici e interessanti.

 

La bellezza della città e il panorama che offre l’hanno eletta, un tempo, meta importante del “Grand Tour”.

Oggi resta una meta affascinante anche per il mondo cinematografico, che l’ha utilizzata spesso per le proprie riprese.

Restando sul litorale, godendo delle immense bellezze che si incrociano, è possibile proseguire su una strada panoramica che porta, facilmente, ad un’altra perla: l’Isola Bella.

Che, nei momenti di basse maree, rivela la sottile lingua di terra che la unisce alla spiaggia rendendola, di fatto, una penisola.

Scenografico visitarla al tramonto, specialmente risalendo sulla strada maestra e osservandola da lontano, se fortunati al chiaro di luna.

E se la luna regala un po’ di magia, viene naturale ricordare il mito che avvolge la zona!

Se l’Etna era considerato la Fucina degli dei, dove Efesto con i Ciclopi forgiava armi, monili e accessori preziosi, non può mancare una visita ad Aci Trezza dove proprio uno di cotesti Ciclopi, Polifemo, scagliò i famosi “sassi” contro “Nessuno” – Ulisse – regalandoci uno dei più bei scenari marittimi: i faraglioni antistanti la città.

 

Città che anche il Verga ha omaggiato nel celeberrimo romanzo I Malavoglia e che tutti ricorderanno con gratitudine poiché è proprio qui che, il cuoco Francesco Procopio dei Coltelli, pare abbia inventato il gelato.

Descrivere le emozioni che si provano girovagando per questa stupenda terra è difficile.

 

Anzi: impossibile. Le sue peculiarità e le sue contraddizioni, la sua posizione, crocevia di culture la rendono lontana ma vicina a tutto.

Il Mediterraneo che la avvolge offre vedute, profumi e odori che rasentano esperienze extrasensoriali mistiche e irripetibili.

Esuberante! Produco entusiasmo e adrenalina da venderne… Viaggiatrice e poliglotta. Anima vagabonda, cuore “bicilindrico” e grafomane sfrenata.

La Sagra quando abiti al nord

partecipante alla festa del mandorlo in fiore

Quando arriva Pasqua pagherei oro per farmi una bella cantata di “Ah, si versate lacrime” davanti la Chiesa di San Domenico.

 

D’estate, manco a dirlo, i pensieri sono tutti occupati dal mare, le spiagge e San Leò.

 

A dicembre mi mancano le novene di Natale e i panini cà meusa. Ma anche le giocate a carte con amici e parenti e le passeggiate al Lungomare, le mattine di gennaio, che c’è ‘u beddru suli cà veni u còri.

E poi c’è febbraio, che è sinonimo di mandorli fioriti e di Sagra.

 

Manco da 17 anni da Agrigento. Anzi, dal mio amato Villaggio Peruzzo, luogo che cito non solo per amore ma anche perché era un posto strategico adibito, all’epoca, al parcheggio dei bus dei gruppi che venivano da tutto il mondo.

I miei ricordi legati alla Sagra del Mandorlo in Fiore sono tanti e belli sapuriti.

Avevo 18 anni e una compagna di liceo che ballava in un gruppo folkloristico (Ciao Valeriù!).

Ci faceva entrare gratis agli spettacoli al Palacongressi e ci forniva i programmi dettagliati della manifestazione.

Quella settimana, quella della Sagra, per me e le mie amiche, era tutto un correre e prepararsi per assistere ai vari spettacoli in giro per la Città.

Era una festa e noi, giovani spettatrici, allungavamo l’occhio sia per gli aitanti e stranieri ballerini che per i fa-mo-sis-si-mi accompagnatori che, generalmente, erano i ragazzi più beddri e più “famosi” di Giurgè.

Dove te la vedi la fiaccolata?” Noi ci mettevamo sempre al curvone tra via Callicratide e via Manzoni.

Che li, i gruppi , abballàvano sempre. E come non pensare allo spettacolo finale ai templi. Dal Villaggio Peruzzo partivamo a piedi . Che il traffico, fino ad Annense , era chiuso.

Era una festa anche per questo. Non capitava di poter godere della bellezza della campagna di quel tratto di strada sempre tanto trafficato.

Mentre scrivo mi è venuto un poco di allammicu.

E non solo perché ho appena messo mani a ricordi che non credevo di avere più.

Mi è venuta nostalgia, come spesso accade, perché quando io ad Agrigento ci vivevo non apprezzavo come avrei dovuto quello che avevo.

Sagra compresa. Lo so, ogni anno, sui social (benedetti per chi vive lontano da casa!), è tutto un “La Sagra non è più quella di una volta” o “Schifio, 4 gruppi fitùsi”.

Sapete che c’è?
Beati voi.

Sono nata ad Agrigento 36 anni fa. Vivo da 15 anni a Noale (Ve). Collaboro con alcune testate giornalistiche online e non.
Ho fondato, nel 2012, Iogenitore.it, un portale di informazione sociale dedicato alle mamme e ai papà.

MANDORLARA contagia PALERMO

mandorlara a palermo 2017

Si è tenuta ieri, 26 febbraio, a Palermo, al Mercato San Lorenzo un’eccezionale anteprima della Festa del Mandorlo in Fiore 2017 e l’inaugurazione della X° ed. della Sagra del Mandorlo a tavola: MANDORLARA 2017, coordinata dal Consorzio Turistico Valle dei Templi (promotrice) e da Salvatore Collura (ideatore dell’evento).

Durante l’anteprima al Mercato San Lorenzo a rappresentare Mandorlara saranno cinque espositori: CVA Viticultori Associati di Canicattì’, Lazzara Sicilia, Pasticceria Di Stefano, Oleificio Val Paradiso e Premiata Pizzeria Sarda Salata che proporrà uno show cooking dedicato alla regina della manifestazione: la mandorla nostrana.

mandorlara a palermo 2017Il maestro pizzaiolo Gianluca Graci (della pizzeria licatese) ha cucinato in loco, grazie a libero point un sistema di cottura mobile, versatile e compatto disegnato per contenere apparecchiature elettriche top per cuocere e servire velocemente del cibo senza necessità di avere una cucina alle spalle, e con l’innovativo triplo filtro anti odori, offerta dallo sponsor di Mandorlara 2017: Sagrim-Electrolux; preparando la pizza fritta a base di una miscela di farina segreta, di loro produzione; a crudo alcuni semplici ingredienti: mozzarella di bufala ragusana, pomodori datterino, mentuccia, aglio, colatura di alici con ovviamente la mandorla in granella sul finale.

A rallegrare la giornata le esibizioni dei “Tammura di Girgenti”, storico gruppo di musicisti che da sempre accompagna le celebrazioni della festa di San Calogero, guidati dal giovane Biagio Licata in alcuni live show veramente coinvolgenti.

Sul palco (al mattino) la giornalista Irene Melisenda e la responsabile della comunicazione del Mercato San Lorenzo di Palermo hanno moderato le interviste, al commissario dell’Ente Parco Archeologico (a cui quest’anno è affidata la organizzazione della 72° sagra del Mandorlo in Fiore) Bernardo Campo, e all’ideatore della Sagra del mandorlo a tavola: Salvatore Collura, anche in veste di rappresentante del Consorzio Valle dei Templi di Agrigento da alcuni anni.

“Mi scuso per la mia assenza dovuta ad impegni di lavoro purtroppo ineludibili. Desidero ringraziare il San Lorenzo Mercato per l’opportunità che ci ha voluto offrire di essere stati presenti in questo posto meraviglioso, che sa essere il contenitore del meglio che la nostra terra sa offrire. Per questo, insieme al Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, abbiamo abbracciato con entusiasmo l’idea di proporre qui un’anteprima della Festa del Mandorlo in Fiore.

Colgo quindi l’occasione per formulare l’invito a tutti i palermitani di venire a scoprire e riscoprire il Mandorlo in Fiore, una festa splendida e carica di significato, che quest’anno vedrà una delle proprie edizioni più belle di sempre”

ha dichiarato il presidente del Consorzio Turistico Valle dei Templi di Agrigento, Fabrizio La Gaipa, promotore della Sagra- Mandorlara 2017.

L’appuntamento di domenica si è concluso con una eccezionale dimostrazione di pasticceria ad opera del pluripremiato e recordman del settore, il Mastro pasticcere Giovanni Mangione con un team di pasticceri e cake designers, provenienti da tutta la provincia, fra i quali: i Maestri fratelli Rosciglione, il Maestro cioccolatiere Gaspare Martinez, il Mastro decoratore Francesco Palumbo, il Cavaliere della pasticceria Lillo De Fraia ed il Maestro pasticcere Salvatore Palumbo; che hanno dato vita ad una torta monumentale di oltre trecento chili dedicata alla X edizione di Mandorlara.

Al successivo taglio della torta era presente una moltitudine di persone, piccoli e grandi, ugualmente curiosi di guardare la preparazione e di gustarne poi il “dolce” risultato, “mai visto, così tanti pasticceri contemporaneamente! -qualcuno, tra il pubblico trepidante, ha detto, – le decorazioni, poi, vere e proprie opere d’arte!”

Uff.Stampa Mandorlara 2017
Elisa Carlisi

Da sempre appassionato di tecnologia non ho mai smesso di credere nell’open-source e nella condivisione della conoscenza. Laureato in ingegneria civile per un errore di gioventù ed utilizzatore di Linux dal 1998 (la prima distrubuzione era una Slackware… e la prima non si scorda mai 🙂 )

Le porte dell’accoglienza

L’accoglienza è uno dei temi più cari e sentiti tra i popoli mediterranei, e naturalmente dai siciliani. Tale concetto può fare riferimento ad un luogo, ad una persona, ad una situazione, ma di fatto si tratta dell’“incontro” tra due mondi diversi, tra due persone, tra gruppi di persone.

L’etimologia della parola deriva dal latino “accolligere”, composto da ad e colligere, cogliere, raccogliere.

Si tratta di ricevere, in particolare nella propria “casa”, con una certa predisposizione d’animo.

Riferito ad un luogo rimanda al ricevere, offrendo ospitalità.

“L’accoglienza richiede non solo una raccolta di informazioni esterne ma anche interne, emotive”. (E. Giusti).

Infatti l’emozione ci dà informazioni sulla qualità dell’esperienza (per accogliere occorre cogliere la risonanza emotiva prodotta dall’incontro con l’altro).

Da un lato l’accoglienza richiede la presenza dell’altro, del diverso, dall’altra una curiosità, un interesse.

“Un luogo accogliente” è un luogo familiare, in cui ci si sente a proprio agio, non ci si sente giudicati, e in cui è possibile essere “spontanei”.

E una persona accogliente? Quando possiamo dire che una persona è accogliente? Quando si parla di esseri umani le cose diventano più complesse.

L’accoglienza di una persona può essere colta in prima istanza attraverso la presenza del suo corpo, da come dispone questo nello spazio.

Per essere più chiari, può riguardare il modo in cui una persona ci guarda, il modo in cui entra in “contatto” con noi attraverso primariamente col suo corpo.

L’accoglienza, l’essere accoglienti richiede delle specifiche risorse psicologiche, come apertura mentale, capacità di assumere prospettive multiple, ect.

Tutto ciò è applicabile in diversi ambiti, clinico, sociale, turistico.

Partendo da quello clinico, si può definire l’accogliere come quella “attività che il terapeuta promuove per favorire il legame affettivo e creare l’alleanza operativa con il cliente” (cit.)

In altre parole “l’accogliere” rientra all’interno delle regole di un buon “setting”, creare un ambiente confortevole, affinché l’altro si senta a proprio agio, e appunto accolto.

Nell’ambito sociale e del turismo un esempio chiaro è offerto dai popoli mediterranei. Nella storia di questi popoli l’ “ospite” era (e lo è tutt’ora) “sacro”, proprio ad indicarne l’importanza.

In ambito turistico, la psicologia sociale e del turismo ha sottolineato l’idea dell’accoglienza come uno degli elementi base per un turismo sempre più multietnico e vario. “Le attività turistiche offrono grandi opportunità di crescita personale e di rafforzamento dei legami sociali.”

La prof.ssa C. Serino, in un articolo recentemente pubblicato, parla di “costruzione di comunità” e di “sviluppo di empatia”, come risonanza dell’esperienza altrui dentro di sé per una “cultura dell’incontro”. (cit.)

Per concludere vorrei raccontare un’antica storia Boliviana, raccontata e tramandata dai popoli andini.

E’ la storia di “Tunupa”. Questo era il nome dato ad una divinità andina, venerata attualmente presso alcuni popoli dell’altopiano boliviano.

E’ considerato il dio del “Volcan e del rayo”. Vi sono diverse versioni del mito. Quella a me raccontata riguarda un personaggio, “eroe civilizzatore”, che visita diversi siti dell’altopiano, ma, ripetutamente, non viene ricevuto di buona maniera (“accolto”), dalla gente del luogo. Alcune genti lo trattano addirittura male, non credendo nella sua persona e nella sua provenienza. Viene pure imprigionato.

Così lui decide di mostrare la sua vera natura e scatena una pioggia di fuoco presso i villaggi, provocando la distruzione ovunque. In seguito la sua fama raggiunge altri popoli che vennero a conoscenza del “dio” lo accolsero e lui in cambio insegnò loro diverse arti che aiutarono loro ad avere una vita migliore.

La leggenda vuole che un giorno ritornerà presso tali popoli apportando novità.

Bibliografia
L’accoglienza. I primi momenti di una relazione psicoterapeutica, Edoardo Giusti,Randa Romero overa editore,2005.
La Diversità come risorsa: il turismo come valorizzazione delle specificità culturali e come fonte di benessere psico-sociale, Serino/Turismo e Psicologia 2 (2009)

Mi chiamo Maria Sorce, ma tutti mi chiamano Maryjo, sono una psicologa italiana e psicoterapeuta in formazione. Da poco emigrata in Germania, svolgo attività libero-professionale a Monaco di Baviera e mi occupo principalmente di Italiani emigrati all’estero. Il mio motto? “Praticate gentilezza a casaccio, e atti di bellezza privi di senso”.