L’appuntamento con Sergio Criminisi (Parte 3)

Opera di Sergio Criminisi che rappresenta un albero di mandorlo stilizzato - Anno 2018
Opera di Sergio Criminisi che rappresenta un albero di mandorlo stilizzato – Anno 2018

Da sempre appassionato di tecnologia non ho mai smesso di credere nell’open-source e nella condivisione della conoscenza. Laureato in ingegneria civile per un errore di gioventù ed utilizzatore di Linux dal 1998 (la prima distrubuzione era una Slackware… e la prima non si scorda mai 🙂 )

La Mandorla nell’arte, Simbolismi E Rappresentazioni

La mandorla, frutto del fiore del mandorlo, è un simbolo strettamente legato alla fecondità e alla rinascita di una natura rigogliosa, che riempirà di frutti prelibati le tavole dei contadini.

Per questo è stata spesso soggetto di molte rappresentazioni artistiche fin dall’antichità.

Gran parte della sua fortuna in ambito artistico si deve ai miti che la circondano, in particolare il mito di Fillide e Acamante, che è servito da fonte di ispirazione per numerose opere.

In ambito letterario quest’antica epopea greca, di cui parlò Omero, venne ripresa da Ovidio nell’opera erotico-mitologica intitolata “Eroidi” (Heroides), composta tra il 25 a.C. e il 16 a.C. Si trattava di una raccolta di 21 lettere poetiche immaginarie, d’amore e di dolore, tra le quali 15 scritte da eroine abbandonate dai loro innamorati o mariti, tre da eroi con abbinate le tre risposte.

L’opera di Ovidio venne ripresa dallo scrittore e poeta inglese Geoffrey Chaucer (circa 1343-1400) nel poema epico dal titolo “La Leggenda delle donne virtuose” (The Legend of Good Women), nel quale narrò in forma onirica la tragica storia di Fillide, oltre a quella di altre protagoniste storiche e mitologiche rattristate per essere state lasciate dall’amato.

Molto più tardi perfino il poeta Boccaccio nel suo “Decamerone” descrisse con dovizia di particolari una golosissima casa fatta di marzapane cioè, semplicemente, di mandorle e zucchero, tessendo le lodi di questo straordinario frutto.

Nel 1882, l’inglese Edward Edward Coley Burne-Jones (1833-1898), uno dei migliori Preraffaelliti in Inghilterra, rappresentò, nell’olio su tela dal titolo “L’albero del perdono” (The Tree of Forgiveness), Fillide e Demofonte nella loro speranza appagata, abbracciati e nudi, davanti a un albero di mandorlo fiorito. L’opera, di notevole potenza espressiva, fu anticipata da un acquerello nel 1870, nel cui retro comparivano citate le “Eroidi” di Ovidio.

Anche il celebre pittore Vincent Van Gogh (1853-1890) si lasciò ispirare dai fiori di mandorlo tanto da rappresentarli in più di una decina di quadri. Uno dei più famosi fu l’olio su tela intitolato “Ramo di mandorlo in fiore”, dipinto a Saint Remy de Provence prima di morire, in occasione dell’annuncio della nascita del nipote Vincent Willem, figlio di suo fratello Theo. La posizione dei fiori e la precisione delle linee indicano che fonte di ispirazione per il pittore impressionista fu l’arte dell’incisione giapponese, mentre il soggetto simboleggia l’affacciarsi di una nuova vita.

La mandorla per la sua forma ovoidale è collegata alla matrice, come simbolo di fecondità, di nascita primordiale dell’Universo. Per questo fu soggetto di molte rappresentazioni artistiche di carattere religioso, come nel caso del geniale Perugino “divin pittore” che usò nei suoi quadri la cosiddetta “mandorla mistica” (simbolo di forma ogivale ottenuto dalla sovrapposizione di due cerchi) per incastonare la Vergine Maria nell’Assunzione quale simbolo dell’unione fra terreno e divino.

La sua forma, che in sostanza abbraccia tutta la persona, si può vedere nei dipinti che ritraggono il Cristo giudice, la Trinità e la Vergine Maria. Essa richiama il cerchio che è simbolo di perfezione e per questo ben rappresenta la santità.

La Mandorla Mistica si ritrova frequentemente nelle basiliche paleocristiane e nelle catacombe, nelle quali è posta in maniera orizzontale anziché in verticale, rappresentante la stilizzazione di un pesce, simbolo di Cristo Redentore, che prende il nome di Ichthys.

In particolare, i due cerchi che si incontrano sono la rappresentazione dei due mondi su cui si basa la creazione dell’Universo, ovvero il Divino e l’Umano. Il simbolo si ritrova anche nelle lunette dei maestosi portali delle cattedrali tardo-romaniche e gotiche, in particolar modo quelli delle cattedrali francesi.

Lo schema compositivo presenta il Cristo in Maestà racchiuso nel tipico guscio-vulva della Mandorla Mistica, accerchiato dai simboli dei Quattro Evangelisti e dai Dodici Apostoli.

Denise Inguanta gestisce il blog “Lettera D”. Il mondo della comunicazione è il suo regno: infatti, oltre ad essere una copywriter, è conduttrice televisiva e radiofonica e redattrice in diverse testate giornalistiche.