Visitare la Riserva Naturale Macalube di Aragona

Situata nel territorio di Aragona, a 15 chilometri da Agrigento con un’estensione di 256,45 ettari, nasce la Riserva naturale Macalube, area condivisa dai comuni di Joppolo Giancaxio e di Aragona. Gestite da Legambiente, le Macalube, sono costituite principalmente da depositi argillosi, attraversati da una rete molto fitta di valloni. Esse testimoniano la presenza dei vulcanelli di fango freddi in Sicilia, fenomeni naturali che spesso trovano spazio nella letteratura scientifica dei viaggiatori stranieri passati sull’isola tra il 1700 e il 1800.

Se siete amanti dei viaggi particolari, allora non potete perdervi il territorio della Riserva, diviso principalmente in due aree, A, B e B1 con caratteristiche ambientali distinte:

  • zona A – l’estensione che caratterizza questa superficie è misurabile in circa 93 ettari. Si tratta dell’area dove avvengono i fenomeni di eruzione dei vulcanelli di fango e in cui sono presenti numerosi esemplari di flora peculiari della zona agrigentina.
  • zone B e B1 – estese su una superficie di 163,45 ettari, preservano le aree circoscritte e massimizzano la sicurezza della Riserva.

In seguito alla Legge Regionale 98/81, la Riserva naturale Macalube di Aragona è stata inserita nel progetto istituito dalla Regione LIFE-Natura per la conservazione degli habitat prioritari di specie vegetali e animali di elevato interesse scientifico.

Il sito è particolarmente interessante per le sue peculiarità di tipo naturalistico: il suo valore geomorfologico attira da sempre studiosi non solo italiani ma di tutta Europa, soprattutto perché la Riserva naturale Macalube di Aragona è conosciuta anche come sorgente idrofangosa dove avvengono emissioni di metano e di anidride carbonica.
Contraddistinguono il paesaggio della Riserva di Aragona vasti affioramenti di natura argillosa-marnosa.

È l’altipiano conosciuto come il Vallone Macalube a delimitare la ‘collina dei vulcanelli’, luogo in cui si può assistere alla formazione del fenomeno chiamato vulcanesimo sedimentario.

Quest’ultimo si manifesta quando il gas sottoposto a una certa pressione, trascina dal sottosuolo, portando via con sé, sedimenti costituiti da argilla e acqua. Sobbalzando in superficie, fanno spazio all’emissione di gas dai crateri. Sulla collinetta è dunque frequente scorgere forti eruzioni esplosive con zampilli, contenenti gas e acqua, in grado di raggiungere anche notevoli altezze.

Lacus Agrigentinus, lago agrigentino, o ager agrigentinus, è il termine antico coniato dagli scrittori latini, arabi e greci per indicare la località in cui è possibile trovare il machaluba. L’arabo maqlùb, che significa ‘rivoltato’, è il sostantivo giusto per capire quali particolari manifestazioni avvengono nel suolo della Riserva naturale Macalube di Aragona.

Tutt’attorno alla vivace superficie in fermento, si adatta la vegetazione spontanea composta da garigasteppa, in cui fanno capolino la Salsola agrigentina e il Lygeum spartum; nell’area è possibile trovare anche l’Aster sorrentinii e la Lavateria agrigentina. In primavera si può assistere al rifiorire generale della natura caratterizzato dalla presenza di vaste distese di orchidee selvatiche e, dall’arrivo negli stagni, di piccoli anfibi come la rana verde e il discoglosso dipinto.

La Riserva naturale Macalube di Aragona è ambita anche da alcuni rapaci: il falco della palude e il gheppio, volatili che sorvolano la zona in cerca di prede da cacciare durante la bella stagione.

Da sempre appassionato di tecnologia non ho mai smesso di credere nell’open-source e nella condivisione della conoscenza. Laureato in ingegneria civile per un errore di gioventù ed utilizzatore di Linux dal 1998 (la prima distrubuzione era una Slackware… e la prima non si scorda mai 🙂 )

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