Oroscopo del Mandorlo in Fiore

ARIETE plutone si è dato disperso e benché non si trovi nella mappa, visto il clima mite di queste giornate e la bellezza del mandorlo in fiore sono sicuro che ci saranno giornate di grande tenerezza per il vostro segno. e come dice il saggio “Pigghiala bedda e pigghiala pri nienti, ca di la bedda ti nnì fai cuntento”

TORO Le stelle non mi parlano del vostro segno caro toro, ma sono certo che sarete più affascinanti del solito in questo giorno di festa grazie alla voglia di divertimento che vi sopraffarà. e come dicono i saggi “Scarpi e cappeddu fannu l’omu beddu”

GEMELLI due facce e due bocche, e ben 4 orecchie, state certi quindi di sentire tuta l’allegria della festa in questa settimana e di mangiare abbastanza leccornie da riempire due ventri. e come dice il saggio “ ‘n saccu vacanti non po’ stari addritta”

CANCRO se il mare sembra ancora essere lontano per il vostro segno, così come per gli altri del resto, posso immaginare che saprete però godere del sole di questa settimana e che vi immergerete letteralmente nei prati sovrastati dai mandorli in fiore. e come dice il saggio:” Soccu ora si schifia veni lu tempu chi si addisia”

LEONE il fuoco che arde in voi è degno di un falò di ferragosto, ma questa settimana dovrete accontentarvi di farlo bruciare al fuoco delle fiaccole del martedì. e mi raccomando di essere amichevoli! e come dice il saggio “Megliu oi l’ovu ca dumani a gaddrina”

VERGINE Mia cara vergine a discapito di qualunque cosa possano dire le stelle questa settimana, vi auguriamo di gioire del tempo della festa del mandorlo in fiore e che possiate essere delicate come le mandorle e piene di gusto come il loro frutto. e per citare le parole del saggio “A biddizza e’ menza doti”

BILANCIA Miei cari amici della bilancia questa settimana prevedo un forte disequilibrio fra il vostro segno e la quantità di cibo che ingerirete. Potete però arginare il danno con una buona dose di ballo al suon di bande. e come dice il saggio “Na botta a la utti e na botta a lu timpagnu”

SCORPIONE Mio caro scorpione per questa settimana del mandorlo in fiore vi consigliamo di mettere da parte il vostro pungiglione e di cominciare a ballare in buona compagnia. potrebbe essere la settimana giusta 8 come tutte del resto) per trovare l’anima gemella. E come dice il saggio “Signuri scansatiminni di fimmini varvuti e di masculi svarvati”

SAGITTARIO Caro sagittario, per la tua passione dei viaggi questa settimana ti consigliamo Agrigento, dove in un solo luogo potrai trovare il mondo intero, mi raccomando però di non farti abbindolare: come dice il saggio ” mugghieri e buoi, dei paiti toi”

CAPRICORNO questa settimana il cielo è pieno di sole, ed è l’unica stella che per te voglio prevedere mio caro. Una settimana piena di sole con luminose giornate e brillanti serate all’insegna della ebrezza e ricorda le parole del saggio “Pani e vinu rinforza lu schinu”

ACQUARIO in queste giornate assolate e profumate miei cari amici dell’acquario speriamo per voi che la luna non provochi basse maree e non rischi di prosciugarvi. Il consiglio è quindi quello di riempiervi di vino per ovviare la mancanza di acque e ricordate le parole del saggio “Si t’ha ‘mbriacari ‘mbriacati di vinu bonu”

PESCI miei cari amici dei pesci attenti a non finire in padella e questa settimana nelle quali nettuno non si sa dove sia finito vi consigliamo di fare abbondanti docce per stare in compagnia e come dice il saggio ricordate ” u pesci fiti da testa”

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In Bici nella Valle dei Templi tra i Mandorli in Fiore

Vi sono luoghi nell’agrigentino che sono magici, e che spesso lasciano l’impressione di essere invalicabili, non accessibili e solo da guardare non da poter vivere.

Fino a poco tempo fa pensavo fosse così anche per il boschetto di Giunone ad Agrigento, posto nel quale mi intrufolavo spesso e volentieri per respirare aria buona.

Questo polmone verde a 2 passi dalla valle, immerso nei mandorli e avvolto dalla flora mediterranea ha sempre ispirato la mia immaginazione e nelle mie speravo di poterlo vedere pieno di gente impegnata in diverse attività fisiche e soprattutto su 2 ruote, in mountain bike, perché il terreno molto si presta a questa meravigliosa avventura della pedalata fra i mandorli.

Un cartello appeso all’ingresso del boschetto dal lato del tempio di Demetra (San Milasi) mi ha fatto capire che non ero visionaria, e che ad altri come me la cosa ha stuzzicato la fantasia, e con le giuste competenze, ASD Racing Team Agrigento, società nata e fondata nel 2010, è riuscita a renderlo possibile.

Ho chiesto a Totò D’Andrea di parlami del suo progetto e lo ho trovato disponibile e davvero appassionato.

biker agrigento asd racing team“Nel presentare la nostra squadra ci piace sempre iniziare inserendo la data della nostra fondazione, un po’ come fanno tutte le grandi società con alle spalle secoli di storia; ma il “nostro 2010”, che a molti può sembrare una data “piccola”, cela dietro il vanto di grandi risultati raggiunti proprio in pochi anni.

I nostri grandi traguardi non sono “mondiali vinti” o coppe conquistate, bensì esser riusciti a trasformare una semplice società amatoriale in una scuola nazionale di ciclismo che oggi conta più di 120 tesserati di cui 100 del settore giovanile.

La mia caparbietà in qualità di fondatore, unita alla passione di amici e atleti del gruppo amatoriale, hanno in poco tempo dato un nuovo volto ad una società che ha fatto della maturità sportiva e umana dei piccoli bikers lo spirito e il motore del gruppo.

La scuola oggi vanta ben 5 differenti corsi, creati in relazione alle capacità e all’età dei piccoli atleti; a seguirne lo sviluppo e la formazione sono 3 Tecnici Allenatori di Ciclismo e ben 6 allenatori.

La struttura, oltre ad avere una palestra coperta per il periodo invernale, ha il fulcro nel bike park ricavato all’interno della Valle dei Templi precisamente nell’area sottostante il Tempio di Demetra dato in concessione alla A.S.D. grazie alla lungimiranza del Direttore Arch. Giuseppe Parello e del Commissario Straordinario Bennardo Campo.

Grazie a detta la concessione Agrigento oggi ha la sua Scuola Nazionale di Ciclismo, una delle prime in Italia sia per numero di giovani che frequentano che per location.

La scuola è ormai diventata per gli sportivi agrigentini ritrovo dove poter trascorrere a contatto con la natura ed in città senza appunto fare spostamenti, il proprio tempo libero dove potersi rigenerare con una pedalata, corsa o semplice passeggiata tra mandorli ed ulivi.

Grazie anche alla disponibilità del Dipartimento Regionale Azienda Foreste Demaniali che permette durante l’anno di organizzare delle manifestazioni sportive di Cross Country regionali in un area boschiva che con le sue naturali bellezze offre variegate tipologie di percorsi con differenti gradi di difficoltà, il tutto ovviamente in perfetta sicurezza e lontano dal traffico cittadino.

Anche per il 2017 la Scuola di Ciclismo Nella Valle della Racing ha messo in programma diverse manifestazioni sportive regionali ad iniziare proprio dalla 6^ Cross Country dei Templi Top Class che si disputerà domenica 26 febbraio dalle ore 09,00 dove oltre la partecipazione di circa trecento atleti si avrà la partecipazione di alcuni atleti del Team professionistico GIANT-LIV attualmente in ritiro ad Agrigento proprio con il supporto della Scuola Agrigentina.

La stagione 2016 per la scuola agrigentina si è conclusa nel migliore dei modi, vincendo tutto ciò che c’era in palio, infatti sia i Giovanissimi che i Master si sono laureati Campioni Regionali.

Vinta pure la sfida nazionale dei Club sulla prestigiosa rivista nazionale MTB Magazine come la squadra con più atleti in foto, e proprio per questa vittoria sarà fatto a cura della rivista uno speciale.

I confini regionali non costituiscono un limite per la nostra squadra, che oggi con quei piccoli atleti ormai diventati grandi, si presenta sui campi di gara della Coppa Italia e di eventi internazionali.

Per informazioni si può visitare il sito www.asdracingteamagrigento.it o la pagina Facebook ASD Racing Team Agrigento.”

Trovo davvero meraviglioso che questo sia potuto essere possibile, che un posto venga finalmente valorizzato e non solo tutelato impedendone la fruizione, e trovo che fare una passeggiata in bici fra i mandorli sia un’esperienza mozzafiato che consiglio a tutti.

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Lorenzo Capraro:“made the Valley of The Temples come to life”

lorenzo capraro guida turistica agrigento

Salve… ti va di presentarti?

Mi chiamo Lorenzo Capraro, ho 37 anni e sono di Agrigento.

Sono cresciuto nella Città dei Templi Greci.Faccio parte di una grande famiglia locale e ho tante passioni come i viaggi, la danza, l’arte e il teatro, il mare.Ho iniziato a viaggiare da adolescente, dal Brasile al Giappone, dal Medio Oriente agli Stati Uniti e il Messico, dall’area del Mediterraneo ai paesi del Nord Europa.Ho vissuto a Parigi dove mi sono formato, in Inghilterra dove ho lavorato per una catena alberghiera internazionale per poi tornare nella bella Agrigento. Continuo sempre a viaggiare ma ho scelto di vivere nella mia città.Oggi parlo 5 Lingue. Ricordo la mia prima esperienza lavorativa a Parigi, uno stage presso un Tour Operator specializzato nell’attività di Outgoing, avevo 19 anni. Successivamente terminati gli studi mi trasferisco a Manchester dove lavoro come Front Desk Receptionist per un nuovo hotel di una catena alberghiera internazionale. Ricevuta una proposta di lavoro ad Agrigento decido di tornare a casa, inizia un‘esperienza di 9 anni presso un Tour Operator locale specializzato nell’attività di Incoming in Sicilia. All’interno dell’azienda svolgo diversi ruoli, multi-skilled: Front Man per la promozione e commercializzazione dell’azienda nelle fiere di turismo internazionali e nazionali (BIT, TTG, GLOBE), attività di Marketing e relazioni pubbliche, Referente del mercato Brasiliano e tanto altro. Oggi svolgo una professione diversa….

Cosa fai nella vita?

Sono una guida turistica della regione Sicilia ed in particolare svolgo la mia professione nel sito archeologico della Valle dei Templi di Agrigento, Il giardino della Kolymbethra, il Museo Archeologico, il Centro Storico di Girgenti, la Scala dei Turchi e nei paesi della provincia come Favara, Naro, Racalmuto, Licata, Porto Empedocle, Sciacca, Caltabellotta.

Ti va di spiegarci in cosa consiste il tuo lavoro?

Mi piace rispondere a questa domanda con l’esclamazione usata da tanti clienti internazionali che ho accompagnato nel corso degli anni, alla fine dell’esperienza di visita guidata mi dicono “Lorenzo you made the Valley of The Temples come to life”

E’ un lavoro gratificante?

Tantissimo, ho trasformato una passione in lavoro
Da quanto tempo ti occupi di fare scoprire le bellezze turistiche locali ai turisti? Lavoro nel settore turistico e dei viaggi di lusso da 17 anni e svolgo la professione di guida turistica dal 2007.

Come è nata questa passione?

Ho sempre amato la storia, la letteratura, l’arte…Già da piccolo, alle scuole elementari dopo aver studiato e visitato i templi greci di Akragas sono ritornato con i miei genitori per raccontare loro del sito archeologico (inconsapevolmente facevo già da guida e non avevo ancora compiuto10 anni) Alle scuole medie ho avuto come professore Mario Scaglia, mentore eccezionale delle tradizioni popolari Siciliane e in particolare quelle agrigentine, ancora oggi ricordo piacevolmente e con affetto le sue lezioni. Viaggiando ho conosciuto il mondo, città, siti e luoghi di interesse storico e artistico, persone, stili di vita, culture, realtà sociali e lavorative diverse dalla nostra. Ho capito subito che quello del turismo sarebbe stato il mio settore. 6)

Hai un titolo di studio specifico?

Ho una Laurea Breve in Gestione e Amministrazione delle Imprese Turistiche conseguita presso l’università “IUT Saint Denis Paris 13” in Francia. Nel corso degli anni ho partecipato a dei training courses. Ho conseguito l’abilitazione come guida turistica e svolgo questa professione nelle lingue: Inglese, Francese, Spagnola e Portoghese.

Che percorso formativo consiglieresti a chi volesse seguire le tue orme?

Sicuramente per chi vuole diventare guida turistica la formazione classica è fondamentale, suggerisco un percorso universitario a scelta tra le facoltà di beni culturali, archeologia, architettura, lettere classiche. Per coloro che invece vogliono inserirsi nel mondo dell’organizzazione dei viaggi e dei servizi consiglio le facoltà di scienze turistiche o addirittura le scuole hôtelière internazionali, ma anche percorsi formativi sul marketing, relazioni pubbliche, lo studio delle lingue straniere. La Sicilia e in particolare Agrigento sono terra fertile per le figure professionali specializzate in questo settore. Consiglio vivamente di svolgere stage formativi all’estero.

Va bene… arrivano i turisti e tu li vai a prendere all’aeroporto?

Oppure quello è compito dell’accompagnatore turistico? Normalmente quello è il compito dell’accompagnatore o del local assistant.

Ci spieghi la differenza tra i due ruoli?

Le due figure sono regolate da leggi regionali, per dare un’idea concreta di queste due professioni immaginiamo l’accompagnatore come un angelo custode, intermediario tra il tour operator che organizza il viaggio e i clienti che sono in vacanza. E lui che per conto dell’agenzia si prende cura del gruppo, lo accompagna durante la durata del tour (regionale, nazionale, internazionale) e coordina i servizi del viaggio affinché tutto proceda bene e non ci siano eventuali ritardi o disservizi. Tra i compiti più importanti ci sono l’accoglienza in aeroporto, l’assistenza durante il check in e check out in hotel e l’assegnazione delle camere, l’organizzazione della tempistica della giornata, fondamentale è il coordinando degli orari con l’autista del mezzo di trasporto, gli hotels, le guide locali per le visite dei siti archeologici, i ristoranti. La guida turistica a differenza dell’accompagnatore, non si occupa del coordinamento di tutti i servizi appena descritti. In un periodo ti tempo ben definito accompagna i turisti nelle visite ad opere d’arte, a musei, a gallerie, a scavi archeologici, illustrando le attrattive storiche, artistiche, monumentali e paesaggistiche di una città una provincia o una regione.

Come attrazioni turistiche qual è la più “gettonata”?

Sono diverse, in assoluto la Valle dei Templi e il giardino della Kolymbethra, seguono la Scala dei Turchi, Il Centro Storico di Agrigento, la Farm Cultural Park a Favara.

Sempre come attrazione turistica… qual’è la “scoperta” più bella per un turista?

Il centro storico di Agrigento, i visitatori che accompagno restano piacevolmente colpiti dalla sua bellezza nascosta e lo preferiscono a quello di altre città rinomate in Sicilia.

Di cosa si lamenta di più il turista “medio”?

Il viaggio è un esperienza diversa per ogni visitatore. E’ davvero difficile parlare di lamentele perché le variabili sono molteplici, dipendono dal paese di provenienza, l’eta, il livello sociale e culturale, le aspettative del viaggio e le esperienze precedenti e anche dai bisogni che differiscono da persona a persona. Ciò che può essere valutato ottimo da un cliente potrebbe essere buono per un’altro. Sicuramente una corretta e chiara comunicazione previene la nascita di lamentele.

C’è una nazionalità in particolare con cui ti trovi maggiormente a tuo agio?

Interagisco molto bene con la clientela Anglosassone dagli USA all’Australia, da buon siciliano ho grande feeling con i paesi dell’area mediterranea e del Sud America, sono affascinato dalle buone maniere e dall’antica cultura asiatica. Riesco a relazionarmi bene con tutti, sono figlio di questa terra e l’ospitalità degli agrigentini è storicamente rinomata.

Ok… ed adesso iniziamo con le domande “serie”: qual’è la cosa che i turisti apprezzano mangiare di più?

La Caponata, i Cavatelli al cartoccio, tutto quello che è a base di pesce e verdure che sono particolarmente apprezzate perché gustose. La ricotta, i dolci come il cannolo, u cciarduni (tipico di Agrigento) e d’estate un must sono il gelato al pistacchio e la granita. I clienti vogliono bere bene e vino di qualità, sanno che in Sicilia tutto questo è possibile, ricercano i migliori vini e la provincia di Agrigento con le sue ottime cantine offre una buona scelta.

Se qualcuno volesse contattarti puoi lasciarci i tuoi recapiti?

Lorenzo Capraro

Tel. +39 3494066291

Email: info@agrigentoexperince.com

Web: www.agrigentoexperience.com

FB: Agrigento Experience

Instagram: Agrigento Experience

 

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La versione romantica del ciclo delle stagioni: Cerere e Proserpina

ratto di proserpina luca giordano

Molte sono le leggende, i racconti e i miti della storia greca e molti sono i percorsi pagani della terra agrigentina, antica Akragas che si respirano per vie e strade della città e ovviamente percorrendo la via sacra della Valle dei templi, luogo caro agli antichi dei, dove lo splendore dei mandorli in fiore da segni di divinità anche oggi.

Fra i tanti racconti che vengono narrati in questa area vi è un luogo che è magico, ma poco conosciuto, e forse anche per questo continua ad avere questa aurea mistica, e veniva usato fino a pochi decenni fa per riti propizi alla dea Cerere o Demetra come la si voglia chiamare.

Questo luogo è la chiesa di San Biagio, San Milasi per gli autoctoni, costruito su uno degli antichi templi scomparsi che appartenevano alla vecchia Agrigento, dedicati proprio a questa dea che aveva il compito di proteggere la terra, definire con i suoi stati d’animo raccolti e l’avvicendarsi delle stagioni.

Quando si sale sul promontorio proprio sopra al cimitero monumentale della città, si può ammirare la Valle nel suo splendore, specialmente durante il periodo di febbraio e marzo, nel quale tutta la valle sembra vestita di bianco e rosa grazie alla fioritura dei mandorli, e i templi si stagliano di fronte al mare argentato, poco ci vuole a capire perché fosse sorto li il tempio della dea dedicata alla terra, davanti a questo regalo della natura e come da qui si possa vedere lo scorrere delle stagioni.

La mitologia attribuisce infatti a una vicenda legata a Cerere e a sua figlia Proserpina il definire della ricchezza della terra e il susseguirsi dello scorrere del tempo dei fiori e della aridità dai quali nascono i riti eleusini. La storia narra infatti che Proserpina, mentre raccoglieva i fiori presso il lago di Pergusa, dove oggi vi è il Parco di Proserpina, venne rapita da Ade, il dio dei morti e degli inferi, che la portò con sé sottoterra. Cerere, udito il grido della figlia, vagò per 9 giorni alla sua ricerca, riposandosi nel città di Elusi dove venne a sapere del rapimento e che Zeus aveva deciso di dare in sposa sua figlia ad Ade. Il dolore della Madre fu così forte e così grande la sua ira che Cerere fece cadere una carestia sulla terra, non facendo più germogliare i semi, una carestia che avrebbe portato all’estensione degli esseri umani. Zeus preoccupato, senza umani non vi sarebbero stati sacrifici agli dei, chiede ad Ade di restituire Proserpina a Cerere.

Ovviamente Ade, innamorato della bellissima fanciulla, non acconsentì così facilmente, ma fece mangiare a Proserpina i chicchi del melograno, così che avendo condiviso il cibo dei morti non potesse staccarsi completamente dal regno degli inferi. Si raggiunse così il compromesso che la figlia trascorresse 6 mesi con la madre e sei con il marito

Ed è così che quando Proserpina si ricongiunge al marito la madre è triste, ed è autunno e inverno, quando madre e figlia si congiungono Cerere è felice ed è primavera ed estate.

Ad Agrigento nella Valle, già da febbraio, quando i mandorli fioriscono dalla collinetta dove sorge San Milasi, si può vedere il cuore di Cerere, palpitante dell’amore di una madre per l’imminente arrivo della figlia, vestirsi a festa e rinascere.

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Mandorla Benefica: la cura del corpo con l’olio di mandorle

Se è benefico avere gli occhi puntati sopra un campo di mandorli fioriti, meglio ancora annusarne l’odore o assaporare il gusto di questo frutto della primavera, il benessere che se ne può ottenere utilizzandolo in cosmesi può essere pari, se non addirittura superiore.

Non vi donna che non lo abbia provato, Cleopatra e la stessa Giuseppina Bonaparte sono le più elitarie fan di questo prodotto che usavano in grande quantità, a cospargersi del prezioso olio di mandorle il corpo, per i suoi famosi effetti contro gli inestetismi come le fastidiose smagliature, la cellulite, la secchezza e la disidratazione

Dal frutto del mandorlo si ottiene, infatti, attraverso un procedimento di spremitura a freddo, un olio trasparente, chiaro e inodore con elevato potere idratante ed emolliente grazie alla sua natura triglicerica è costituito per oltre il 95% da acidi grassi insaturi e polinsaturi (acido oleico e linoleico), per il restante 5% da acidi grassi saturi come l’acido miristico, elementi questi che fanno benissimo alla pelle!

Vi sono diversi usi in cosmesi.

Innanzitutto le sopracitate smagliature. Sia chiaro non vi sono effetti miracolosi nei confronti delle smagliature già consolidate, ma in quelle dette attive, quando sono ancora rosate, le numerose proteine, le vitamine del gruppo A, B ed E, i glucidi e i sali minerali lo collocano fra i migliori, e meno aggressivi, rimedi per prevenire e lenire gli effetti di questi fastidiosi inestetismi che colpiscono tutte le donne in gravidanza, o in età adolescenziale.

Ovviamente è anche adatto quando la pelle è stressata da un ingrassamento o dimagrimento perché nutrendo il derma, la rende più elastica e quindi meno propensa a lasciare i segni dei mutamenti di estensione.

Come tutti gli olii è meglio applicarlo sulla pelle ancora bagnata dopo la doccia, e grazie alla loro dermo affinità, visto che le proteine in esso contenute sono simili al collagene prodotto dalla pelle stessa, non lasciano unto e idratano perfettamente, penetrando negli strati più profondi della cute dove rilascia i suoi principi attivi.

Un altro uso è quello per i capelli, per i quali un impacco dai 20 minuti a tutta la notte sui capelli umidi, li lascia maggiormente nutriti e lucidi.

La delicatezza dell’olio lo porta ad essere anche un migliore struccante, adatto a tutti i tipi di pelle, che però non va passato sul contorno occhi per evitare reazioni allergiche in questa zona così delicata. Basterà metterne qualche goccia su un batuffolo di cotone e il gioco è fatto.

È molto utile anche per il trattamento delle pelli secche e arrossate e attenua il prurito nel caso di malattie esantematiche come il morbillo o la rosolia e accelera la guarigione delle dermatosi.

Da non dimenticare la cura di mani e unghie, massaggiando infatti tutte le sere con qualche goccia di olio di mandorle questa parte del corpo, si potrà notare un pelle più morbida ed elastica, delle unghie più sane e lucide e si potrà anche prevenire la comparsa delle macchie scure sul dorso delle mani, tipico segno dell’età che avanza.

Bella alla vista, buona al sapore, benefica al corpo: La mandorla regina del Mediterraneo.

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Quartet Folk: restauro di musica tradizionale

quartet folk agrigento mandorlo in fiore

Il gruppo dei Quartet Folk nasce nel luglio del 2014 dalla collaborazione fra Antonio Cannella  (chitarra, fiati e voce), Dario Mantese (mandolino fiato e voce), Gerlando Barbadoro (percussioni e voce), Francesco Carnabuci (fisarmonica e voce) e nonostante sia ancora in lavorazione il loro primo disco, hanno già alle spalle diversi premi e onorificenze.

I Quartet Folk, radicati in Sicilia, ad Agrigento terra natia dei componenti, portano avanti quel meraviglioso progetto di rendere noto e tramandare il suono e le poesie della musica popolare siciliana, arricchendole dei loro studi con nuove colorature interpretative grazie a piccole varianti strumentali.

Abbiamo voluto chiedere a questi “ambasciatori” delle tradizioni canore siciliane quale cosa in più in merito al loro progetto musicale:

 

Quartet Folk, quartet perché siete 4, ma spiegateci cosa vuol dire per voi Folk e come mai questa scelta e non una più Pop, a chi dei 4 è venuta in mente?

A dire il vero abbiamo riflettuto insieme sul nome da acquisire e per prima cosa siamo partiti dalla parola “Folk“perché, a differenza di molti coetanei nostri, abbiamo sin da piccoli portato la musica popolare nel cuore e continueremo a farlo. Alla tradizione del Folk abbiamo voluto abbinare un’altra parola “moderna” come manifesto della nostra musica: la musica tradizionale rivisitata in chiave moderna, e da qui la scelta congiunta di “Quartet“.

 

Nel vostro percorso c’è una bellissima esperienza, con uno scambio interculturale con la Harding University, dell’Arkansas, America. Come siete arrivati all’Università americana e cosa vi portate dietro da questa esperienza?

Abbiamo iniziato a suonare per gli studenti della Harding giá qualche anno fa, prima ancora di unirci sotto il nome di Quartet Folk. L’università americana porta periodicamente i propri studenti in visita nella nostra Agrigento e per 2/3 giorni rimangono in cittá per scoprirne ed ammirarne le meraviglie che essa possiede. In questo breve periodo una serata è dedicata alla conoscenza delle tradizioni popolari e, presso il centro culturale Funduk, ci esibiamo alla presenza di 50/60 studenti.

Non siamo certo nuovi ad esibizioni per gruppi di turisti ma certamente la possibilità di suonare per dei coetanei e vedere che gli stessi, pur non capendo quasi un accidenti di quello che cantiamo, si divertono ed apprezzano il nostro lavoro, ci riempie d’orgoglio e ci spinge a fare sempre meglio.

 

Tanti altri successi come il festival del gelato di palermo, l’artigianato in Fiera, e la Sagra del mandorlo, quali fra questi vi ha dato più energia per continuare a produrre e quale vi ha emozionato di più?

Mandorlo in Fiore, Sherbet e Artigianato in Fiera: stiamo parlando di 3 grandi eventi di significativa rilevanza. La Sagra del Mandorlo in Fiore ci ha visto crescere prima come persone e poi come artisti, ma le grandi emozioni vissute in quel di Milano e Palermo non possono avere paragoni.

Crediamo che questo sia dovuto al fatto che quando ti esibisci a casa, poche e sterili possono essere le critiche, perché sei circondato da parenti ed amici che per tanti motivi si congratulano con te. Invece quando ti ritrovi in contesti molto più grandi come appunto le cittá di Milano e Palermo, dove non conosci nessuno, vedere che il tuo lavoro é molto apprezzato e valorizzato, é davvero una grande soddisfazione.

 

Abbiamo letto che state lavorando sul nuovo e primo disco dei Quartet Folk ci volete dare qualche anticipazione?

Stiamo lavorando a questo nostro primo vero progetto, un album intitolato “Pruvulazzu”, dove oltre a dei brani inediti stiamo “rispolverando” dei brani  realizzati da grandi artisti del panorama musicale siciliano rimasti per troppo tempo chiusi in cassetto.

 

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Candele, crespelle e purificazione: La Candelora

fiaccolata sagra del mandorlo in fiore agrigento

Si ‘un chiovi ‘a cannilòra ‘u ‘nvernu è sciutu fora“, e così che ogni 2 febbraio aprendo le finestre di casa le signore anziane diventavano le nostre metereologhe e facevano previsioni su future piogge e raccolta delle messi.

Noto è che ad Agrigento la Sagra del Mandorlo in Fiore veniva prima celebrata i primi di febbraio, probabilmente conseguentemente a questa festa che nelle celebrazioni pre-cristiane era la festa di  Imbolc che segnava, appunto, il lento arrivo della primavera che scacciava l’inverno, che proprio in questi momenti lasciava le genti allo stremo per la scarsità delle risorse e delle provviste che cominciavano a scarseggiare.

Questa festa era celebrata con l’accensione delle candele per determinare la purificazione del terreno dall’inverno e scacciare i suoi demoni, e resta tradotta nella religione cattolica con la purificazione di Maria Vergine e la presentazione di Gesù al tempio.

Febbraio è anche il mese che vede i festeggiamenti della dea Februa (Giunone, la quale, nel mondo romano, veniva celebrata con l’accensione delle candele ed infatti era anche chiamata Lucina, cioè dea della luce.

Non dimentichiamo che Giunone era protettrice delle partorienti e forse anche per questo le religioni moderne festeggiano il 2 febbraio come festa della purificazione dopo il parto.

Secondo i giudei infatti, una donna che aveva partorito era impura per 40 giorni del sangue mestruale e doveva recarsi al tempio ad accendere una candela per la purificazione al 40° giorno dal parto, e così fece anche Maria dopo la nascita di Gesù.

Le candele accese sono anche ricondotte alle parole di Simenone, che quando vide Gesù lo definì dicendo “luce per illuminare le genti, per questo motivo il simbolo della candela benedetta diviene per i credenti simbolo stesso della vicinanza a Gesù.

La tradizione culinaria, invece, fa delle crepes o crespelle il piatto della Candelora, in diversi gusti cucinate tenendo in mano una moneta, sono di buon’auspicio per festeggiare questo periodo che comincia a profumare di primavera.

Quindi occhio alla finestra oggi per il meteo futuro e buone crespelle a tutti, illuminati da una bella candela!

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Il racconto nel canto: la Sicilia del popolo

tamburello siciliano ad agrigento

Chi non ha mai intonato “Ciuri ciuri” si morda la lingua, chi non ha mai battuto le mani al ritmo di “Vitti na crozza” si faccia avanti e chi non ha mai sorriso ascoltando “La luna in mezzu u mari” scagli la prima pietra: questa musica è di tutti e rappresenta le origini e l’ancestrale grembo di questa isola e dei suoi isolani.

La Sicilia è una terra sonora, dove ogni luogo ha un suo rumore, tramandato da secoli di invasione che hanno dato note diverse e diverse infiltrazioni a un popolo notoriamente rumoroso.

Comunemente a ciò che è la musica, anche in questa isola così multi variegata, spesso la si usa per esprimersi: in primis fu nel lutto, poi i canti dei lavoratori e in particolare degli zolfatari, ed a seguire per tramandare storie affinando melodie e nenie accompagnate da strumenti in uso ancora oggi come il marranzano, il tamburello e lo zufolo.

Per capire l’importanza che riveste il canto e la musica popolare possiamo ricorrere alle parole scritte dal scritte dal filosofo, teologo e letterato tedesco, Johann Gottfried Herder (1744-1803), “I canti popolari sono gli archivi del popolo, il tesoro della sua scienza, della sua religione […] della vita dei suoi padri, de’ fasti della sua storia…”

Una storia che si tramanda quindi con i suoi costumi e i suoi principali mestieri e abitudine quotidiane come ad esempio il famoso canto dei pescatori “Jetta la riti”, o “U cantu di lu carritteri” o ancora “Passa u ricuttaru”. Questi brani che in taluni casi sono antichi vengono in gran parte interpretati da Gian Campione, cantautore agrigentino del ’46 che ha portato la musica popolare siciliana in tutto il mondo.

Usata per condividere storie, culti ed emozioni la musica siciliana odierna non smette di essere canto di amore, spesso anche di denuncia, verso persone e soprattutto nei confronti della Sicilia stessa, perché un isolano ha un profondo senso di attaccamento alla terra, viscerale e sentimentale come un canto d’amore sa essere, anche quando non corrisposto.

Quindi a volte il canto può essere di una dolcezza commovente e altre di una violenta passione.

Di questo genere di musica non si può non ricordare la più famosa interprete che è Rosa Balistreri, che appunto diceva in merito al suo modo di fare musica: “Si può fare politica e protestare in mille modi, io canto. Ma non sono una cantante.. sono diversa, diciamo che sono un’attivista che fa comizi con la chitarra”.

Una donna forte, che cantava per sfogare la sua rabbia. Il timbro forte ed originale della voce le consentì in seguito di interpretare le canzoni popolari siciliane con un tono fortemente drammatico esprimendo il senso di povertà e orgoglio della sua terra. Un esempio è la sua meravigliosa “Terra ca nun senti”.

“Rosetta a licatisa” (nome d’arte all’inizio della sua carriera) era anche una donna, e in quanto tale romantica, e forse la sua più famosa canzone è appunto “Cu ti lu dissi”.

Nessun siciliano resta fermo o non mostra emozione davanti alle sonorità che abbiamo raccontato qui sopra, dalla prima all’ultima fanno parte della tradizione, della appartenenza e dell’ancestrale natura di ogni isolano, scorrono nel sangue e aspettano solo una nota che li riporti alla luce facendoli risuonare.

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Il treno del Mandorlo: Nuova Storia Ecosostenibile

Ad Agrigento per la festa del Mandorlo in Fiore sarà possibile visitare la Valle e raggiungere il Tempio della Concordia la domenica, 12 marzo 2017, della premiazione sul treno storico che attraversa l’antica ferrovia Akragas.

Anche per chi arriva da più lontano, da Palermo, sarà possibile prendere un treno storico, locomotiva elettrica E 646 anni ’60, dalle carrozze tipo “59” anni ’60, dal postale a carrelli uiz anni ’50 e dalle carrozze “Centoporte” anni ’30, che fischierà la sua partenza alle ore 7 e 45 per percorrere l’ entroterra siciliano fino alla stazione di Agrigento dove vi sarà l’interscambio, pagando un biglietto aggiuntivo, con il treno della Valle dei Templi.

L’arrivo è previsto per le 10:30 per dare la possibilità di godere della Festa del Mandorlo in Fiore per tutta la giornata, la ripartenza è infatti prevista per le ore 18.30 da Agrigento per il rientro a Palermo. Tutto questo è possibile grazie alle recenti associazioni delle Ferrovie storiche che stanno prendendo sempre più piede e che da qualche giorno hanno anche una legge a loro tutela passata alla Camera. Il 25 gennaio 2017 infatti è stata votata a favore la proposta di legge 1178 per l’Istituzione delle Ferrovie Turistiche, 18 in Italia, di cui ben 4 in Sicilia che permetterà di sviluppare ancora di più la rete di ferrovie storiche e turistiche. E di dare la possibilità alle associazioni e ai giovani coinvolti di sviluppare attività culturali, turistiche, ma anche ricettive.

Ad Agrigento l’associazione responsabile è Ferrovie Kaos e invece sul territorio palermitano http://www.trenodoc.com/.

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La sicilianità nella musica contemporanea

Negli anni si sono susseguiti nuovi cambi generazionali che hanno sempre mantenuto il rispetto per la musica tradizionale siciliana riproponendola in nuove versioni come Roy Paci con “Malarazza”, uno dei successi di Modugno.

Siciliani di eccellenza sono anche i “grandi nuovi” che mantengono la tradizione del bel canto come Franco Battiato e la sua delicatissima “Stranizza d’amuri”, un giro armonico sulle note dell’eneagramma o la famosa cantantessa Carmen Consoli con “Focu de raggia” (feat Goran Bregovic) a ricordo anche delle nostre miste origini.

Richiamati quelli che sono i grandi ambasciatori della Sicilia e della sua evoluzione c’è da dire che di gruppi siciliani minori ve ne sono molti, quasi tutti giovani e di ogni parte della Sicilia.

 

Non si possono citare tutti ma la nostra playlist personale ne prevede 5 che si caratterizzano per testi e sonorità particolarmente legati a questa nostra terra.

Questi gruppi sono spesso accusati di non riuscire a “sfondare” per l’eccessivo legame alla Sicilia, che li rende poco nazionali, ma loro non demordono, perché è da questa terra che traggono l’ispirazione.

 

Impossibile non citare Ipercussonici, band catanese fondata nel 2002 dall’incontro di musicisti influenzati anche da esperienze in Africa e Oceania.

Le loro sonorità sono molto miste e prevale fra i diversi strumenti il marranzano, con le quali si ottengono dei suoni elettronici pari a quelli dei sintetizzatori.

Tanti sono i loro successi che li hanno portati in giro in tournée internazionali citiamo “Quannu moru, faciti ca nun moru”, una canzone di denuncia contro la mafia dedicata a Rosa Balistreri.

I Kunsertu, fondati a Messina nel 1989, famosi a livello italiano, con una musica che è sapiente unione della Sicilia e del Maghreb, ma con influssi provenienti da tutta l’Africa.

I testi affrontano spesso tematiche legate all’attualità, dalle stragi nei campi profughi palestinesi al dramma dell’immigrazione, senza dimenticare la natura romantica che li ha portati al successo con la loro “Mokarta”.

Tornado alla vera tradizione ci preme citare i Mas-Nada e I Beddi.

I primi si formano nel 1994 a Modica e compongono in siciliano con un percorso di ricerca, facendo loro le tradizioni sia del loro luogo natio che della Sicilia in generale, mischiando la loro musica con il vicino Nord Africa.

Fra i loro brani “Chistu nunn’è u pararìsu”, è la storia dell’incanto del mondo visto con gli occhi di un bambino e della sua disillusione sul mondo.

I Beddi, nome completo “I Beddi musicanti di Sicilia”, invece sono un gruppo del catanese che vede la nascita del loro esistere nel 2010, e appartiene a quel genere musicale completamente rinnovato del Siciliy Unconventional Folk; il folk de I Beddi è infatti contaminato oltre che da musiche di altre regioni del mondo anche da generi musicali moderni.

Fra i diversi successi vi facciamo ascoltare “L’Armata dei Pupi Siciliani” un riassunto della storia siciliana contemporanea che parla della voglia di non essere pupi e marionette, ma rivoluzionari.

Una menzione speciale va a Lello Analfino e ai Tinturia, gruppo agrigentino nato musicalmente nel 1999, raggiunge la consacrazione con l’interpretazione della colonna sonora di un famoso film di Ficarra e Picone “Andiamo a quel paese”, che con la sua “Cocciu d’amuri” ha raggiunto in 3 giorni un pubblico stimato in oltre 3 milioni di persone.

Resta indimenticabile anche la sua interpretazione di “Nicuzza”, dell’autore di Franco Finistrella, che la dedicò a sua moglie.

Dura a morire è dunque la voglia di parlare di Sicilia per i suoi cantautori e musicisti, e come del resto non farsi incantare e trarre ispirazione, seppur in questo rapporto di odio e amore, per questa terra?

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