La versione romantica del ciclo delle stagioni: Cerere e Proserpina

Molte sono le leggende, i racconti e i miti della storia greca e molti sono i percorsi pagani della terra agrigentina, antica Akragas che si respirano per vie e strade della città e ovviamente percorrendo la via sacra della Valle dei templi, luogo caro agli antichi dei, dove lo splendore dei mandorli in fiore da segni di divinità anche oggi.

Fra i tanti racconti che vengono narrati in questa area vi è un luogo che è magico, ma poco conosciuto, e forse anche per questo continua ad avere questa aurea mistica, e veniva usato fino a pochi decenni fa per riti propizi alla dea Cerere o Demetra come la si voglia chiamare.

Questo luogo è la chiesa di San Biagio, San Milasi per gli autoctoni, costruito su uno degli antichi templi scomparsi che appartenevano alla vecchia Agrigento, dedicati proprio a questa dea che aveva il compito di proteggere la terra, definire con i suoi stati d’animo raccolti e l’avvicendarsi delle stagioni.

Quando si sale sul promontorio proprio sopra al cimitero monumentale della città, si può ammirare la Valle nel suo splendore, specialmente durante il periodo di febbraio e marzo, nel quale tutta la valle sembra vestita di bianco e rosa grazie alla fioritura dei mandorli, e i templi si stagliano di fronte al mare argentato, poco ci vuole a capire perché fosse sorto li il tempio della dea dedicata alla terra, davanti a questo regalo della natura e come da qui si possa vedere lo scorrere delle stagioni.

La mitologia attribuisce infatti a una vicenda legata a Cerere e a sua figlia Proserpina il definire della ricchezza della terra e il susseguirsi dello scorrere del tempo dei fiori e della aridità dai quali nascono i riti eleusini. La storia narra infatti che Proserpina, mentre raccoglieva i fiori presso il lago di Pergusa, dove oggi vi è il Parco di Proserpina, venne rapita da Ade, il dio dei morti e degli inferi, che la portò con sé sottoterra. Cerere, udito il grido della figlia, vagò per 9 giorni alla sua ricerca, riposandosi nel città di Elusi dove venne a sapere del rapimento e che Zeus aveva deciso di dare in sposa sua figlia ad Ade. Il dolore della Madre fu così forte e così grande la sua ira che Cerere fece cadere una carestia sulla terra, non facendo più germogliare i semi, una carestia che avrebbe portato all’estensione degli esseri umani. Zeus preoccupato, senza umani non vi sarebbero stati sacrifici agli dei, chiede ad Ade di restituire Proserpina a Cerere.

Ovviamente Ade, innamorato della bellissima fanciulla, non acconsentì così facilmente, ma fece mangiare a Proserpina i chicchi del melograno, così che avendo condiviso il cibo dei morti non potesse staccarsi completamente dal regno degli inferi. Si raggiunse così il compromesso che la figlia trascorresse 6 mesi con la madre e sei con il marito

Ed è così che quando Proserpina si ricongiunge al marito la madre è triste, ed è autunno e inverno, quando madre e figlia si congiungono Cerere è felice ed è primavera ed estate.

Ad Agrigento nella Valle, già da febbraio, quando i mandorli fioriscono dalla collinetta dove sorge San Milasi, si può vedere il cuore di Cerere, palpitante dell’amore di una madre per l’imminente arrivo della figlia, vestirsi a festa e rinascere.

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