Che la festa abbia inizio: aspetti psicologici e antropologici

 

Nicht das ist das Kunststück, ein Fest zu veranstalten, sondern solche zu finden, welche sich an ihm erfreuen.“

(“Il trucco non è organizzare una festa, ma trovare quelli che si divertono.”)

Nietzsche

 “Fèsta s. f. [lat. fĕsta, propr. femm. dell’agg. festus «festivo, solenne», che si ritiene connesso con feria, feriae «feria»]. – 1. a. Giorno destinato a una solennità, al culto religioso, a celebrazioni patriottiche o d’altro genere: istituire, stabilire, abolire una f.; f. religiose, civili, nazionali, di famiglia; f. popolari, di carattere religioso o civile, celebrate in forme tradizionali con luminarie, fuochi artificiali, concerti bandistici, balli pubblici, largo consumo di vivande caratteristiche, ecc.;[…]”

In questo modo il vocabolario Treccani definisce il termine “festa”.

Secondo Freud, nella sua opera “Totem e Tabù” (1913), la “festa è un eccesso permesso, anzi offerto, l’infrazione solenne di un divieto”.

E’ come se attraverso la festa possano essere contenute per quel periodo tutte le pulsioni incontrollabili dell’uomo, che contrariamente comporterebbero un’impossibilità a vivere in società (“L’uomo ha barattato un parte di sé per poter vivere in società”).

Se vogliamo possiamo dire una sublimazione, da Freud definita così: “la pulsione sessuale mette enormi quantità di forze a disposizione del lavoro di incivilimento e ciò a causa della sua particolare qualità assai spiccata di spostare la sua meta senza nessuna essenziale diminuzione dell’intensità.

Chiamiamo facoltà di sublimazione questa proprietà di scambiare la meta originaria sessuale con un’altra, non più sessuale ma psichicamente affine alla prima.” Nella definizione di Freud è possibile identificare da un lato l’aspetto del “piacere” della festa e dall’altro quello dell’“evasione” (“l’infrazione solenne di un divieto”).

Le feste hanno da sempre avuto un ruolo fondamentale nella vita degli uomini, da sempre. La festa, di qualsiasi tipologia essa sia, ha il ruolo fondamentale di aggregare, e di creare condivisione di vissuti.

C’è una parte privata e una pubblica nel vissuto della festa.

Ognuno di noi percepisce la festa con uno stato d’animo unico e singolare, potremmo dire una percezione intima, che si incontra con i vissuti percepiti dall’Altro.

E’ in questo incontrarsi, in questo “tra” che nasce la magia di fare festa insieme.

Nella festa entrano in gioco diverse variabili, prima fra tutte quella temporale.

La festa è tale all’interno di precise coordinate spazio-temporali.

Il tempo scandisce la festa e la rende unica.

L’aspetto temporale fa sì che in ognuno nasca il desiderio e l’attesa della festa.

Ma c’è anche un aspetto temporale legato al passato e al presente.

La festa crea un ponte tra il nostro passato e il presente, comportando la possibilità di un radicamento.

A tal proposito non si può non considerare l’aspetto dell’appartenenza.

La festa è pervasa dal senso di appartenenza e di condivisione.

Non occorre spiegare all’altro l’emozione e i vissuti legati alla festa, l’altro sa, in quanto ne fa parte anche lui.

E in questo senso di appartenenza che ci si perde sapendo di non essere soli.

Come è stato riconosciuto anche dall’antropologia, la festa è ricerca anche della felicità.

Sin dalla preparazione, nell’attesa dei giorni precedenti la festa, tutto ruota intorno alla felicità.

Si tratta della ricerca di felicità per quel giorno, o pochi giorni, in cui per un attimo vengono messe via le brutte sensazioni, i vissuti tristi.

Allora…buona festa a tutti!!!

Mi chiamo Maria Sorce, ma tutti mi chiamano Maryjo, sono una psicologa italiana e psicoterapeuta in formazione. Da poco emigrata in Germania, svolgo attività libero-professionale a Monaco di Baviera e mi occupo principalmente di Italiani emigrati all’estero. Il mio motto? “Praticate gentilezza a casaccio, e atti di bellezza privi di senso”.

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