Storia del gruppo folkloristico Gergent

gruppo folkloristico agrigentino gergent

Il gruppo folkloristico Gergent nasce ad Agrigento nel 1992 per un’idea di Claudio Criscenzo, grande cultore e promotore della tradizione culturale siciliana.

 

foto di gruppo gergentL’Associazione culturale “Gergent” vuole far rivivere ed allo stesso tempo divulgare, soprattutto alle generazioni future, il patrimonio inestimabile della tradizione popolare siciliana ed agrigentina in particolare.

Il gruppo è formato da circa 100 elementi, diviso in due sezioni: bambini e adulti, che attraverso balli, canti e coreografie inscenano la sognante tristezza, nonché la gioia di vivere di cantare e ballare del popolo agrigentino.

 

I canti e le musiche nascono da una attenta ed approfondita ricerca, essi infatti rappresentano i momenti particolari della giornata del contadino, del carrettiere, del pescatore in momenti di lavoro, di gioco, di scherno, d’amore.

 

Tra le coreografie ricordiamo in particolare la mietitura: un canto di lavoro dedito a far rivivere l’antico mestiere della raccolta e mietitura delle spighe di frumento effettuata dagli uomini con le falci ed i forconi di legno per separare la pula dal grano, e dalle donne che si occupavano di separare il frumento con i “crivi” (in italiano setacci).

 

Il contadino siciliano che spesso viveva in condizioni di miseria e di duro lavoro, non disprezzava mai quello che faceva, l’amore per la terra non veniva mai meno e con sacrificio e impegno costante essa rifioriva ad ogni stagione.

 

Accanto alla mietitura, il gruppo folkloristico Gergent è solito mettere in scena altre coreografie quali: la Vinnigna, il Piscaturi, il Canto dell’alba, per citarne solamente alcune.

Tutte le coreografie e i balli, curati da Luca Criscenzo, conservano un elemento comune, rappresentano infatti i tipici mestieri di un tempo oramai remoto, nonchè le preghiere e le esortazioni con le quali i lavoratori iniziavano la giornata.

Ciò si ritrova ad esempio nel “Canto dell’alba” che veniva effettuato dai contadini al primo levar del sole per augurarsi un buon raccolto: “focu ca vinci lu scuru e porta alla luci svigliannu la vita chistu è u miraculu ca fa u Signuri già spunta l’alba”.

Con la Vinnigna si inscena la vendemmia, effettuata dagli uomini ma anche dalle donne che con le loro ceste di canna palustre, i tipici “panara”, raccolgono l’uva precedentemente recisa dagli uomini.

Particolarità di questa coreografia è l’allegria, sentimento che scaturiva nei vendemmiatori con cui erano soliti effettuare e soprattutto concludere questo lavoro, che veniva spesso suggellato da una danza finale tra uomini e donne.

La vinnigna, infatti, diventava un luogo di incontro e un’occasione di gioviale convivialità che portava uomini e donne a riscoprire e incontrare l’amore:

E arrivata la vinnigna,
la staciuni di l’amuri,
mentri cogghiemu la vigna,
ntà u me cori nasci un ciuri […] (testo proposto dal gruppo Gergent per la coreografia della “Vinnigna”).

Oltre alle tipiche rappresentazioni sceniche del mondo rurale siciliano e in particolare agrigentino, il gruppo è solito allietare gli spettatori con i balli tipici della tradizione popolare, come ad esempio: la “Tarantella”, danza tipica presente nella tradizione di tutto il meridione d’Italia, famosa per il brio e l’allegria che riesce a trasmettere; la “Matroccola” danza eseguita con uno strumento idiofono detto crotalo, in siciliano “matroccola”, da cui prende nome il ballo e che si ispira alla festa di San Calogero di Agrigento dove i portatori con grandi fazzoletti legati alla testa dimostrano, tra il sacro ed il profano, la loro devozione al Santo nero; il “Fazzulettu” danza che descrive un’antica leggenda siciliana, nella quale si narra che i giovani del tempo per indurre le ragazze al matrimonio toglievano loro i fazzoletti dalle teste e se le fanciulle erano consenzienti rimanevano col capo scoperto, altrimenti si facevano dare il fazzoletto da una donna sposata; il “Tamburello” danza particolarmente ritmata che esalta questo particolare strumento, utilizzato durante il ballo dalle donne e dagli uomini, il cui suono, secondo Al-Farabi, fondatore e teorico della cultura musicale araba, segue nella scala dei valori la cadenza della musica ed il battito delle mani, mentre precede quello del tamburo; il “Lupulù” o “Jolla di picurara” antichissima danza di pecorai, originaria delle campagne tra Favara e Racalmuto.

 

In questo ballo l’elemento predominante è il bastone mostrato con fierezza dai pecorai che con mimica grottesca e pesanti movenze giocano con il bastone, che per loro è compagno, arma di difesa e attrezzo da lavoro; la “Controdanza” ballo tipico, su passo cadenzato di origine francese che veniva effettuato durante il carnevale, le feste di paese e principalmente nelle feste nuziali.

 

E’ in particolare, una danza comandata dove i partecipanti eseguono delle figurazioni.

 

bambini ballo tradizionale gergentMolte le presenze del gruppo agrigentino alla Sagra del Mandorlo in Fiore, che ha sempre accolto e sostenuto come grande evento di visibilità e non solo per la propria attività folklorica.

 

Da diciotto anni, inoltre, il gruppo Gergent ne è anche parte attiva in veste di organizzatore, insieme all’AIFA, dell’oramai consolidato festival di apertura alla Sagra del mandorlo: il “Festival internazionale i bambini del mondo”, giunto quest’anno alla sua diciottesima edizione.

 

Il gruppo folkloristico Gergent inoltre ha partecipato ad importanti manifestazioni e festival internazionali, dando sempre prova di grandi qualità interpretative e riscuotendo ovunque unanimi consensi di critica e pubblico, ponendosi di diritto quale messaggero della tradizione popolare siciliana e agrigentina nel modo. Per citarne alcune: Marconia (Basilicata), Mosca (Russia), Nuova Rhuda (Polonia), Gjion (Spagna), Izmir (Turchia), Evros (Grecia), Udine (Friuli), Pontelandolfo (Campania), Katowice (Polonia), San Luis Potosi (Messico), Castrovillari (Calabria), Santarem (Portogallo), Suessen (Germania), Lublin (Polonia), Macerata (Italia), Sardegna (Italia), Sharm El-Sheik (Egitto), Udine-Pordenone-Aviano-Lignano sabbia d’oro-Trieste (Italia), Klagenfurt (Austria), Hammamet (Tunisia), Syzran (Russia), San Francisco (California) Purwakarta (Indonesia), Faro (Portogallo), Kullu Manali (India), ecc..

Tante, quindi, le esperienze all’estero del gruppo agrigentino; in proposito è bello ricordarne qualcuna insieme al Presidente e coreografo del gruppo Luca Criscenzo.

 

Ciao Luca quale tra le ultime tournée all’estero del gruppo Gergent ti è rimasta particolarmente impressa nel cuore e nella mente?

Tra le tante gite all’estero sicuramente una tra le più affascinanti e avventurose è stata quella in India. La nostra partecipazione al festival internazionale “Kullu Dussehra”, che si è svolto dall’11 al 17 ottobre 2016, rientra sicuramente tra le esperienze più belle vissute negli ultimi anni con il gruppo Gergent.

Kullu Manali, un piccolo paesino rurale nella regione dell’Himachal Pradesh nell’altopiano dell’Himalaya, ci ha stupito per le sue particolari usanze e non solo, la comunità locale ci ha riservato un’accoglienza unica e inaspettata.

La gente ha preso parte volentieri alle nostre esibizioni, regalandoci non poche emozioni.

Hanno apprezzato le musiche ma anche le danze tipiche della nostra tradizione siciliana ed in particolare agrigentina, peculiari, come si sa, per l’allegria e la vivacità che sanno trasmettere.

Non sono poi mancati i momenti di svago, come le diverse visite ai templi induisti, buddhisti, la passeggiata al parco naturale, la partecipazione alla festa religiosa correlata al festival e anche alla breve ma intensa escursione nella capitale, Nuova Delhi.

È stata un’esperienza fantastica, che ci ha arricchiti molto non solo al livello artistico.

Dopo l’esperienza del gruppo in Indonesia nel 2015, aver ancora una volta preso parte come gruppo agrigentino, ad un importante festival in Asia, ci rende orgogliosi dell’attività che svolgiamo e portiamo avanti con passione e dedizione.

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La danza: arte e vitalità

ballerini al mandorlo in fiore agrigento

danza al mandorlo in fiore agrigentoDanzare a suono di musica, senza musica, soli o in gruppo.

La danza accompagna l’uomo in tutto l’arco della sua vita.

Basti pensare al famoso gioco/danza “giro giro tondo”, o più recentemente i video virali sul canale Youtube di bambini che danzano al suono di famose canzoni.

La danza ci “attiva”, ci dà “energia”; comporta l’attivazione di tutta una serie di muscoli e di funzioni corporee vitali, la respirazione, la coordinazione muscolare, etc. La danza ci “rende vivi”.

Martha Graham, celebre danzatrice e coreografa statunitense del XX secolo, definì la danza come “il linguaggio nascosto dell’anima”; scrive della danza:
“Credo che la ragione per cui la danza ha mantenuto intatta la propria eterna magia sia che essa è il simbolo della vita”

Persino in questo istante, mentre scrivo, il tempo sta trasformando l’oggi in ieri, in passato.

Col tempo le scoperte scientifiche più brillanti saranno riviste e superate, e ne emergeranno di nuove. L’arte, invece, è eterna, perché rivela il paesaggio interiore, l’animo umano.” (Memorie di sangue, Martha Graham)

La danza ha origini molto antiche ed ha rivestito diverse funzioni (danze religiose, danze guerriere, danze profane). La si ritrova nella mitologia e in affreschi di ogni epoca.

Nell’opera dell’Iliade, Omero, nel descrivere lo scudo di Achille, rende noto la presenza di giovani uomini e fanciulle che danzano in cerchio.

Si è ballato, e si continua a farlo, in tutto il modo, in ogni nazione, e spesso la danza ha caratterizzato anche l’identità di un popolo.

Basti pensare ad esempio all’Haka, la danza tipica del popolo MᾹORI, l’etnia originaria del popolo della Nuova Zelanda. Lo studioso Alan Armstrong, nel suo libro Games and Haka, la descrive come una complessa danza, espressione della passione, del vigore e dell’identità della razza, un messaggio dell’anima.

In un interessante articolo “La musica e la danza come terapia”, uscito nel 2015 nella Rivista della Società Italiana di Psiconeuroindocrinoimmunologia, il Professore S. Colazzo e il Professore F. Bottacciolo, trattano del ruolo della danza (e della musica) “che cura”.

La danza, come forma di arte, entra a pieno titolo all’interno delle Arti Terapie ed è stata, ed è tuttora, utilizzata per due scopi principali: la modulazione delle emozioni e il consolidamento del senso di comunità.

Si può ricordare l’esempio della “Pizzica” o “Taranta” salentina, una danza popolare ballata un tempo, e tutt’ora in alcune zone del Salento.

Questa danza è legata al rito del tarantismo: le donne morse dalla taranta, che si trovavano in uno stato di alterazione della coscienza (trance), venivano accompagnate, al suon di musica con la presenza di una vera e propria piccola orchestra, in un processo di “purificazione” dal male attraverso il ballo.

La danza coinvolge il corpo e la psiche dell’individuo.

“La danza è un’esperienza sociale, anche quando è a due. Per ballare con un’altra persona occorre aprirsi verso l’altro”.

L’ascolto del suo ritmo, la sincronizzazione del tuo corpo su quello dell’altro, il contatto sensoriale, inducono modificazioni cerebrali che ancora non conosciamo bene per la difficoltà tecnica di registrazione del cervello che danza, ma che sono intuibili e che da studi parziali emergono con chiarezza.” (S. Colazzo, F. Bottacciolo, 2015).

E’ evidente la complessità del ruolo della danza nella vita dell’individuo, la sua funzione sociale, che crea e consolida l’identità e che mette in comunicazione diverse individualità.

Voglio concludere con una frase di Vicki Baum, scrittrice, sceneggiatrice e giornalista austriaca naturalizzata statunitense: “Ci sono delle scorciatoie per la felicità, e la danza è una di queste.”

 

Bibliografia
“Maori Games and Haka: Instructions, Words and Actions”, Alan Armstrong, Reed, 2005.
“Memoria di sangue”, Martha Graham, Garzanti, 1992.
Omero, Iliade, XVIII.
Rivista della Società Italiana di Psiconeuroindocrinoimmunologia, n.2 anno 2015 pneireview.

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Si Presenta Il Festival “I Bambini Del Mondo”

Il Festival Internazionale “I Bambini del Mondo“, che si terrà dal 4 al 7 marzo, verrà presentato venerdì 10 febbraio alle 10:30 presso Casa Sanfilippo.

manifesto i bambini del mondo 2017 agrigento organizzato da Luca CriscenzoCinque i gruppi internazionali partecipanti: il “Children Group Sama” di Baku in Azerbaijan, il “Dance Ensemble Severniache” di Popovo in Bulgaria, il “Kinnari Promosindo” di Jakarta in Indonesia, il “Gop Necla-Ilhan Ipekci” di Ankara in Turchia e il “Folk Song Dance Ensemble Lublin” di Lublin in Polonia.

I gruppi folcloristici dei piccoli agrigentini saranno: “Gergent”, “Oratorio Don Guanella”, “I Piccoli del Val D’Akragas”, “I Picciotti da Purtedda”, “Fabaria Folk” e “Fiori del Mandorlo”.

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La Tarantella: Origini della Danza Tipica Siciliana

Ritmi accattivanti e solari, tamburelli, costumi dai colori vivaci e sorrisi: la tarantella è la danza-simbolo del Sud Italia.

Le sue origini attraversano la storia della nostra cultura, a cominciare dalle nostre origini greco-romane, con Gneo Nevio, che scrisse la “Tarentilla”, una commedia latina di ispirazione greca, che ha come protagonista una bella ragazza di Taranto, città che, all’epoca era conosciuta come Tarentum.

Il nome “tarantella” deriva da “taranta”, termine che indicava la tarantola o Lycosa tarentula, un ragno velenoso. Per i nostri avi, danzavano la taranta coloro che erano stati morsi da un ragno.

Si danzava nelle feste pubbliche pagane, e poi, con l’avvento del medioevo, il ritmo frenetico della danza venne giustificato come pratica di guarigione, una sorta di esorcismo per scacciare i demoni, rappresentati simbolicamente dal veleno del ragno.

La tarantella rappresenta una parte importante della cultura contadina, arcaica ed è ostinatamente legata alle favole e ai riti della terra e degli astri.

Con il passare del tempo, la tarantella, lentamente, si modifica tramandandosi oralmente di generazione in generazione, e si evolve nella sua funzione ora di ballo collettivo o di coppia, ora di processione nelle feste rituali, ora di ritmo e di forma musicale e poetica di serenate portate alla finestra dell’innamorata.

È questo il nucleo vitale della musica popolare, che riproduce, con l’urto viscerale del ritmo e della percussione, l’esplosione dei sensi e dei sentimenti.

La danza della tarantella racconta un meridione ricco di valori e di storia, lontano dai clamori delle corti, capace di stimolare in ogni individuo un forte senso di appartenenza.

Bisognerà attendere i grandi coreografi di fine Ottocento per vedere sul palcoscenico di un teatro la danza della tarantella, che, nell’immaginario collettivo, è, per antonomasia, un’esclusiva napoletana.

Questo luogo comune nasce dai grandi balletti classici, dai Ballets Russes di Serge Diaghilev, come il Lago dei Cigni e lo Schiaccianoci di Tchaikovsky o la Boutique Fantastica di Rossini, nei quali compare sempre una tarantella, una danza che rende onore all’Italia, considerata , in questi balletti, come terra mitologica e lontana, luogo di gioie e spensieratezza, come appare nell’Infiorata a Genzano, un balletto creato dal coreografo danese August Bournonville , ispirato dall’omonima manifestazione popolare, sulla scia dell’entusiasmo dei danesi per tutto quello che riguardava l’Italia.

Nel XIX sec. la tarantella è divenuta uno degli emblemi più noti del Regno delle Due Sicilie ed il suo nome ha sostituito i nomi di balli diversi preesistenti di varie zone dell’Italia meridionale, diventando così la danza italiana più nota all’estero.

La diffusione di moda del termine spiega il fatto che oggi varie tipologie di balli popolari e musiche da ballo recano il nome di “tarantella”.

Ancora oggi la tarantella rimane un incontaminato tesoro poetico ed espressivo, e lega insieme le espressioni di regioni diverse dell’Italia.

 

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