La Tarantella: Origini della Danza Tipica Siciliana

Ritmi accattivanti e solari, tamburelli, costumi dai colori vivaci e sorrisi: la tarantella è la danza-simbolo del Sud Italia.

Le sue origini attraversano la storia della nostra cultura, a cominciare dalle nostre origini greco-romane, con Gneo Nevio, che scrisse la “Tarentilla”, una commedia latina di ispirazione greca, che ha come protagonista una bella ragazza di Taranto, città che, all’epoca era conosciuta come Tarentum.

Il nome “tarantella” deriva da “taranta”, termine che indicava la tarantola o Lycosa tarentula, un ragno velenoso. Per i nostri avi, danzavano la taranta coloro che erano stati morsi da un ragno.

Si danzava nelle feste pubbliche pagane, e poi, con l’avvento del medioevo, il ritmo frenetico della danza venne giustificato come pratica di guarigione, una sorta di esorcismo per scacciare i demoni, rappresentati simbolicamente dal veleno del ragno.

La tarantella rappresenta una parte importante della cultura contadina, arcaica ed è ostinatamente legata alle favole e ai riti della terra e degli astri.

Con il passare del tempo, la tarantella, lentamente, si modifica tramandandosi oralmente di generazione in generazione, e si evolve nella sua funzione ora di ballo collettivo o di coppia, ora di processione nelle feste rituali, ora di ritmo e di forma musicale e poetica di serenate portate alla finestra dell’innamorata.

È questo il nucleo vitale della musica popolare, che riproduce, con l’urto viscerale del ritmo e della percussione, l’esplosione dei sensi e dei sentimenti.

La danza della tarantella racconta un meridione ricco di valori e di storia, lontano dai clamori delle corti, capace di stimolare in ogni individuo un forte senso di appartenenza.

Bisognerà attendere i grandi coreografi di fine Ottocento per vedere sul palcoscenico di un teatro la danza della tarantella, che, nell’immaginario collettivo, è, per antonomasia, un’esclusiva napoletana.

Questo luogo comune nasce dai grandi balletti classici, dai Ballets Russes di Serge Diaghilev, come il Lago dei Cigni e lo Schiaccianoci di Tchaikovsky o la Boutique Fantastica di Rossini, nei quali compare sempre una tarantella, una danza che rende onore all’Italia, considerata , in questi balletti, come terra mitologica e lontana, luogo di gioie e spensieratezza, come appare nell’Infiorata a Genzano, un balletto creato dal coreografo danese August Bournonville , ispirato dall’omonima manifestazione popolare, sulla scia dell’entusiasmo dei danesi per tutto quello che riguardava l’Italia.

Nel XIX sec. la tarantella è divenuta uno degli emblemi più noti del Regno delle Due Sicilie ed il suo nome ha sostituito i nomi di balli diversi preesistenti di varie zone dell’Italia meridionale, diventando così la danza italiana più nota all’estero.

La diffusione di moda del termine spiega il fatto che oggi varie tipologie di balli popolari e musiche da ballo recano il nome di “tarantella”.

Ancora oggi la tarantella rimane un incontaminato tesoro poetico ed espressivo, e lega insieme le espressioni di regioni diverse dell’Italia.

 

Insegnante di danza presso la Scuola di Danza “Imera” ad Agrigento e diplomata presso la Royal Academy of Dance. La sua frase preferita è “Danzare è Vivere”.