Influenze Del Greco Antico Sul Dialetto Siciliano

La Sicilia ha un patrimonio storico e culturale ricchissimo dovuto in gran parte agli influssi delle popolazioni straniere che l’hanno conquistata e colonizzata.

Di conseguenza anche il dialetto siciliano si è trasformato ed ha assorbito molte parole provenienti dai conquistatori.

Tra le tante influenze linguistiche che il dialetto siciliano ha assorbito senza dubbio quelle di origine greca sono davvero molto interessanti.

Anch’io, venendone a conoscenza, sono rimasta stupita nello scoprire la familiarità che esiste tra il siciliano e il greco antico.

Per molti termini di origine greca resta il dubbio se siano penetrati nel Siciliano sin dall’epoca classica o, più tardi, con la dominazione bizantina, se non addirittura attraverso il latino visto che quando i Romani avevano occupato la Sicilia la lingua latina aveva già preso in prestito diverse parole dalla lingua greca.

In ogni caso i Greci influirono talmente tanto nel linguaggio parlato siciliano che molti vocaboli ed espressioni di origine greca vengono ancora oggi usati nel dialetto attuale senza rendersene conto.

Per prima cosa è possibile notare che l’influsso greco-classico è ancora evidente nell’uso che i siciliani fanno del passato remoto invece del passato prossimo per indicare un fatto recentemente accaduto, ad esempio si dice glielo dissi, invece di gliel’ho detto.

Per non parlare delle espressioni o dei veri e propri detti siciliani che provengono dal greco, come l’espressione “catàmmari catàmmari” che significa adagio, piano, lentamente, che deriva dal greco: katamera, katà + imera, che significa “giorno per giorno”; oppure il detto “Vidirisilla i lastricu” che indica l’essere testimone di un fatto senza esserne direttamente coinvolti, l’origine è legata alla situazione secondo cui si osservavano le liti nei quartieri popolari dalle terrazze dei palazzi, lastricate di mattonelle di ceramica (dal greco ostrakòn), e quindi di poterle vedere dall’alto, senza esserne coinvolti.

I vocaboli del greco antico che ritroviamo nel dialetto siciliano sono numerosissimi e riguardano gli ambiti più diversi.

È un vocabolo greco-classico il termine naca (culla), dal greco naka, parola che dovrebbe essere arrivato in Sicilia sin dall’epoca della Magna Grecia.

In greco indicava il vello e la culla; le culle, infatti, erano costituite da un vello di pecora posto accanto al letto dei genitori a modo d’amaca.

Molti sono anche i termini di origine greca che riguardano oggetti di uso comune come càntaru (coppa o tazza o vaso da notte) dal greco kantaros che indicava il vaso da vino, cartèdda (cesta) dal greco: kartallos, grasta (vaso da fiori in terracotta) dal greco gastra, pitàzzu (quaderno, grosso libro) dal greco pitàkion cioè tavoletta per scrivere, tiànu (tegame) dal greco tèganon, bucali (boccale) da baukális, bùmmulu (piccola brocca per l’acqua) da bombùlion, cartedda (grande cesta intessuta di canne) da kartallos, crivu (setaccio) da krino, katu (secchio) da kados, sponza (spugna) dal greco spongìa, timpagnu (coperchio) dal greco tumpánion.

Per le parole che riguardano gli animali abbiamo: casèntaru (lombrico) dal greco: ges enteron’ cioè intestino della terra, crastu (montone) dal greco: kràstos, babbaluciu (lumaca) da boubalàkion cioè chiocciola, taddarita (pipistrello) dal greco nycterida.

Per tutto ciò che riguarda il cibo ricordiamo: ciràsa (ciliegia)da kérasos, cuddùra (pane a forma di ciambella) da kollyra, pitrusìnu (prezzemolo) da petrosélinon, ciciulìu (dolce di forma circolare, chiacchiera) da kyklos, fasolu (fagiolo) da fasèlos, timogna (cumulo di grano) da themoonia, piricòcu (albicocco) da berikoko, tumazzu (formaggio stagionato) da tumassu.

E ancora sono di origine greca le parole: lippu (grassume, muschio di conduttura d’acqua) da lipos, ‘ntamàtu (sbalordito) da thàuma, carusu (ragazzo) da koùros, chiànca (macelleria) dal verbo greco kiankeo cioè macellare, cona (icona) da eikóna, macàri (beato) da makàrios, liccu (ghiotto) da liknos, nicu (piccolo) da nicròs variante di micròs, tabbutu (bara) da taptō cioè seppellire, putìa (bottega) da apotheke, skittu (semplice, puro) da skètos cioè schietto, vastasu (volgare) da bastazo, babbìu (ciarlare) da babazo.

Infine ritroviamo i verbi: appizzari (sciupare, attaccare) da ekspipto, pistiàri (mangiare) da estiào, tuppuliàri (battere) da typto, truppicàri (inciampare) da truptico, infurgicari, (imboccare) da emforeo.

Denise Inguanta gestisce il blog “Lettera D”. Il mondo della comunicazione è il suo regno: infatti, oltre ad essere una copywriter, è conduttrice televisiva e radiofonica e redattrice in diverse testate giornalistiche.

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