Consigli per un magico viaggio a Disneyland Paris

disneyland paris minnie

Disneyland Paris, la versione europea del colossale parco divertimenti americano di Disneyland è un luogo veramente magico, facilmente e rapidamente raggiungibile dall’Italia.

Il parco offre numerose occasioni di divertimento per grandi e piccini, ma non sempre è facile orientarsi tra decine di attrazioni diverse.

 

Nel corso della giornata poi ci sono sempre vari spettacoli e parate, in genere ad orari prefissati, pianificare la propria visita è quindi fondamentale per massimizzare la propria esperienza e sfruttare al meglio il tempo che si ha a disposizione, che in molti casi come ben sappiamo è piuttosto risicato.

Disneyland Paris è veramente un luogo speciale, dove tutti possono tornare un po’ bambini, per gustarselo al meglio bisogna però evitare di sprecare il proprio tempo, risorsa assai preziosa quando si è in vacanza o comunque ci si ritaglia una pausa da dedicare ad un po’ di svago, magari con amici o famiglia.

Per chi ne ha la possibilità è senza dubbio consigliato stare più di un giorno al parco, così da potersi gustare un maggiore numero di attrazioni e spettacoli, con l’opportuna tranquillità.

Il parco divertimenti di Disneyland permette di dormire negli hotel ufficiali Disney o in grandi resort convenzionati, a pochi passi dallo tesso, come il Marne la Vallée.

Naturalmente è anche possibile optare per un albergo o un appartamento in centro a Parigi.

 

Raggiungere il parco non sarà poi un problema e in questo modo si avrà anche l’opportunità di scoprire le tante incredibili bellezze ella capitale francese.

Per mangiare a Disneyland Paris e dintorni, ci sono fast food e ristoranti di vario tipo, se scegliete quelli interni al parco potreste pranzare accanto ai più noti personaggi Disney, una variabile non da poco, in particolare se avete bambini con voi.

Anche i trasporti sono una cosa a cui prestare la giusta attenzione, Disneyland Paris è ben collegato al centro della città di Parigi, se arrivate in aereo dall’Italia non dovreste avere difficoltà a raggiungere il parco, troverete con facilità indicazioni semplici da seguire e il personale di qualsiasi hotel o ristorante potrà aiutarvi, ad ogni modo è bene partire preparati, pianificando i propri spostamenti già dall’Italia, senza lasciare nulla al caso.

Se avete la fortuna di avere diversi giorni da dedicare alla vista dell’universo disneyano potete invece “improvvisare”, facendovi guidare dalle sensazioni, dalle emozioni e dalla curiosità del momento, senza troppa programmazione o piani da seguire, insomma tornando un po’ bambini.

Scoprire Agrigento e la Festa del Mandorlo in Fiore

musica tradizionale africana

Volare significa viaggiare in totale libertà, prendersi una pausa dalla vita stressante spendendo, se possibile, piccole cifre. Per questo motivo, è bene cogliere al volo le offerte voli su Voli-offerte.com oltre a scoprire tante informazioni utili come le dimensioni dei bagagli, i supplementi e le notizie per viaggiare sempre in massima tranquillità.

Siete pronti allora a partire? Tra le destinazioni speciali vi è la Sicilia e Agrigento, nota come Città dei templi. Il merito è ovviamente per i numerosi templi dorici dell’antica città greca posti nella Valle dei Templi che, nel1997, è stata dichiarata Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.

Qui, ogni anno, si svolge la Festa del Mandorlo in Fiore. Siamo nella città di Luigi Pirandello e la Valle dei Templi diventa certamente ancora più bella in questo periodo con musica, colori, danze e tradizioni locali. Ma di cosa si tratta? La manifestazione del Mandorlo in Fiore, che da qualche anno va in scena a marzo, è caratterizzata dalla fioritura dei mandorli della Valle dei Templi e delle zone intorno ad Agrigento. Da qui l’idea di festeggiare una sorta di anticipo della primavera con la presenza dei mandorli che simboleggiano il ritorno alla vita dopo il letargo del freddo inverno.

Nata a Naro, piccolo centro a venti chilometri da Agrigento, la Sagra del Mandorlo in Fiore fu voluta dal conte Alfonso Gaetani desideroso di far conoscere i prodotti tipici siciliani. Con il passare degli anni, questa manifestazione si è sempre svolta insieme ad altri appuntamenti come il “Festival Internazionale del Folklore”, il “Festival Internazionale dei Bambini del Mondo” e il “Corteo Storico d’Italia”.

Tutto ha inizio con l’accensione del tripode o fiaccola dell’amicizia il martedì della settimana. Il giorno seguente c’è l’appuntamento con la fiaccolata dell’amicizia. Durante l’intera settimana, inoltre, vi sono sfilate di gruppi per le vie cittadine, bande musicali e carretti siciliani. L’ultimo giorno della festa si chiude appunto con una cerimonia conclusiva nella Valle dei Templi. Non mancano delle mostre e delle degustazioni di mandorla.

Una curiosità: nel 2016, durante questo caratteristico appuntamento, un gruppo di pasticcieri ha creato la torta di frutta più lunga del mondo: ben 606 metri e quasi tre tonnellate di peso. Tra gli ingredienti utilizzati, sedici quintali di crema chantilly all’italiana, cinquemilatrecento uova; oltre 500 rettangoli di pan di Spagna, trecento chili di kiwi, sessanta cassette di arance e cinquanta chili di granella di mandorle tostate. Visto il grande successo, la torta è stata ovviamente inserita nel Guinness World Records.

Eroica Fenice: Testata Campana da Tenere d’Occhio

logo eroica fenice

Tra le realtà emergenti campane, c’è una testata che fa della sinergia tra suoi giovani (spesso giovanissimi) articolisti, la qualità e l’originalità dei contenuti, oltre che nella precisione e rapidità nello stare sul pezzo, il suo punto di forza e di unicità.

 

Stiamo parlando dell’Eroica Fenice, giornale web fondato da Marcello Affuso e Giuseppina Iervolino, entrambi docenti di materie umanistiche, la cui storia è un ottimo esempio di come da piccole ma necessarie ribellioni possano nascere nuove fantastiche realtà.

 

Era il 2012 quando entrambi lavoravano da diversi mesi per un giornale universitario di grandi prospettive e con diverse redazioni sparse per tutta Italia.

Quell’ingranaggio perfetto all’esterno nascondeva però tante dinamiche farraginose e perverse al suo interno: una gestione dispotica, arrogante e incapace di accogliere i bisogni e le esigenze degli articolisti – per lo più studenti universitari – che accecati dalla promessa di una futura retribuzione e dei patenti da pubblicisti, lavoravano a testa basta e senza mai alcuna gratificazione.

Affuso e Iervolino, che da poco avevano creato un nuovo polo nel napoletano di cui erano stati designati come i principali responsabili, stanchi e preoccupati per la sorte dei nuovi adepti presero una decisione istintiva quanto inaspettata. Ammutinamento di massa. Era finito il tempo dello sfruttamento, bisognava cambiare regime. Lasciata la testata, la redazione, rimasta quindi senza sito, decise allora di aprire un blog, in segno di rivalsa e di riscatto.

Così, dalle ceneri, emerse una Fenice eroicamente sopravvissuta e più viva che mai.

 

Da piccolo blog di nicchia a giornale riconosciuto e apprezzato.

Media partner di importanti festival – come quello della musica di Brescia – e presente con microfoni e fotocamere a rassegne, concerti, spettacoli teatrali ed eventi gastronomici, l’Eroica Fenice è riuscita dove molti falliscono: nel dare continuità ad un sogno.

Sono passati 7 anni e i due, infatti, oggi ancora ci lavorano quotidianamente.

Nessuna ansia, pochi articoli mensili richiesti ai collaboratori e tantissime occasione di accredito, oltre che di convivialità.

Eroica Fenice ha lanciato un nuovo modello di giornalismo, basato sull’umanità, sul gruppo e sul lavoro di squadra. Un esempio raro e sicuramente da imitare.

Sicily2do: il portale di escursioni nel territorio agrigentino

vista della scala dei turchi

Verrà presentato giovedì 28 giugno alle 11, presso la sede di Confcommercio di Agrigento in via Imera 223, il nuovo progetto Sicily2do, il portale di escursioni giornaliere garantite nel territorio agrigentino.

Sicily2Do offre la possibilità di scegliere tra numerosi tour ed escursioni non convenzionali ad Agrigento e in provincia, con itinerari sempre nuovi e favorendo la conoscenza dei luoghi più caratteristici e imperdibili del territorio siciliano.

I tour comprendono attrazioni e località sempre diverse e coinvolgenti: paesaggi rurali e marittimi, arte, storia, cultura e le tradizionali eccellenze culinarie regionali. Il catalogo, inoltre, è in continua evoluzione e costantemente si arricchisce di nuove ed emozionanti travel suggestions.

La mission di SICILY2DO è quella di accompagnare i turisti verso luoghi ed esperienze.

 

Tra le proposte, la visita guidata della suggestiva Valle dei Templi. Partendo dal Tempio di Giunone si attraversa la Via Sacra e passando dalla necropoli paleocristiana si arriva al Tempio della Concordia, uno dei templi meglio conservati del mondo greco. Proseguendo si visiteranno il Tempio di Ercole, i resti del Tempio di Zeus e il Tempio di Castore e Polluce, simbolo della città.

Il tour per la scoperta della vera Vigata: visita guidata dei luoghi che hanno ispirato Andrea Camilleri, la Vigàta de “il Commissario Montalbano”. Dopo una breve sosta a Villaseta (il ladro di merendine), proseguimento per Vigàta, passando dalla “mannara”. Sosta al porto per ammirare la vista di Vigàta dal mare. Passeggiata nel centro di Vigàta. fino alla Salita Granet e al Caffè Vigàta con riferimenti alle varie opere di Andrea Camilleri che vi sono ambientate. Visita della Torre di Carlo V.

Visita guidata al Farm di Favara: esplorazione del centro storico: Piazza Cavour, la Piazza principale, su cui si affacciano diversi palazzi nobiliari, Castello Chiaramonte (solo esterno), Biblioteca Comunale, Chiesa del rosario e museo della mandorla, Marzipan. Trasferimento a Farm Cultural Park, un centro culturale indipendente, situato all’interno dei SETTE CORTILI, nel cuore del centro storico, un tempo semiabbandonato. Concludendo con la degustazioni di dolci tipici o aperitivo.

Passeggiata per il centro storico di Agrigento: si procede lungo la Via Atenea, visita del monastero di Santo Spirito, della Chiesa di S. Lorenzo, di piazza Purgatorio e dell’ingresso dell’ipogeo del Leone. Proseguimento per Piazza San Giuseppe e visita della Chiesa di San Giuseppe, del collegio dei Padri Filippini e dell’atrio del palazzo del municipio.

Appuntamento alla Scala dei Turchi: la scultura rocciosa di bianchissima marna calcarea, che si erge a picco sul mar mediterraneo. Si resta incantati dai colori che la natura ci dona grazie al contrasto del bianco delle rocce che luccicano baciate dal sole, con il blu del mare.

Visita guidata dell’area romana dell’antica agorà, con l’ekklesiasterion , l’oratorio di Falaride e l’area del tempio romano, la Chiesa di San Nicola e il museo archeologico la cui esposizione si articola in 18 sale e in due sezioni distinte e complementari. La sala Zeus, con il telamone e la ricostruzione del Tempio di Giove e lo splendido Efebo, completano una visita imperdibile dell’antica Akragas.

C’è vita in Via Atenea?

cartolina d'epoca via atenea agrigento

Domenica 24 giugno a partire dalle ore 17 la via Atenea si riempirà di arte, colori, musiche e sapori con un evento che propone la riscoperta della nostra via maestra.

 

“I nostri pittori daranno vita ad una estemporanea di pittura e trasformeranno la via atenea in un museo all’aperto! Il tutto allietato da esibizioni di gruppi folk e degustazioni di prodotti tipici. Una sfilata di auto d’epoca ci porterà in un’atmosfera da sogno! Partecipate anche voi per trascorrere una domenica piacevole e divertente alla riscoperta di antiche atmosfere. Evento organizzato da Centro Studi Erato, Tommaso Messina, Caf Lab , Emisport, Enotria , Amici della via atenea, Emisport, A Sud arte Contemporanea, Q Art & Craft, Culturart, Asso Turismo”

 

Si tratta del primo appuntamento nella via maestra della città di queste nuova estate.

E’ intenzione di diverse associazioni cittadine promuovere eventi di ogni genere in Via Atenea e di recente in un incontro tra associazioni organizzato dall’amministrazione comunale si sono gettate le basi per un calendario di iniziative che si realizzeranno nel centro storico nel tentativo di richiamare soprattutto i turisti a scoprire anche questa parte della città. I commercianti agrigentini hanno dato la propria disponibilità a coinvolgersi nel programma turistico estivo.

L’offerta culturale e turistica nel centro storico si è arricchita particolarmente negli ultimi anni, grazie ad associazioni come Mudia, promossa dalla Curia arcivescovile, per la conoscenza e la valorizzazione del patrimoni artistico-religioso e Spazio Temenos, presso le chiese sconsacrate di San Pietro e San Lorenzo-Purgatorio.

Nonostante la chiusura di non pochi esercizi commerciali, la via Atena continua non vuole morire e le iniziative di questa estate nascono nel segno della sua rinascita.

La strada principale del centro storico presenta palazzi e chiese di grande interesse storico e di recente in un libro intitolato “Storia della via Atenea”, edito da Amazon, curato dallo storico Elio Di Bella viene riscostruita la storia di questa antica arteria cittadina.

Oltre duecento pagine di testo, immagini 50 raccontano la storia della via Atenea, la strada maestra di Agrigento.

Possiamo trovarlo Su Amazon in ebook o cartaceo presso le librerie Tuttolomondo in via Mazzini, la libreria “Il mercante dei libri” in via Atenea o all’edicola di Angelo Veneziano in piazza Vittorio Emanuele ad Agrigento.

Il futuro del centro storico secondo gli ingegneri: un convegno ad Agrigento

centro storico agrigento

Una giornata di studi sul futuro del centro storico di Agrigento.

Venerdì 22 giugno, a partire dalle 15, presso l’ex Collegio dei Filippini in via Atenea, si terrà una tavola rotonda sul tema “Ripartire dal centro”, promossa dall’Ordine degli Ingegneri di Agrigento con il patrocinio del Comune capoluogo.

Un confronto moderato dal vicepresidente dell’Ordine degli Ingegneri, Epifanio Bellini, durante il quale interverranno il cardinale di Agrigento Francesco Montenegro, il presidente dell’Ordine degli Ingegneri Alberto Avenia, il sindaco di Agrigento Calogero Firetto, l’ingegnere capo del Genio Civile di Agrigento Duilio Alongi e il presidente dell’Ordine degli Architetti Alfonso Cimino.

L’incontro si concluderà con una relazione vicesindaco di Agrigento ed assessore all’Urbanistica Elisa Virone e delll’ingegnere capo dell’Utc di Agrigento Giuseppe Principato sul Progetto “Girgenti”. Presenteranno gli interventi previsti per il recupero dei prospetti delle abitazioni ricadenti all’interno del perimetro del toponimo creato dall’amministrazione comunale due anni fa.

Fitto il calendario degli interventi: il professor Giuseppe Trombino, docente di Urbanistica presso l’università di Palermo relazionerà su “Le politiche dei centri storici”; la professoressa Lidia La Mendola, docente di Tecnica delle Costruzioni dell’università degli studi di Palermo si occuperà della “vulnerabilità sismica delle costruzioni dei centri storici”.

Verrà inoltre illustrato il progetto “Sismabonus”, sulle agevolazione prevista per coloro che investono in termini di misure antisismiche e che consente di ottenere una detrazione significativa delle imposte sul reddito.

Mentre il professor Piero Colajanni, docente di Tecnica delle costruzioni presso Unipa si occuperà delle “procedure per la valutazione della vulnerabilità sismica secondo il Sismabonus” e il professor Calogero Cucchiara, anche lui docente di Tecnica delle costruzioni a Palermo e consigliere dell’Ordine degli Ingegneri di Agrigento, esporrà un esempio concreto di intervento di miglioramento nell’ambito delle agevolazioni previste dal bonus.

Concluderà il dottore commercialista Giuseppe Piruzza, con un intervento sulle “opportunità fiscali e le agevolazioni sulla sicurezza antisismica”.

Il seminario è aperto e gratuito, per gli iscritti all’Ordine degli Ingegneri è previsto il rilascio di 3 crediti formativi.

San Calogero e Girgenti: un Incontro sulla Storia del Santo Nero

foto storica festa di san calogero ad agrigento

Il rapporto tra la devozione, la festa, la memoria intorno al santo più amato dagli agrigentini, il santo nero San Calogero, e la città sarà al centro dell’incontro sul tema “San Calogero e la sua Girgenti”, che si terrà giovedì 28 giugno alle ore 18.30 nella Biblioteca comunale “La Rocca” di Agrigento .

Interverranno il Sindaco della città, Calogero Firetto, il rettore del santuario sancalogerino don Giuseppe Veneziano, Lello Casesa studioso di cultura e tradizioni popolar, lo storico Elio Di Bella.

Verranno proiettati per l’occasione scatti fotografici e video sulla festa dedicata al Santo realizzati dai fotografi Giuseppe Cacciolla e Calogero Montana Lampo.

Sarà presente la Confraternita e associazione dei portatori.

Concluderà la serata l’esibizione dei piccolo devoti del gruppo folkloristico “Val d’Akragas”.

La pasticceria Saieva e il panificio Passarello offriranno una degustazione dei loro prodotti.

L’incontro apre il ricco cartelloni di eventi che anche quest’anno caratterizzerà il festino di luglio dedicato al Santo delle Grazie.

Il tema dell’incontro mettere a fuoco le tradizioni che hanno segnato nei secoli il rapporto tra il culto sancalogerino e la Città dei Templi.

Una festa quella dedicata al santo che infatti si intreccia con la storia e la cultura della città, trovando particolare riferimento al mondo contadino che nei secoli ha manifestato con processioni offertoriali, con voti e con il caratteristico lancio del pane verso la statua nelle due processioni domenicali il suo attaccamento ai valori umani e religiosi che il culto verso San Calogero esprime.

Una serata di storia, folklore ed anche gastronomia per toccare i tanti ambiti (culturali, religiosi, sociali) investiti dall’affetto del popolo agrigentino per questo santo, di cui pure si conosce poco per la mancanza di fonti storiche sufficienti.

L’iniziativa ha il merito di voler illustrare in particolare gli sviluppi che il festino e il culto hanno avuto nei secoli ad Agrigento e non solo.

Elio Di Bella

Innamorarsi ad Agrigento durante la Festa del Mandorlo in Fiore

donna siciliana con ombrello

Dicono che l’amore possa arrivare in ogni luogo e senza guardare orologi, ma siamo anche convinti del fatto che una bella cornice possa aiutare.

Quale atmosfera migliore se non una festa che è di per sè l’inno alla nuova vita, il mandorlo che fiorisce, la primavera in arrivo e la gioia di un nuovo amore o di uno vecchio che si rinnova, un connubio al di sopra di ogni più rosea aspettativa ogni anno ad Agrigento durante la Festa del Mandorlo in Fiore.

La città si veste di colori e profumi tipici della sua terra, e mentre si passeggia mano nella mano nella suggestiva valle dei templi in quell’atmosfera senza tempo e senza eguali, sicuramente il cuore è leggero e pieno d’emozione ed è proprio qui che sono nati tanti amori e tanti matrimoni.

Festeggiare l’arrivo della primavera è l’obiettivo principale della festa, ci sono moltissimi appuntamenti programmati che ogni anno coinvolgono numerosi gruppi folkloristici da tutto il mondo, ed ogni edizione è una novità perché gli organizzatori tengono molto ad inserire appuntamenti inediti, per far sì che anche le persone che ogni anno partecipano abbiano sempre la sensazione di vedere la festa per la prima volta.

La sicilia, una terra d’altri tempi, tra incontro, amicizia e sapori

I festeggiamenti si aprono con il tramonto sulla valle dei Templi mentre si arriva al tempio della Concordia e viene accesa la fiaccola dell’amicizia, in questa passeggiata si ammirano scorci di Agrigento che sono belli da togliere il fiato.

Quando la serenità pervade il corpo e si passeggia al fianco di una persona che si ama sicuramente ogni attimo diventa un ricordo irripetibile. Amore e passione si alimentano non solo dagli occhi, ma anche con i profumi ed i gusti tipici di una terra ricca di tradizioni.

  • Durante le giornate team di pasticceri esperti sono pronti a deliziare il vostro palato con i dolci tipici, cannoli, cassate e paste di mandorla sono i protagonisti della settimana della primavera. Oltre al profumo dei mandorli in fioresi possono anche assaggiare i deliziosi frutti elaborati dagli artisti del gusto.
  • Ma non solo dolci, sono molti i piatti che vantano come protagonista la mandorla, anche tra antipasti, primi e secondi, e tutti si possono degustare lungo le vie della città che per tutta la settimana diventa un ristorante a cielo aperto.
  • Tra le varie manifestazioni che si ricordano nella storia una è quella avvenuta nel 2011 dove un team di mastri pasticceri hanno costruito il torrone più lungo del mondo, andando anche di diritto nel libro dei guinnes world record.
  • Non è stata una sola l’impresa culinaria della manifestazione, nel 2016 la torta di frutta più lunga del mondo è stata assaggiata e festeggiata proprio in questa fantastica manifestazione.
donna siciliana con giglio
Il mare bellissimo e i sapori di questa Terra predispongono all’incontro

Non solo ghiottonerie: un incontro speciale tra persone affabili e generose quali gli agrigentini

Naturalmente Agrigento non è solamente mandorli in fiore, se si vogliono anche trovare dei locali dove passare la serata ascoltando musica e bevendo ottimi cocktail si trova il Mojo, un pub dove si possono assaggiare specialità siciliane unite alle birre artigianali più ricercate, il tutto accompagnato da musica ogni sera differente, spesso anche con tribute band davvero molto brave.

Durante la Festa del Mandorlo in Fiore anche i locali organizzano degustazioni, piccoli spettacoli proprio per allietare i tantissimi turisti che partecipano alla manifestazione.

E se a qualsiasi ora del giorno o della notte vi venisse il classico languorino senza problemi potete andare in pieno centro storico da Siculò dove potrete assaggiare street food e stuzzichini che resteranno nei migliori ricordi del vostro palato per tutta la vita, proprio mentre godete del meglio della manifestazione, come i balli folkloristici o gli spettacoli dei moltissimi artisti di strada che in questa settimana si esibiscono per le vie principali della città.

Si può’ trovare l’anima gemella ma anche rinvigorire un rapporto di coppia

Un’atmosfera che può giovare a single ma anche alle coppie. Spesso ci vive una relazione da tempo ha delle fasi in cui c’è bisogno di qualche emozione differente dalla routine per poter rispolverare le origini di amore e passione.

Una vacanza alla Festa del Mandorlo in fiore potrebbe essere un’idea stupenda, potrebbe infatti risolvere problemi di noia e voglia di stare bene insieme. Abbracciati al tramonto, mentre gustate una fantastica specialità locale, oppure a piedi nudi a danzare fino allo sfinimento insieme ai gruppi di tutto il mondo che si danno appuntamento per l’ultimo giorno di manifestazione, non può far altro che dare quel tocco di magico alla relazione.

Non si disperino i single, a questa bellissima festa partecipano tantissime persone e trovare l’anima gemella è questione di attimi e di piccoli sguardi, del trovarsi fianco a fianco mentre passa la sfilata dei coloratissimi carretti siciliani, così mentre la grande emozioni di suoni e colori investe le menti sicuramente gli sguardi diventeranno più intensi e chi lo sa se un sentimento può nascere proprio sotto il segno della primavera, con un primo bacio sotto un bellissimo mandorlo in fiore.

donna siciliana con corona di fiori
Nuovi amori per te ora e nuova vitalità per le coppie che stanno insieme da anni

Agrigento e i suoi fiori: una città romantica che invita a camminare mano nella mano

La magia di Agrigento, la fantastica storia di questa città che vive e respira in ogni angolo, in ogni piccola via che si può percorrere solamente a piedi, sembra quasi che la città sia fatta per camminare con la propria dolce metà abbracciati e con il naso in su ad ammirare ogni palazzo.

Chi era presente a questa festa dice proprio che la primavera si respira non solo per l’intenso profumo dei mandorli in fiore, ma anche per i sorrisi delle persone.

I gruppi che partecipano alla manifestazione arrivano da tutto il mondo ed insieme sono un tripudio di colori che riempiono il cuore.

Dal primo all’ultimo giorno si vivono grandi emozioni, quindi vi consigliamo di presenziare a tutte le giornate della festa, perché solo così potrete dire che al ritorno a casa la primavera è rimasta nel cuore avrete così fatto il pieno di sorrisi e colori e sapori che fino alla prossima edizione rimarrà nel vostro cuore a riscaldarlo.

Anche i delusi dell’amore possono rigenerare cuore ed anima tra le strade della città ed accendere le speranza alla fiaccola dell’amicizia, perché le più grandi passioni nascono proprio dal sentimento dell’amicizia, godetevi ogni minuto alla fantastica Festa del Mandorlo in fiore di Agrigento.

Le Migliori Spiagge Siciliane Secondo il Touring Club

spiaggia di san vito lo capo

Volete sapere dove tuffarvi ad occhi chiusi nelle numerose spiagge siciliane, in quello che è il mare più pulito dell’Isola?

Secondo il Touring Club le località da scegliere sono: ’Isola di Ustica (al nono posto nella classifica del Touring club), il Litorale Nord Trapanese – un comprensorio nella Sicilia orientale con al vertice San Vito Lo Capo, poi Custonaci ed Erice- (al decimo posto), Isola di Salina – nelle Eolie, con i suoi tre Comuni- (al quattordicesimo posto) e l’ Isola di Pantelleria (al diciannovesimo posto) per il Touring Club e Legambiente sono tra i siti marini migliori d’Italia per le loro splendide spiagge e il loro mare pulito.

Nella classifica “Il mare più bello 2018”, resa nota il 15 giugno, figurano rispettivamente tra le prime venti località da visitare per la loro bellezza.

 

Legambiente – attraverso i circoli locali e Goletta Verde – ha scandagliato la penisola e le isole, attribuendo a ogni comprensorio turistico le “vele”: da 1 (punteggio minimo) a 5 (punteggio massimo) le vele sono simboli che testimoniano non solo il livello di purezza delle acque ma in generale la qualità ambientale, la presenza di servizi, il consumo energetico (tra i temi analizzati, anche l’uso del suolo, l’energia, i rifiuti, la sicurezza alimentare, la depurazione delle acque, le iniziative per la sostenibilità).

Le località siciliane sopra indicate hanno ottenuto 5 vele e si sono ben piazzate nella classifica generale. la qualità dell’acqua, le spiagge più incantevoli; ma anche con indicazioni sulle cittadine e i borghi, le attività all’aria aperta e gli sport, le feste e gli indirizzi per mangiare e fare acquisti, mille consigli su cosa vedere e cosa fare, ne fanno dei luoghi di primordine.

“La scelta di promuovere territori più che singoli Comuni è una scelta che abbiamo sposato con convinzione perché i territori rappresentano il contesto integratore della evoluzione dell’offerta turistica e valorizzano l’identità plurale del Paese – afferma Giulio Lattanzi, Direttore Generale del Touring Club Italiano.

“La selezione rigorosa proposta dalla guida rappresenta bene la nostra missione di valorizzazione del paesaggio, del patrimonio artistico culturale e delle economie produttive dei territori. La collaborazione tra il Touring e Legambiente si basa non tanto e non solo sul lavoro comune che sfocia in questa guida quanto sul principio della condivisione di quello che è il ruolo della pratica turistica italiana, che ci vede uniti e vicini rispetto ai grandi temi del Paese”.

“Noi abbiamo cura del nostro Paese” ha aggiunto Lattanzi “producendo conoscenza, valorizzando il paesaggio, il patrimonio artistico e l’economia del territorio, e promuovendo un volontariato diffuso per rendere fruibili luoghi di solito non accessibili al pubblico”.

“Per molti il tempo delle vacanze è quello dei giorni in cui si ritrova la voglia e la gioia di fare qualcosa, di rimettere in moto il proprio corpo e pedalare, camminare, scalare, remare e quant’altro – dice Sebastiano Venneri, responsabile Turismo Legambiente -.

Sono le cosiddette ‘vacanze attive’ che hanno preso il posto della vacanza sedentaria di un tempo. In questo senso il nostro Paese ha margini molto ampi di miglioramento, un’occasione anche per affrancarsi da un cliché che rischia di costringere l’Italia fra i confini del Belpaese, un luogo cioè attraente solo per la sua storia, le sue tradizioni, il suo passato insomma.

Un po’ rischioso se si considera che nel 2025, fra pochi anni, il 50% dei turisti sarà costituito dai cosiddetti millennials di oggi.

 

Le nostre migliori mete, quelle a cinque vele per intendersi, hanno saputo raccogliere da tempo questa sfida e si stanno attrezzando di conseguenza”.

San Calogero, dalla Storia al Folklore: un Itinerario di Fede e Tradizione

festa di san calogero ad agrigento

Agrigento, definita dal poeta greco Pindaro come “la più bella tra le città dei mortali”, conserva oltre ai meravigliosi resti del mondo greco anche un affascinante patrimonio religioso legato ai culti cristiani, frutto di una millenaria stratificazione multiculturale che nel tempo ha visto mescolarsi le tradizioni cristiane con gli influssi provenienti dal mondo pagano.

Dunque Agrigento è stata meravigliosa protagonista nei secoli di uno straordinario melting pot culturale che ha plasmato il volto attuale della città sotto tutti i punti di vista possibili, mantenendo però sempre radicate le tradizioni religiose.

Così accade che Agrigento sia la città del “Santo Nero”, quel carismatico e miracoloso San Calogero di Girgenti che però veniva da lontano.

 

Un Santo taumaturgo che nelle immagini sacre viene rappresentato con l’aspetto rassicurante di un vecchio eremita dalla lunga barba bianca e dalla pelle scura, dall’ampio mantello sotto il quale ogni pio devoto può simbolicamente trovare rifugio.

Quant’è bello San Calò! Così pulito e rassicurante nella sua figura minuta! Quanto è amato San Calò!

Lo sanno bene gli agrigentini che per lui farebbero ogni sacrificio, ogni fioretto pur di sentirlo vicino, pur di essere accolti sotto la sua ala protettiva, sotto il suo mantello.

 

Descrivere questa comunione viscerale tra gli agrigentini e il Santo non è impresa semplice perché si tratta di una devozione forte e struggente che è palpabile tra la gente, che è facilmente manifesta anche ai turisti che ogni anno giungono in città tra la prima e la seconda domenica di luglio per assistere ai festeggiamenti in suo onore, quando sacro e profano, religione cristiana e paganesimo si mescolano fantasticamente e danno vita a quel grido gioioso che sempre emoziona: “E chiamamu a cu nn’aiuta! Evviva San Calò!” (E chiamiamo a chi ci aiuta! Evviva San Calogero!).

Tuttavia vogliamo provare a farvi immergere in questa meravigliosa atmosfera di fede e di festa e vi proponiamo un simbolico itinerario che partendo dalla storia e dal folklore si inerpica lungo i sentieri della fede e della tradizione, ripercorrendo gli elementi più significativi e le tappe fondamentali della festa del “Santo Nero”.

 

La ricostruzione storica della figura di San Calogero

Proporre una ricostruzione storica della figura di San Calogero non è semplice poiché, come spesso accade nel caso delle vite dei santi, mito e realtà si fondono in modo indissolubile, tuttavia, in questo caso, disponiamo di alcune fonti attendibili sulle quali potere fare affidamento almeno per ciò che riguarda gli aspetti principali dell’esistenza di questa figura religiosa molto carismatica.

Il Santo nacque, almeno secondo la tradizione, in Calcedonia nel 466 d.C., tuttavia a questa data talvolta se ne oppongono altre contrastanti. Il suo nome deriva dal greco e significa “buon vecchio”, un appellativo che si dava anche agli anacoreti che vivevano appartati in luoghi solitari. I suoi genitori erano cristiani e sin da piccolo anch’egli seguì gli insegnamenti di questa religione.

Così, fin da giovane, detestò tutti i piaceri mondani tanto da ritirarsi a vivere in una foresta, dove, lontano da tutti, si dedicò ad una vita in solitudine come eremita contemplando Dio, dal quale ricevette due preziosi doni: quello dei miracoli e quello della profezia. Dopo molti anni di eremitaggio fu chiamato dal vescovo di Calcedonia e fu nominato sacerdote, fu così che cominciò la sua attività di predicazione del Cristianesimo.

Dopo molti anni di attività di evangelizzazione dovette fuggire a causa delle persecuzioni che stavano facendo strage di cristiani nell’Africa Settentrionale.

Giunto in Sicilia si stabilì a Lilibeo, dove si ritirò in una grotta per poi sfidare ogni pericolo e cominciare a predicare il Cristianesimo. Infervorò i popoli con le sue opere di pietà e con i suoi prodigi, prestò cure agli ammalati avvalendosi delle acque sulfuree dell’isola e convertì molti abitanti che in lui vedevano un padre spirituale ma anche un taumaturgo.

Ormai molto vecchio, si stabilì in una grotta sul Monte Cronio a Sciacca e vi trascorse l’ultimo periodo della sua vita, cibandosi, secondo la leggenda, del latte di una cerva, la quale gli fu poi uccisa involontariamente dal cacciatore Arcadio. Sempre secondo la tradizione, morì il 18 giugno del 561 d.C., che è il giorno in cui molti celebrano la festa in suo onore. Il suo corpo venne seppellito sul Monte Cronio da Arcadio, che nel frattempo era diventato suo discepolo, in seguito, per metterlo al sicuro dalle persecuzioni dei Saraceni giunti sull’isola, fu trasferito nel Monastero di S. Filippo di Fragalà, nella diocesi di Messina.

Il legame del Santo con Agrigento nasce dal fatto che si racconta che il monaco Calogero, durante la sua attività di evangelizzazione, mentre dilagava la peste, era solito andare in giro per chiedere il pane da donare ai poveri. Le persone, temendo il contagio, lanciavano il pane al Santo direttamente dalle finestre e lui lo raccoglieva con amorevole cura per offrirlo ai bisognosi.
Calogero fu un personaggio che si caratterizzò per l’eroismo del suo sacrificio, per la sua filantropia, per la santità di vita e di costumi e fin da subito fu forte la devozione nei suoi confronti.

 

Il folklore tra fede e tradizione

La figura di questo Santo Nero, taumaturgo ed eremita, fu subito molto amata tanto che oggi in diversi luoghi della Sicilia viene venerato e portato in processione. Tra i tanti posti, oltre ad Agrigento, che lo vedono protagonista di un forte e suggestivo culto abbiamo: Naro, Porto Empedocle, Realmonte, Sciacca, Canicattì, Aragona, Santo Stefano Quisquina, Campofranco, San Salvatore di Fitalia, Frazzanò, Petralia Sottana e Aliminusa.

Ad Agrigento San Calogero viene venerato come fosse il santo patrono, che in realtà è San Gerlando.

I festeggiamenti si protraggono per otto giorni e vanno dalla prima alla seconda domenica di luglio. In questo periodo in città si respira un’aria di festa anche grazie alla presenza delle luminarie, disposte lungo le vie principali, e della fiera, con le coloratissime bancarelle in cui è possibile gustare leccornie a volontà, in particolare la cubaita di mandorle o di giuggiulena di sesamo e il torrone tradizionale, e la tipica “calia e simenza” a base di ceci e semi di zucca.

Qualche tempo prima dei festeggiamenti ufficiali è possibile assistere per la città alle esibizioni dei tammurinara di San Calò che con il ritmo incalzante dei loro tamburi inneggiano al Santo Nero.

Le loro esibizioni continuano durante i festeggiamenti raccogliendo intorno un gran numero di persone che assistono compiaciute alla performance. Già il venerdì precedente la prima domenica di festa iniziano i pellegrinaggi al Santuario e le funzioni religiose dedicate. Solitamente si tiene anche “U Venniri a Villa”, una manifestazione in cui è possibile gustare i prodotti enogastronomici tipici della zona.

Il pellegrinaggio o viaggio si compie durante tutto il periodo di festa secondo le promesse fatte da uomini e da donne che a gruppo, talvolta a ppedi scavusi cioè a piedi scalzi , si recano al santuario recitando mentalmente o oralmente le preghiere di ringraziamento o di supplica al Santo.

In passato il viaggio terminava non di rado con la lingua a strascinuni, espressione indicante il fatto che il devoto percorreva il tratto dall’entrata della chiesa fino all’altare con la lingua poggiata sul pavimento.

La domenica la festa ha inizio già con “l’alborata” ovvero lo sparo dei mortaretti. Il simulacro del Santo, una copia in vetroresina dell’originale del XVI secolo, viene portato fuori dal santuario a spalla dai portatori di San Calò, che indossano una casacca bianca e una bandana rossa, esattamente a mezzogiorno la prima domenica e alle tredici la seconda.

Il Santo Nero è accolto dagli applausi e dalle urla di gioia dei devoti in un ritmo frenetico che vede l’intensa partecipazione di tutti che, come gli stessi portatori, cercano di salire sulla vara per poterlo abbracciare e baciare e per chiedergli una grazia.

Chi vi riesce può perfino asciugare il sudore del Santo e portare con sé il fazzoletto intriso di quella benedizione che solo San Calò è in grado di dare. Morbide pagnotte, precedentemente benedette, piovono da ogni dove a simboleggiare la carità del monaco che in passato le ha raccolte per i bisognosi.

La gente comune ora le chiede a chi le ha promesse come ex voto per una grazia ricevuta e per questo non di rado rappresentano parti anatomiche collegate alle malattie.

È meraviglioso vedere tra la folla i genitori innalzare a San Calò per promessa i loro bambini che indossano le “vestine bianche”, ovvero i vestitini bianchi di buon auspicio per il loro futuro. Il simulacro viene fatto dondolare, quasi ballare, e i portatori cantano simultaneamente “Pepiti pepiti San Calò”, un’espressione che indica il movimento che si fa dondolandosi. Si aggiungono altre invocazioni al Santo: “E chiamamu a cu nn’aiuta! Evviva San Calò!

La processione, con il Santo portato a spalla dai portatori e fatto barcollare a destra e a sinistra in un arcano rituale che sprigiona grande energia vitale, prosegue per le vie cittadine: via Atenea, via Garibaldi e così fino all’Addolorata, dove alle 18.00 il simulacro viene posto sul carro trionfale.

Un tempo era in uso rifocillare i devoti con maccheroni e vino.

Alle 20:30 la processione ricomincia, seguita dalle autorità comunali e dalle confraternite di Agrigento, e attraverso le strade cittadine giunge al viale della Vittoria dove si tiene lo spettacolo pirotecnico detto “a maschiata di San Calò”.
Dopo di ciò è ormai notte e il Santo viene fatto rientrare nella sua chiesa, non prima però di essere stato nuovamente acclamato, baciato e abbracciato dai suoi devoti che mai lo abbandonano e che con mestizia si decidono a fargli varcare la soglia del santuario.

La sera della seconda domenica di luglio vede l’entrata definitiva del monaco carismatico nel suo luogo di abituale permanenza. Adesso gli agrigentini, che fino a quel momento si erano astenuti per devozione, possono finalmente andare al mare.

 

Il luogo di culto: il Santuario di San Calogero

San Calogero ha un luogo di culto tutto suo, un santuario dedicato che non può non essere meta di pellegrinaggio del devoto più fervente come del semplice turista che giunge in città. Da qui, infatti, il Santo, raffigurato in un simulacro in pietra posto nella nicchia esterna sopra il portale della facciata principale, si affaccia benevolo come a vegliare sulla città, a proteggere gli agrigentini che tanto lo amano.

La chiesa si trova in uno dei luoghi più centrali della città, sorge infatti in piazzetta San Calogero, collocata tra il viale della Vittoria e il piazzale Aldo Moro, a due passi da via Atenea e dalla stazione centrale.

L’edificio risale a un’epoca compresa tra il XIII e XIV secolo, quando la città era governata dalla famiglia Chiaramonte, e secondo la tradizione il carismatico monaco ha soggiornato proprio in quel luogo.

L’edificio ha vissuto alterne vicende. Nel 1573 fu costituita una confraternita di ottantasei cittadini, di cui solo nove ecclesiastici, che si impegnarono a far ampliare la chiesa per accogliere anche un oratorio. Nel 1598 il culto del Santo crebbe ulteriormente grazie al fatto che Papa Clemente VIII aveva approvato la celebrazione dei festeggiamenti in onore del monaco in tutta la Sicilia, da ciò anche il santuario ne trasse grande giovamento. Dopo un periodo di totale abbandono nei primi decenni del Novecento, la chiesa fu restaurata e nel 1977 fu elevata a santuario.

L’interno dell’edificio presenta una divisione in tre navate tramite una doppia fila di sei colonne corinzie. La cappella, posta al centro, ospita la nicchia dove è custodito il simulacro di San Calogero realizzato in legno e risalente al XVI secolo ed è decorata con pregevoli stucchi che riportano i simboli identificativi della vita del santo e cioè il bastone e la cerva.

Di particolare rilevanza sono i mosaici dorati e policromi raffiguranti l’Occhio Divino, il calice con l’ostia e la colomba dello spirito santo. L’altare è stato realizzato in legni pregiati con tarsie in bois de rose forse da artisti cappuccini nel XVI secolo. Infine, nella zona della sacrestia sono raccolti gli ex voto che rappresentano l’intervento miracoloso del Santo in risposta all’invocazione di aiuto dei fedeli, talvolta sono riproduzioni di parti anatomiche collegate alle malattie patite oppure si tratta di oggetti d’oro, dipinti e altro ancora.