Grandi Viaggiatori ad Agrigento

Agrigento, terra di estrema bellezza e fonte di grande ispirazione per letterati e artisti, è stata meta, fin dagli albori della sua fondazione, di grandi viaggiatori che sono stati colpiti dal suo suggestivo paesaggio, con i candidi mandorli e i templi del colore del sole, e dalla sua cultura che l’hanno resa per sempre famosa.

Il primo ritratto della Sicilia fu certamente evocato nei poemi del mondo arcaico. Ulisse, nell’Odissea di Omero, scopre l’Isola del Sole oltre Scilla e Cariddi, nel corso del suo navigare inquieto, ed Enea, nell’Eneide di Virgilio, offre visioni classiche quando, costeggiando le terre meridionali dell’isola mediterranea, scorge le alte e imponenti mura di Agrigento.

Ma l’immagine della città più antica e allo stesso tempo più gioiosa, che testimonia la felicità pagana del vivere a quel tempo, la presenta un altro grande viaggiatore famoso, il poeta greco Pindaro, vissuto tra il 518 a.C. e il 438 a. C. circa, quando declama: “Io ti invoco, oh Agrigento, che ami le feste e sei la più bella delle città dei mortali”.

Nel XII secolo il geografo arabo Idrisi, ospite a Palermo della corte del normanno Ruggero II, descrive per il sovrano tutti i luoghi conosciuti della Terra in un trattato.

Egli, pur essendo un viaggiatore smaliziato, si incanta nel vedere Agrigento e non risparmia aggettivi tanto da descriverla così: “Girgenti è molto fiorente ed è da annoverare fra le metropoli più illustri, animata com’è da un continuo andirivieni di gente. Robusta ed alta la rocca, ridente la città che è di ben antica civiltà e di fama universale, Girgenti è una delle più imponenti fortezze e paese tra i più eccellenti. La gente vi accorre da ogni parte, qui si raccolgono le navi”.

Nel suo lungo soggiorno, Idrisi coglie la febbrile attività dello scalo marittimo, che nel 1776 venne rilevata da Jean Marie Roland de la Platière e successivamente da un altro viaggiatore, Johann Heinrich Bartels.

Ma altro grande viaggiatore ad Agrigento fu lo scrittore, poeta e drammaturgo tedesco Johann Wolfgang Goethe, che, a Girgenti nel mese di Aprile del 1787, ci trasmette le emozioni profonde da lui vissute in quel frangente e così ne parla: “Una primavera splendida come quella che ci ha sorriso stamane al levar del sole certo non ci è stata mai concessa nella nostra vita mortale.

Dalle nostre finestre abbiamo contemplato in lungo e in largo il lieve declivio della città antica tutto rivestito di orti e di vigneti sotto la cui verzura non si supporrebbe nemmeno la traccia dei quartieri urbani”.

Qualche giorno dopo Goethe raggiunge la Valle dei Templi in compagnia del suo compagno di viaggio, il pittore paesaggista Christoph Heinrich Kniep, ed ha il primo incontro con le rovine del tempio di Giunone, con il tempio della Concordia, che gli sembra saldo e imponente, con il tempio di Giove, di Ercole e di Esculapio; si sofferma anche ad osservare la tomba di Terone di età romana.

Minuziosamente il grande tedesco ispeziona tutti i monumenti della Valle sommersi nel verde della primavera siciliana.

Ne fa quindi uno schizzo per il suo reportage grafico, in supporto alle pagine del suo “Viaggio in Italia”.

Tra i maestri dell’arte pittorica che nel Settecento hanno lasciato, a seguito dei loro viaggi, emozionanti testimonianze grafiche della Sicilia vi è il francese Jean Pierre Louis Laurent Houel, che soggiornò nell’isola per quattro anni e che si definì pomposamente “pittore del re”.

Egli illustra l’ambiente che ritrae così c’è sempre nei suoi dipinti, accanto alle rovine dei templi, l’elemento umano.

Ritraendo il tempio della Concordia nella sua sublime solennità, Houel non trascura di animare la scena ritraendo un pastore con il suo cane, alcuni uomini di campagna accanto ai loro cavalli e perfino un mendicante che si affaccia tra le colonne.

Così, più tardi, il raffinato viaggiatore francese Dominique Vivant Denon, facendosi accompagnare da una folta schiera di pittori, si sente quasi intimidito davanti ai resti del tempio di Zeus che gli sembra sia stato costruito per sfidare gli dei e spaventare gli uomini anziché per la gloria degli uni e l’ammirazione degli altri.

L’esaltazione dei templi è un tratto comune a molti viaggiatori; così, infatti, scrive a metà dell’Ottocento lo storico tedesco Ferdinando Gregorovius: “Oltrepassata la collina di Minerva, si raggiunge quella fila di templi che stanno sul confine meridionale delle mura della città.

La loro vista sullo sfondo del mare, quando il sole adente illumina le loro pietre gialle e fa sfavillare le colonne potenti, è ancora oggi incantevole e fa pensare quanto stupenda doveva essere nell’antichità”.

Ancora nell’Ottocento, anche Guy de Maupassant raggiunge Girgenti nella primavera del 1885 e si incanta alla vista dell’antica Agrigento che, posta sulla costa sud della Sicilia, offre il più stupendo insieme di templi che sia dato di contemplare.

Gli sembrano eretti nell’aria, in mezzo a un paesaggio magnifico e considera la città come una terra divina in quanto vi si trovano le ultime dimore degli dei.

Per tutti questi grandi viaggiatori, dunque, Agrigento fu città magnifica e di grande fascino.

Denise Inguanta gestisce il blog “Lettera D”. Il mondo della comunicazione è il suo regno: infatti, oltre ad essere una copywriter, è conduttrice televisiva e radiofonica e redattrice in diverse testate giornalistiche.

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